L’ALIENISTA – L’ANGELO DELLE TENEBRE

L’ALIENISTA – L’ANGELO DELLE TENEBRE
di Clare Kilner, David Caffrey


Direttamente ispirata al sequel letterario del primo L’alienista, questa seconda stagione della serie TNT, dal titolo L’alienista - L’angelo delle tenebre, si rivela un prodotto ben costruito, che di nuovo affianca un teso intreccio thriller a un affresco d’epoca credibile e nient’affatto scontato. Su Netflix.

Un angelo sanguinario

Una seconda stagione de L’alienista, serie tratta dal romanzo omonimo di Caleb Carr e ambientata nella polverosa e fosca New York di fine ‘800, era nell’aria già dal 2018, visti i buoni risultati della prima stagione, e visto il materiale narrativo di partenza già a disposizione: il romanzo di Carr ha avuto infatti un sequel, L’angelo delle tenebre, che funge da base per questa seconda tranche di episodi, ambientata un anno dopo le vicende della prima stagione. Torna il trio composto dallo psichiatra/alienista Laszlo Kreizler, dal suo amico John Moore e dalla tenace e anticonformista Sara Howard; torna il corpo di polizia di New York, rappresentato in modo altrettanto ambiguo e “sporco”, con al centro l’ancora influente ex capo Thomas Byrnes, di nuovo al servizio delle classi più benestanti della città più che della giustizia; tornano, seppur ridimensionate, le tematiche delle disuguaglianze sociali e del razzismo, che fanno da sfondo a una nuova, cupa vicenda dai contorni thriller, che vedrà di nuovo i tre protagonisti confrontarsi con una mente deragliata e pericolosa.

Ne L’alienista – L’angelo delle tenebre, sono comunque cambiate le dinamiche interpersonali interne al trio interpretato da Daniel Brühl, Luke Evans e Dakota Fanning, così come sono cambiate le vite di almeno due dei suoi componenti: l’ex illustratore John Moore è infatti ora un giornalista del New York Times, promesso sposo a una ricca figlia dell’alta borghesia, mentre l’ex segretaria di Theodore Roosevelt, Sara Howard, ha fondato una propria agenzia investigativa composta di sole donne. A dispetto del titolo della serie, il personaggio di Kreizler non ha più nella trama il ruolo centrale che manteneva nella prima stagione, e non è più lui la guida del trio investigativo, ruolo che viene invece assunto saldamente da Sara Howard. È il personaggio interpretato da Dakota Fanning, infatti, col suo misto di determinazione, anticonformismo e carica empatica, a essere il vero centro de L’alienista – L’angelo delle tenebre, storia che vira decisamente più “al femminile” – specie rispetto al tema della maternità, e a quello della condizione della donna nella società statunitense di fine ‘800 – rispetto alla prima frazione di episodi. Il motivo di base della trama – le macabre imprese di un rapitore e killer di neonati – va così a impattare di nuovo con lo sfondo storico e con le tematiche psicologiche da esso stimolate.

Hanno complessivamente una struttura più lineare e meno complessa, gli otto episodi de L’alienista – L’angelo delle tenebre, rispetto ai dieci che componevano la prima stagione, favoriti in questo da una trama che mette al centro il personaggio interpretato dalla Fanning e dipana un’indagine dai risvolti più classici, anche se non meno cupi nelle loro implicazioni, di quelli che caratterizzavano la stagione precedente. Con una scelta azzardata ma non insensata, la sceneggiatura sceglie di rivelare a metà stagione l’identità del killer, riuscendo tuttavia a non far calare la tensione: l’obiettivo è raggiunto in virtù di uno spostamento di focus sulla personalità del “mostro” e sulle sue motivazioni, svelate in modo graduale e intelligente nell’ultima parte della storia. Quanto e più che nella stagione precedente, in questa seconda tranche di episodi viene in primo piano il tema della società che genera mostri – con una riuscita umanizzazione, mai pacchiana, della figura del killer – unito al già citato focus sui temi femminili, favorito qui dalla messa in primo piano del personaggio della Fanning. Per contro, risulta un po’ sacrificata la figura del medico interpretato da Daniel Brühl, protagonista di alcune sottotrame (un accenno di love story con una collega, un drammatico incidente occorso nella sua clinica) che non trovano forse un sufficiente approfondimento.

L’anima noir che aveva caratterizzato la prima stagione della serie viene comunque ribadita e ulteriormente rimarcata in questo L’alienista – L’angelo delle tenebre, che di nuovo affianca un affresco d’epoca a tinte cupe – con la ricostruzione minuziosa e non priva di magnetismo di una New York in cui convivono sfarzo e miseria, multiculturalismo e paura del diverso – a una vicenda thriller narrata con la giusta tensione, in uno studiato crescendo che giunge al culmine negli ultimi, tesi episodi. La serie non soffre del cambio del team di sceneggiatori, né dell’avvicendamento in cabina di regia – ai cinque registi che si erano alternati negli episodi precedenti, subentrano gli esperti David Caffrey e Clare Kilner, entrambi con un solido curriculum nel campo della serialità – mentre si ha l’occasione di seguire l’evoluzione di personaggi che mostrano ancora – e mantengono fino alla fine – un potenziale narrativo non indifferente. Potenziale che, insieme a un finale che, pur chiudendo l’arco narrativo principale, lascia in sospeso alcune delle vicende fondamentali dei protagonisti, potrebbe dar adito a una prosecuzione della serie, stavolta verosimilmente slegata da qualsiasi fonte letteraria – la saga di Caleb Carr non ha infatti, per ora, dato seguiti diretti alla vicenda qui narrata.

L’alienista - L’angelo delle tenebre poster locandina

Titolo originale: The Alienist: Angel of Darkness
Regia: Clare Kilner, David Caffrey
Paese/anno: Stati Uniti / 2020
Durata: 42-53’
Genere: Giallo, Thriller
Cast: Brittany Marie Batchelder, Bruna Cusí, Dakota Fanning, Daniel Brühl, Demetri Goritsas, Diego Martín, Douglas Smith, Emily Barber, Frederick Schmidt, Georgia Lowe, Heather Goldenhersh, Lara Pulver, Luke Evans, Martin McCreadie, Matt Letscher, Matthew Shear, Melanie Field, Michael McElhatton, Robert Wisdom, Rosy McEwen, Ted Levine
Sceneggiatura: Alyson Feltes, Amy Berg, Gina Gionfriddo, Karina Wolf, Stuart Carolan, Tom Smuts
Fotografia: Alejandro Martínez, Cathal Watters
Montaggio: Cheryl Potter, Dermot Diskin, Jay Prychidny, Liyana Mansor
Musiche: The Haxan Cloak
Produttore: Ben Rosenblatt, Cary Fukunaga, Daniel Robinson, Eric Roth, J.B. Popplewell, Kari Hobson, Karina Wolf, Kyle Wilson, Rosalie Swedlin, Steve Golin
Casa di Produzione: Anonymous Content, Paramount Television Studios, Studio T, Stuma Productions, TNT, Vanessa Productions
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 22/10/2020

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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