SIN SEÑAS PARTICULARES

SIN SEÑAS PARTICULARES
di Fernanda Valadez


Apertura della nuova edizione online del Torino Film Festival, già premiato al Sundance, Sin señas particulares è un esordio particolarmente efficace per la regista Fernanda Valadez, capace di mantenere una sua compattezza malgrado l’alternarsi di toni della narrazione.

Un lutto sospeso

Per il suo esordio nel lungometraggio, la regista messicana Fernanda Valadez sceglie di concentrarsi sulle contraddizioni del suo paese, raccontando una storia personale che in qualche modo diventa quella di un’intera comunità. Sin señas particulares inizia mostrando un’assenza, un vuoto che diventa ragione di vita per una madre: la madre è Magdalena, l’assenza è quella di suo figlio, partito per gli Stati Uniti anni prima e mai più tornato. Le autorità, avendo ritrovato la valigia del ragazzo a bordo di un autobus in fiamme, danno per scontato che questi sia deceduto, e invitano Magdalena a firmare il certificato di morte; la donna, tuttavia, non vuole cedere all’ipotesi senza averne la certezza e, spinta anche dal ritrovamento del corpo dell’amico con cui suo figlio era partito, inizia una personale indagine sulle tracce del viaggio compiuto dal ragazzo. La donna avrà così modo di confrontarsi con la violenza che ancora domina nel suo paese, tra il dramma degli emigrati respinti e quello dei cartelli che continuano a controllare vaste porzioni di territorio.

Apertura della nuova edizione online del Torino Film Festival, già vincitore del premio del pubblico e del premio della giuria per la miglior sceneggiatura al Sundance Film Festival, Sin señas particulares sceglie un registro che è per larga parte spietatamente realistico, mostrando l’odissea di una madre che non si rassegna al lutto, e il suo incontro con personaggi (la madre che ha appena riconosciuto il corpo di suo figlio, il giovane Miguel che è stato appena respinto dal confine con gli Stati Uniti) che non fanno che rafforzarne la determinazione. La sceneggiatura, scritta dalla stessa regista insieme alla co-produttrice Astrid Rondero, limita i dialoghi e lima il più possibile il potenziale di “verbosità” della storia, affidandosi per larga parte al volto segnato dal dolore, ma deciso, della protagonista Mercedes Hernández; affiancata, quest’ultima, da un giovane David Ilescas altrettanto efficace nel ruolo del migrante respinto. La regista sceglie di non concentrarsi per tutta la durata del film sulla storia della protagonista, seguendo anche – con lunghi piani sequenza privi di dialoghi – le vicende dei personaggi con cui questa sta per venire a contatto, facendone poi collidere i percorsi.

Solo nell’ultima mezz’ora, il realismo che ha caratterizzato una lunga frazione di Sin señas particulares viene spezzato, nel racconto virato all’onirico – con un lungo, visionario flashback – di un testimone degli eventi che hanno visto protagonista il figlio di Magdalena. Ma è un onirismo, quello che caratterizza l’ultima frazione del film, in cui la regista mantiene sempre saldamente il controllo sulla messa in scena, utilizzando in modo intelligente il contrasto tra il nero della notte e le fiamme che ne violentano la quiete, e facendo un uso sorprendente del fuori fuoco a evidenziare (o meglio, sfumare) i contorni di un racconto nel racconto che da subito assume i toni dell’incubo. Un incubo che poco più tardi la stessa Magdalena finisce per provare sulla sua pelle, in una conclusione non scontata che – complice un uso del flashback in funzione espressiva e mai didascalica – riporta la storia sui crudi binari dell’attualità e di uno spietato naturalismo. In questo senso, Sin señas particulares mostra un equilibrio tra le diverse parti che lo compongono, e una compattezza di tono nella narrazione, che restano merce rara, specie in un esordio. Un interessante, primo saggio delle capacità di una regista che, proseguendo nel solco qui tracciato, potrà senz’altro far parlare ancora di sé.

Sin señas particulares poster locandina

Titolo originale: Sin señas particulares
Regia: Fernanda Valadez
Paese/anno: Messico, Spagna / 2020
Durata: 95’
Genere: Drammatico
Cast: David Illescas, Juan Jesús Varela, Mercedes Hernández
Sceneggiatura: Astrid Rondero, Fernanda Valadez
Fotografia: Claudia Becerril Bulos
Montaggio: Astrid Rondero, Fernanda Valadez, Susan Korda
Musiche: Clarice Jensen
Produttore: Astrid Rondero, Fernanda Valadez, Jack Zagha Kababie, Yossy Zagha
Casa di Produzione: Avanti Pictures, Corpulenta Producciones

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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