THE DARK AND THE WICKED

THE DARK AND THE WICKED
di Bryan Bertino


Presentato nella sezione Le stanze di Rol del Torino Film Festival, The Dark and the Wicked è un interessante horror rurale, in cui il regista Bryan Bertino coniuga efficacemente i meccanismi del genere con tematiche come il lutto e il distacco dai propri cari, capaci di aumentare ulteriormente il coinvolgimento dello spettatore.

Demoni di famiglia

L’horror ad ambientazione rurale mantiene da sempre un fascino supplementare per gli amanti del genere – e non solo – specie se la location principale è isolata e circondata dalla wilderness. Di questa fascinazione doveva essere ben consapevole il regista Bryan Bertino (impostosi all’attenzione internazionale nel 2008 con The Strangers) che ha scelto di ambientare The Dark and the Wicked in una fattoria di una località non identificata del Texas (le riprese sono state effettuate in realtà nella tenuta di famiglia del regista, nella località di Forth Worh), con l’isolamento come punto centrale della trama. Quest’ultima è incentrata sui personaggi di Louise e Michael, fratelli che fanno ritorno nella fattoria di famiglia per assistere il padre, malato in fase terminale. Il comportamento della madre dei due, che li incita a più riprese ad andarsene, unito a strane visioni che entrambi iniziano a sperimentare, comincia a far pensare loro che qualcosa di malvagio si stia impossessando della casa, cercando un tramite per la nostra dimensione attraverso l’uomo in fin di vita.

Ha un plot essenziale, The Dark and the Wicked, spogliato di qualsiasi sovrastruttura o elemento accessorio; ciò che il film di Bertino mostra è l’azione di un’identità demoniaca che lentamente si insinua nella vita dei due protagonisti, e nel loro tentativo di restare vicini al padre fino al momento finale. L’azione del film è tutta concentrata negli interni della casa e della fattoria e nei campi circostanti, ripresi quasi sempre in notturna e rappresentati come forieri di indistinte minacce. Lo script sceglie di non dare un volto preciso all’entità che minaccia la famiglia dei due protagonisti, ma di mimetizzare di volta in volta quest’ultima nei volti (e nelle voci) dei vari personaggi che ruotano intorno alla tenuta; la regia di Bertino dosa con attenzione gli effetti-shock e i jumpscares, non facendone mai un uso gratuito e rendendoli quasi sempre funzionali all’evoluzione della trama. La regia punta a costruire gradualmente un clima di angoscia, più che di autentico terrore, aumentato dall’isolamento e dalla consapevolezza del lutto imminente con cui i due devono convivere.

Proprio il tema del lutto, e quello della vicinanza ai propri cari negli ultimi momenti di vita, sono i nuclei tematici forti intorno ai quali ruota la costruzione di The Dark and the Wicked, horror che cerca da subito l’aggancio con una dimensione più realistica e potenzialmente vicina allo spettatore. L’angoscia del distacco dalla figura paterna, presenza/assenza ritratta sempre in un letto e preda della malattia, va a sommarsi al terrore per un’entità impalpabile – ma indubbiamente malvagia – che lentamente si insinua nella vita della casa, infettandone le dinamiche e facendo della tenuta una prigione in cui i due si rendono presto conto di essere rimasti intrappolati. La dialettica tra il senso del dovere familiare, risultato di quel legame primario che la lontananza e le dinamiche sociali hanno messo in ombra – ma che riemerge fortissimo nel contesto rurale rappresentato nel film – e il puro istinto di sopravvivenza che gradualmente invita alla fuga i due fratelli, è un altro dei temi che il film affronta, pur restando nel solco di una costruzione e di una struttura essenzialmente di genere.

Presentato nella sezione Le stanze di Rol del Torino Film Festival, dopo la mancata premiere mondiale al Tribeca Film Festival (cancellato a causa del Covid-19), The Dark and the Wicked ha l’unica pecca di glissare su alcuni eventi fondamentali della trama – non riveliamo di più per non cadere nella trappola dello spoiler – e di non approfondire a sufficienza i personaggi di contorno. La figura del prete che viene a far visita ai due, per esempio – con tutto il sottotesto sulla religione e sui suoi effetti che il film accenna ma non approfondisce – avrebbe meritato, probabilmente, altro e diverso approfondimento. La scelta di concentrare l’azione quasi esclusivamente nella tenuta di famiglia, col senso di angoscia da isolamento che ne deriva, ha forse sottratto alla storia alcune delle sue potenzialità, che restano non sviluppate. Resta comunque, quello di Bryan Bertino, un horror intelligente ed efficace, che riesce a ben coniugare l’attenzione ai meccanismi del genere – e ai loro effetti sullo spettatore – con un plot capace di toccare temi universali, stimolando ulteriormente l’empatia dello spettatore.

The Dark and the Wicked poster locandina

Titolo originale: The Dark and the Wicked
Regia: Bryan Bertino
Paese/anno: Stati Uniti / 2020
Durata: 95’
Genere: Horror
Cast: Charles Jonathan Trott, Chris Doubek, Ella Ballentine, Julie Oliver-Touchstone, Lynn Andrews, Marin Ireland, Mel Cowan, Michael Abbott Jr., Michael Zagst, Mindy Raymond, Tom Nowicki, Xander Berkeley
Sceneggiatura: Bryan Bertino
Fotografia: Tristan Nyby
Montaggio: William Boodell, Zachary Weintraub
Musiche: Tom Schraeder
Produttore: Adrienne Biddle, Bryan Bertino, Kevin Matusow, Sonny Mallhi
Casa di Produzione: Inwood Road Films, Shotgun Shack Pictures, Traveling Picture Show Company (TPSC), Unbroken Pictures

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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