UNE DERNIÈRE FOIS

UNE DERNIÈRE FOIS
di Olympe de G.


Esordio nel lungometraggio della regista e pornografa francese Olympe de G., Une dernière fois parte da premesse interessanti (l’invecchiamento e il rapporto col sesso) ma non riesce a svilupparle al meglio, restando nel campo di un cinema pornografico – pur strutturato e con una vera regia – con qualche intuizione e pochi veri elementi d’innovazione. Presentato fuori concorso al Torino Film Festival 2020.

C'è un'ultima volta per tutto

È una scelta senz’altro anticonvenzionale, e a suo modo coraggiosa, quella del comitato di selezione del Torino Film Festival di inserire fuori concorso un’opera come Une dernière fois. Il film è il primo lungometraggio della regista e pornografa francese Olympe de G., già autrice di alcuni cortometraggi pornografici e di contenuti audio a tema in formato podcast. La regista, nel presentare il film, ha dichiarato di voler proporre una pornografia più “aperta, sincera, rispettosa, inclusiva e creativamente ambiziosa”. Uno scopo certamente interessante, che si traduce qui nella storia di Salomé, donna sessantanovenne ancora attraente, che ha scelto di morire prima che la vecchiaia abbia definitivamente la meglio su di lei. La donna ha programmato tutto, dalla sua ultima cena all’ultimo film che vedrà in televisione: ma, al di sopra di tutto, vuole programmare (e documentare) il suo ultimo rapporto sessuale. Per questo, mette un annuncio sul giornale e convoca la sua amica Sandra, documentarista, per dare una testimonianza video delle “prestazioni” dei vari candidati che si presenteranno alla sua porta.

Film dalla premessa non banale, che lascia adito anche a riflessioni di un certo spessore (perché viene data tanta importanza alla prima volta, e nessuno ricorda mai l’ultima?), Une dernière fois, per larga parte dei suoi 70 minuti, non sviluppa molte delle sue premesse, limitandosi a dare testimonianza – a volte irridendoli – delle prestazioni dei candidati che si susseguono nell’appartamento di Sandra. Siamo nel campo di una pornografia appena attenuata nella rappresentazione dei dettagli – comunque presenti – ma qui si non si vuole assolutamente guardare il film attraverso una lente moralista; il problema è che il lungometraggio viene quasi esclusivamente riempito da scene di sesso piuttosto lunghe, a volte (fastidiosamente) commentate da musiche enfatiche e poco aderenti, che lasciano poco spazio allo sviluppo del tema principale (la morte imminente e la voglia di vivere con gioia l’ultimo rapporto sessuale). Questo viene affidato soprattutto ai dialoghi tra Salomé e Sandra, che si alternano tra un visitatore e l’altro e testimoniano la costante frustrazione della protagonista per non aver trovato quello che cerca.

Ripreso in parte attraverso l’occhio della videocamera di Sandra, in parte attraverso quello della macchina fotografica della stessa Salomé (che fa la sua irruzione a metà film), e in parte tramite una vera e propria regia, che si libera dei legacci del found footage film, Une dernière fois è sostanzialmente un’occasione sprecata, per come non riesce a elevarsi dal semplice status di lungometraggio pornografico (pur strutturato e con alcune soluzioni di regia interessanti) per impattare davvero i temi che mette sul tappeto. L’accorciamento di qualcuna delle scene di sesso, e magari qualche minuto in più per approfondire i personaggi, avrebbero sicuramente giovato alla regista Olympe de G., senza far perdere al suo film quell’identità di “porno d’autore” che ha voluto evidentemente darsi. Un’intuizione interessante del film è quella di non mostrare fino all’ultima parte il personaggio della videomaker Sandra, che fa la sua apparizione nella storia – dapprima con rapidi scorci e dettagli, poi inquadrando la sua intera figura – solo nella parte finale, cambiando non di poco le carte in tavola.

Al di là di queste occasionali intuizioni, e di un’intenzione di base certo da non disprezzare, Une dernière fois si rivela un film esile, che neanche il carisma (e l’intatta carica erotica) della protagonista Brigitte Lahaie – star del porno francese degli anni ‘70 – riesce a salvare da un sostanziale senso di noia. Un peccato, e magari un esperimento da ritentare, per Olympe de G., con una maggiore, auspicabile attenzione alla parte narrativa di un nuovo, ipotetico film.

Une dernière fois poster locandina

Titolo originale: Une dernière fois
Regia: Olympe de G.
Paese/anno: Francia / 2020
Durata: 70’
Genere: Drammatico, Erotico
Cast: Alexandra Cismondi, Arsène Laclos, Brigitte Lahaie, Francis Mischkind, Heidi Switch, Mélodie Giraud, Misungui Bordelle, Philippe Sivy, Rico Simmons
Sceneggiatura: Alexandra Cismondi, Olympe de G.
Fotografia: Kevin Klein
Montaggio: Aurelie Cauchy, Louis Macera
Musiche: Jean-Baptiste Hanak
Produttore: Géraldine Nougues
Casa di Produzione: Canal+, Kidam, Olympe de G. Production, Topshot Films

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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