THE PHILOSOPHY OF HORROR: A SYMPHONY OF FILM THEORY

THE PHILOSOPHY OF HORROR: A SYMPHONY OF FILM THEORY
di Bori Máté, Péter Lichter


Esempio radicale, per i registi Péter Lichter e Bori Máté, di film/saggio che rifugge a qualsiasi classificazione cinematografica, The Philosophy of Horror: A Symphony of Film Theory è un viaggio libero e astratto, che “sacrifica” l’oggetto cinema per trasformarlo in un flusso audiovisivo in cui i confini tra i soggetti – e la narrazione classica – sono totalmente annullati. Presentato nella sezione Le stanze di Rol del Torino Film Festival 2020.

Sinfonia primordiale

Tra i film finora visti nella sezione Le stanze di Rol di questa edizione online del Torino Film Festival, questo The Philosophy of Horror: A Symphony of Film Theory è certamente il più radicale. Radicale a partire dalla sua concezione: l’origine è il saggio del 1990 The Philosophy of Horror: Or, Paradoxes of the Heart del filosofo statunitense Noël Carroll, che proponeva una riflessione sul genere horror e sui diversi effetti che questo provoca sullo spettatore; il film dei registi ungheresi Péter Lichter e Bori Máté tenta una traduzione in immagini del saggio, o meglio, prende brani di quest’ultimo e li fa “dialogare” con un insieme di immagini e suoni. Le immagini sono tratte dalle stampe in 35mm, rovinate e sovrimpresse, dei film Nightmare – Dal profondo della notte (1984) e Nightmare 2 – La rivincita (1985), i suoni sono in parte originali, composti dallo score elettronico del compositore Ádám Márton Horváth, in parte rielaborati dalle colonne sonore di classici come Ho camminato con uno zombie (1943), L’invasione degli ultracorpi (1956) e Il mostro della laguna nera (1954).

Lo scopo dichiarato dei registi di The Philosophy of Horror: A Symphony of Film Theory è quello di dimostrare che la teoria filmica può dialogare e contaminarsi con la pop culture, andando a costruire un conglomerato che è insieme immersivo e ipnotico. Non c’è connessione diretta tra le didascalie che riportano spezzoni del saggio originale (divisi in sette parti: Etimologia, Emozione, Geografia, Curiosità, Terrore cosmico, Fascino e Paradosso, a cui si aggiungono una ouverture e un intervallo) e i fotogrammi rovinati, disegnati a mano e fatti sfumare in composizioni visive astratte che sono ripresi dai due film: c’è piuttosto l’invito a immergersi nel flusso audiovisivo, lasciandosi trasportare da una serie di immagini e suoni che annullano i concetti cinematografici classici, lo spazio tra attore e pellicola, soggetto concreto e sfondo astratto, oggetto filmico e sua (voluta) degenerazione. Il risultato è una vera e propria sinfonia audiovisiva, che non concede nulla allo spettatore in termini di (pur minima) costruzione narrativa, invitandolo semplicemente a perdersi nell’insieme di immagini e suoni.

È molto difficile, se non impossibile, approcciarsi a questo The Philosophy of Horror: A Symphony of Film Theory con gli strumenti classici della critica, perché il film di Péter Lichter e Bori Máté (il primo saggista, giornalista e autore di film sperimentali, la seconda sua collaboratrice e autrice a sua volta di corti) trascende qualsiasi categoria cinematografica, bypassando la classica costruzione filmica per approdare al fascino primordiale delle immagini astratte, e al gusto “blasfemo”, quasi sacrilego – per i cultori del cinema in pellicola – della degenerazione dell’oggetto-film e della sua trasformazione in qualcos’altro. Un “qualcos’altro” che ha una sua forza selvaggia, primeva, crudele come le bruciature e i graffi inferti sulla pellicola, e come il suo “sacrificio” per trarne un oggetto che trascende il cinema per sconfinare nell’arte astratta, nella teoria delle pure immagini in movimento. Un invito, quello compiuto dal film/saggio di Lichter e Máté, che legittimamente non tutti gli spettatori saranno disposti a cogliere, ma che mantiene una sua efficacia – e una sua ragion d’essere – che prescindono dall’oggetto fisico del film, chiamando a una partecipazione viscerale e non mediata.

The Philosophy of Horror: A Symphony of Film Theory poster locandina

Titolo originale: The Philosophy of Horror: A Symphony of Film Theory
Regia: Bori Máté, Péter Lichter
Paese/anno: Ungheria / 2020
Durata: 60’
Genere: Sperimentale
Montaggio: Bori Máté, Péter Lichter
Musiche: Ádám Márton Horváth
Produttore: Dora Nedeczky
Casa di Produzione: Mindwax

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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