THE GANGSTER, THE COP, THE DEVIL

THE GANGSTER, THE COP, THE DEVIL
di Lee Won-Tae


Cinema di intrattenimento ben confezionato, capace di unire il genere action al thriller, The Gangster, The Cop, The Devil mostra l’ottimo mestiere del regista Lee Won-Tae, ma manca di quel quid che rende un prodotto di genere davvero personale.

La pericolosa alleanza

Il cinema sudcoreano, che ha ricevuto proprio di recente l’attenzione internazionale grazie al pluripremiato Parasite di Bong Joon-Ho, mostra da ormai un ventennio una declinazione più autoriale accanto a una più popolare, e, se si vuole, mainstream. Decisamente a questa seconda seconda categoria di film, che ha visto dagli anni 2000 in poi la cinematografia della Corea del Sud affiancarsi (e per certi versi sostituirsi) a quella di Hong Kong nell’industria dell’intrattenimento, appartiene questo The Gangster, The Cop, The Devil, seconda prova da regista di Lee Won-Tae, che ha goduto anche della vetrina del passaggio fuori concorso a Cannes. Il plot del film ruota intorno a uno spietato serial killer e ai tentativi di mettere le mani su di lui di Jung Tae-sook, poliziotto irreprensibile, e del gangster Jang Dong-soo, che è riuscito a sfuggire a una sua aggressione; i due hanno scopi diversi – rispettivamente quello di arrestare il killer e di ucciderlo – ma saranno costretti dalle circostanze a collaborare l’uno con l’altro.

Il tema dell’alleanza tra un criminale e un tutore della legge non è certo una novità nel cinema asiatico, basti pensare, solo per citare il titolo più noto, al classico The Killer di John Woo (che tuttavia declinava il tema in una direzione decisamente più melò). Questo The Gangster, The Cop, The Devil, tuttavia (titolo che fa il verso tanto al Sergio Leone de Il buono, il brutto, il cattivo quanto a un esempio più vicino – temporalmente e geograficamente – come Il buono, il matto, il cattivo di Kim Ji-Woon) ha l’intuizione di unire due dei generi più frequentati del cinema sudcoreano moderno – il thriller e il noir d’azione – presentando per una volta un gangster come bersaglio di un serial killer, spogliandolo quindi del velo di “sacralità” e intoccabilità che molto noir asiatico assegna alla categoria. Il personaggio di Jang (l’attore Ma Dong-seok, già visto in Train to Busan) è costretto a scendere a patti con la parte più impermeabile alla corruzione – e quindi più odiata – della polizia, quando si scopre (quasi) altrettanto vulnerabile delle altre vittime del killer. Dall’altra parte, il poliziotto interpretato da Kim Mu-yeol deve far cadere la sua severa avversione ai compromessi coi criminali, per allearsi col gangster in una partita che si rivela da subito estremamente pericolosa.

Il regista Lee Won-Tae dimostra in The Gangster, The Cop, The Devil di conoscere bene la materia che si trova a maneggiare, inserendo un’introduzione che delinea parallelamente (e in maniera essenziale) gli opposti caratteri dei due futuri alleati, e sviluppando la storia nella direzione di un noir urbano in cui l’attenzione è equamente divisa tra le azioni del killer e le dinamiche – spesso conflittuali – interne ai due gruppi della polizia e della banda malavitosa. Dell’assassino, che gode dell’ottima, fosca interpretazione dall’attore Kim Sung-kyu (al suo attivo la serie Netflix Kingdom) viene mostrato quasi subito il volto, rinunciando a qualsiasi ricerca della suspense in tal senso, e lasciando che l’alterità del carattere – e la sua natura “demoniaca” affermata nel titolo – venga affidata solo al volto dell’attore, e alle battute che il copione gli riserva. In questo senso, i tentativi della sceneggiatura di andare più a fondo nella descrizione della personalità del killer, e di affidargli in qualche modo il ruolo di colui che svela i caratteri complementari di polizia e malavita, squarciando il velo di ipocrisia che vedrebbe i due gruppi contrapposti, sono in sé abbastanza pretestuosi.

The Gangster, The Cop, The Devil, ambientato nel 2005 e ispirato a un reale fatto di cronaca di quegli anni, funziona decisamente bene quando spinge sul pedale dell’azione, inserendo praticamente tutti i topoi del cinema sudcoreano di genere (l’inseguimento automobilistico, il confronto tra due gruppi armati di mazze e coltelli) e mantenendosi fedele alle regole – pur riadattate per conformarsi a un thriller con tanto di assassino seriale – del noir orientale, così come sono state codificate qualche decennio fa. La sceneggiatura sceglie di non rischiare più di tanto nella direzione accennata in precedenza (la vulnerabilità della figura del gangster), non portando fino in fondo, in questo senso, un’intuizione in sé buona. Quello di Lee Won-Tae, quindi, resta un prodotto di intrattenimento ben confezionato, capace di attirare con mestiere l’attenzione occidentale (non a caso è già in preparazione un remake, con la produzione della Balboa Productions di Sylvester Stallone) ma privo di quel quid che rende un film di genere davvero personale, e che lo distingue dalla massa delle produzioni analoghe.

The Gangster, The Cop, The Devil poster locandina

Titolo originale: Ak-in-jeon
Regia: Lee Won-Tae
Paese/anno: Corea del Sud / 2019
Durata: 109’
Genere: Azione, Noir, Thriller
Cast: Cha Soon-bae, Choi Min-chul, Heo Dong-Won, Jeon Bae-soo, Kim Gyu-ri, Kim Mu-Yeol, Kim Sungkyu, Ma Dong-seok, Yoo Seung-mok
Sceneggiatura: Lee Won-Tae
Fotografia: Park Se-seung
Montaggio: Han Young-kyu, Heo Sun-mi
Musiche: Jo Yeong-wook
Produttore: Jang Won-seok, Seo Kang-Ho
Casa di Produzione: Ace Maker Movie Works, B. A. Entertainment, B&C CONTENT, Gorilla 8 Productions, Kiwi Media Group, Twin Film
Distribuzione: Tucker Film

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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