WOLFWALKERS – IL POPOLO DEI LUPI

WOLFWALKERS – IL POPOLO DEI LUPI
di Ross Stewart, Tomm Moore


Fiaba ad ambientazione storica, racconto di formazione, spaccato politico e storia di amicizia: Wolfwalkers – Il popolo dei lupi è tutto questo, con un equilibrio quasi magico che conferma la maestria di Tomm Moore, qui coadiuvato alla regia da Ross Stewart. Dall’11 dicembre su Apple TV+.

Corre coi lupi

All’interno dell’animazione europea di qualità, il nome di Tomm Moore è quello che forse più di ogni altro, nell’ultimo decennio, si è imposto all’attenzione del pubblico e della critica. Dalla produzione finora piuttosto parca (quattro film in undici anni) ma dai tratti assolutamente riconoscibili, il regista irlandese pesca a piene mani nel folklore del suo paese, restituendone il fascino con un’animazione bidimensionale di tipo artigianale, le cui caratteristiche trasfigurano la realtà per creare alla base un universo di fiaba, che tuttavia non esclude la credibilità dei personaggi e la profondità delle tematiche: è stato così con The Secret of Kells (2009) co-diretto con Nora Twomey, e col successivo La canzone del mare (2014), che hanno entrambi ricevuto la candidatura all’Oscar nella categoria del film d’animazione; ed è così ora, in misura forse ancor maggiore, con questo Wolfwalkers – Il popolo dei lupi, che Moore ha co-diretto con Ross Stewart affidandosi a una co-produzione internazionale (sono coinvolti capitali irlandesi, lussemburghesi, francesi, danesi, britannici e statunitensi).

La trama è ambientata nella Kilkenny del 1650, dominata dal giogo inglese del Lord Protettore Oliver Cromwell; qui si sono appena trasferiti il cacciatore di lupi Bill Goodfellowe e sua figlia Robyn, una ragazzina alla costante ricerca di avventure, che vorrebbe seguire le orme del padre e diventare a sua volta una cacciatrice. Bill è agli ordini diretti del Lord Protettore, che vorrebbe sradicare del tutto le tradizioni pagane che ancora permangono nel paese, ed eliminare i lupi che si aggirano nei boschi che circondano la città. Un giorno, disobbedendo al padre, e infrangendo la legge che vieta alle donne di uscire dalle mura cittadine, Robyn segue da lontano i passi di Bill inoltrandosi nella foresta, seguita dal suo fidato falco Merlin. Qui si scontra con un branco di lupi guidato da Mebh, una ragazza che definisce se stessa una wolfwalker, una creatura che di notte lascia il proprio corpo umano per trasformarsi in lupo. Dopo i primi momenti di tensione, tra le due ragazze si crea un’amicizia, favorita anche dai poteri miracolosi di Mebh, che ha guarito Merlin da una ferita mortale. Ma l’amicizia con Mebh, e la vicinanza al mondo dei lupi, porteranno inevitabilmente Robyn a scontrarsi con suo padre.

È un’opera incredibilmente densa di temi, Wolfwalkers – Il popolo dei lupi, che riesce a mescolare felicemente storia e leggenda, meraviglia visiva e attenzione alla credibilità delle vicende raccontate. Il substrato politico della storia è immediatamente visibile, con il popolo di Kilkenny assoggettato ai voleri del tirannico Lord Protettore, e Robyn e suo padre inevitabilmente guardati con sospetto dalla popolazione locale: i due non sono infatti solo “stranieri”, ma anche rappresentanti diretti – loro malgrado – di quel potere che la popolazione locale mal sopporta. Potere incarnato da un personaggio totalmente devoto al suo compito di liberare la città dai cascami pagani, convinto che incontrerà il favore del popolo distruggendo la foresta e uccidendo i lupi. Qui emerge il secondo tema importante dell’opera di Moore, l’equilibrio tra uomo e natura e l’incapacità del primo di una convivenza pacifica con la seconda, relegata ai margini e vista come nemica della civilizzazione: il lupo, specie (ingiustamente) reietta per eccellenza, rappresenta l’alterità, il diverso, specie nella sua incarnazione semi-umana rappresentata da Mebh. Ed è quest’ultima a stabilire da subito una particolare empatia con Robyn, a sua volta vista come diversa – perché straniera – a sua volta reietta nella sua comunità. Il contatto e l’accettazione del diverso – così facili e automatici per una ragazzina – si andranno a scontrare con la ragion politica e la volontà del cacciatore Bill di tenere al sicuro sua figlia.

Riflette anche sulla condizione femminile nel periodo, Wolfwalkers – Il popolo dei lupi, su una tradizione che vuole la donna relegata in casa a pregare e a occuparsi dei lavori domestici, che forza Robyn a entrare tra le donne di servizio del palazzo del Protettore “per il suo bene”. La condizione della ragazzina, emarginata due volte – in quanto straniera e in quanto donna – si contrappone alla libertà selvaggia e priva di legacci del mondo dei lupi, che da subito esercita su Robyn un’attrazione irresistibile. Attrazione stimolata dall’affinità con Mebh, a sua volta sola al mondo e desiderosa di salvare sua madre, dispersa da giorni nella sua forma animalesca.

Visivamente, Wolfwalkers – Il popolo dei lupi mette insieme felicemente l’essenzialità del tratto e la fascinazione dell’animazione a due dimensioni, deformando e “schiacciando” deliberatamente gli ambienti cittadini, evidenziandone simbolicamente il carattere di gabbia e di vera e propria prigione per la giovane protagonista. Una visione claustrofobica che si contrappone al senso di ariosa libertà e meraviglia del mondo della foresta, alla visione piena di colori dei wolfwalkers, alle corse tra i boschi delle due ragazzine che subito restituiscono la concezione “anarchica” e piena di gioia della loro amicizia. La finezza del character design e dei fondali, la varietà cromatica attentamente studiata, la suggestione di una colonna sonora in perfetto equilibrio tra modernità e motivi tradizionali, fanno dei film di Moore e Stewart una vera e propria meraviglia sensoriale, che dimostra una volta di più come l’animazione tradizionale abbia ancora tante carte da giocare – anche a livello di sperimentazione visiva e originalità creativa – di fronte all’apparente dominio del digitale. A ciò, va unito un ritmo praticamente privo di pause, capace di immergere lo spettatore in una fiaba che è insieme racconto di formazione, apologo ecologista, dramma familiare e spaccato politico e storico. Un insieme lirico e quasi magico, che testimonia una volta di più la presenza di un vero autore, capace di utilizzare al meglio le potenzialità del mezzo e la sua innata attitudine alla meraviglia.

Wolfwalkers - Il popolo dei lupi poster locandina

Titolo originale: Wolfwalkers
Regia: Ross Stewart, Tomm Moore
Paese/anno: Danimarca, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Regno Unito, Stati Uniti / 2020
Durata: 103’
Genere: Animazione, Avventura, Fantastico
Cast: Ben Andrews, Eoin Cleary, Eva Whittaker, Gilbert Johnston, Honor Kneafsey, Ian Sanderson, Jack Caldwell, Jacob Holden, Jerome Burelbach, John Morton, Jon Kenny, Luke Mandie, Marguerita Hanlon, Maria Doyle Kennedy, Niamh Moyles, Nora Twomey, Oliver McGrath, Paul Young, Seamus Greene, Sean Bean, Simon McBurney, Tommy Tiernan, Vince Drews
Sceneggiatura: Will Collins
Montaggio: Darragh Byrne, Darren T. Holmes, Richie Cody
Musiche: Bruno Coulais, Kila
Produttore: Nora Twomey, Paul Young, Stéphan Roelants, Tomm Moore
Casa di Produzione: Apple Original Films, Cartoon Saloon, Crone Film Internationl, Dentsu Entertainment USA, Folivari, GKIDS, Hiventy, Mélusine Productions, Piste Rouge, SIF 309 Film Music, Studio 352
Distribuzione: Apple TV+

Data di uscita: 11/12/2020

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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