LA STORIA INFINITA

LA STORIA INFINITA
di Wolfgang Petersen


La storia infinita, a dispetto dell’ostilità dell’autore del romanzo originale Michael Ende, resta a tutt’oggi un film di assoluto rilievo, diretto con mano sicura da Wolfgang Petersen e frutto di uno sforzo produttivo notevole per l’epoca, capace di dare vita a un mondo cinematografico di assoluto fascino.

Infinita e resistente

Ne è passata tanta, di acqua sotto i ponti, dall’uscita cinematografica de La storia infinita, e tanto è successo nel frattempo nel campo del fantasy cinematografico. Le saghe, quelle di origine letteraria e quelle pensate appositamente per il cinema, hanno praticamente soppiantato il concetto di film stand-alone; le sceneggiature si sono fatte sempre più elaborate e complesse; il digitale ha soppiantato l’artigianalità degli effetti speciali tipica degli anni ‘80. Eppure, il film di Wolfgang Petersen, successo planetario nel 1984, era a suo modo un’opera avanguardista per l’epoca: intanto per il grande budget profuso (25 milioni di dollari, allora il più alto per una produzione tedesca), poi per l’aver riportato il genere fantasy per famiglie al grande successo di pubblico, soprattutto in una produzione non americana. Da ultimo, il film andava ad adattare una fonte letteraria particolarmente complessa, un caposaldo della letteratura per ragazzi: parliamo ovviamente del romanzo omonimo di Michael Ende. Com’è noto, lo scrittore disconobbe con rabbia il film, tentando prima di bloccarne la diffusione e poi di far rimuovere il suo nome dai credits. Un romanzo che (e con questo andiamo a violare una delle regole non scritte della critica cinematografica) chi scrive ammette di non aver mai letto. Il risultato fu comunque un trionfo al botteghino e un grande successo di critica, che avrebbe originato anche tre sequel, a loro volta slegati dal romanzo di Ende.

La trama del film ruota intorno alla storia di Bastian, ragazzino introverso e sognatore che ha da poco perso la madre, e che risulta la vittima prediletta dei bulli della sua scuola. Mentre viene inseguito per l’ennesima volta da questi ultimi, Bastian si rifugia in una libreria dove fa la conoscenza dello scorbutico proprietario, che pare volerlo dissuadere in tutti i modi dal leggere un enorme tomo con uno strano simbolo in copertina, intitolato La storia infinita. Incuriosito, Bastian approfitta di una distrazione del libraio per sottrargli il volume e fuggire. Arrivato a scuola, decide di evitare un compito in classe e nascondersi nella soffitta dell’edificio, dove inizia a leggere avidamente il libro. Il ragazzino apprende così della storia di Atreyu, e della sua missione per salvare il regno di Fantàsia e la sua imperatrice, minacciati dal diffondersi del Nulla. Man mano che va avanti nella lettura, Bastian si identifica sempre più col personaggio di Atreyu, al punto di condividere le sue emozioni e soffrire con lui; un’identificazione che assumerà tratti sempre più sovrannaturali, fino al punto di far capire a Bastian che, come aveva detto il libraio, “quello non è un libro come gli altri”.

Come per altri classici del periodo, approcciarsi criticamente, oggi, a La storia infinita non è un compito facile, specie per chi ha avuto modo di vedere il film di Petersen durante la sua infanzia, addirittura in una sala cinematografica (nel caso specifico si trattava di un’arena estiva, ma il concetto non cambia). Va fatta inevitabilmente la “tara” sull’affetto che ancora oggi lega un’intera generazione di spettatori – e non solo – al film, chiaramente pensato in un’ottica di cinema per famiglie e comunque fruibile dal pubblico più giovane. La storia infinita, rivisto oggi, ha sicuramente un carattere edificante, a tratti persino moralista (il vecchio libraio che fa la sua tirata contro i videogiochi e i fumetti), mentre la storia lascia intravedere in nuce dei temi (il lutto del protagonista, la perdita di speranza e fiducia degli uomini che si traduce nell’espandersi del Nulla, il lupo Gmork emissario del potere, che può controllare più facilmente individui che non credono più in niente) che restano sicuramente retaggio di una fonte letteraria che ha avuto altro modo e spazio per approfondirli. Il film di Petersen segue i binari della fiaba ma anche del romanzo di formazione, giocando con la doppia evoluzione di Bastian e di Atreyu, riducendo all’osso le tematiche potenzialmente più complesse della storia per renderle accessibili al pubblico più vasto. Il montaggio delinea bene, parallelamente, il travaglio dell’eroe e lo spaesamento del giovane lettore mentre scorre le pagine del libro, e capisce che i confini tra il suo mondo e quello descritto nelle sue pagine sono sempre più labili.

Non è un film privo di difetti, La storia infinita, a cominciare da alcuni stacchi di montaggio eccessivamente bruschi – che rendono a tratti disarmonica la narrazione – per proseguire con alcune storyline che vengono accennate e poi abbandonate fino agli ultimi minuti (come quella del già citato Gmork). Eppure, il film di Wolfgang Petersen mantiene a tutt’oggi un fascino, un senso di inesausta meraviglia visiva, frutto dello sforzo produttivo ma anche dell’abilità e dell’immaginazione di chi ne ha curato le scenografie, che lo elevano dal livello medio della produzione per famiglie dell’epoca – ma a dire il vero anche da quella attuale. Non si soffre (forse) come Bastian mentre divora il suo “pericoloso” libro, ma ci si lascia andare comunque a una narrazione ben ritmata, capace di toccare le giuste corde emotive – si veda la scena delle Paludi della tristezza e del cavallo Artax – e sostenuta da un coté visivo di assoluto rilievo, che mantiene gli effetti speciali saldamente al servizio della narrazione. Ma indubbiamente gran parte del fascino del film – e lo diciamo senza assolutamente considerare ciò un difetto – va ascritto a una colonna sonora diventata immortale, opera di Giorgio Moroder e Klaus Doldinger: non resta impressa solo l’arcinota canzone The NeverEnding Story, presente sui titoli di testa e di coda (canzone citata anche nell’ultima stagione di quell’enorme, furba ma efficace operazione-revival che è Stranger Things) ma anche l’ariosa composizione che accompagna i voli del FortunaDrago Falkor, e gli altri pezzi più cupi che commentano i momenti più spigolosi del viaggio.

Avrà avuto probabilmente le sue ragioni, Michael Ende, nell’esprimere una tale rabbia contro questo adattamento filmico de La storia infinita; ed è in effetti intuibile, guardando il film di Wolfgang Petersen pur senza conoscere la fonte letteraria, che sotto la sua storia così accessibile e apparentemente lineare covino temi che qui si sono potuti (o voluti) solo accennare. È altresì vero che il film ha adattato solo la prima metà del romanzo originale, sacrificando certamente ulteriore materiale narrativo ed evoluzioni della storia. Forse, tra qualche tempo, saremo qui a scrivere un’altra recensione, che tenga conto anche della fonte letteraria, la cui portata e ampiezza restano solo intuibili. Eppure, La storia infinita, a quasi quarant’anni dalla sua uscita, risulta un film che cammina benissimo sulle sue gambe, lontano dalla stucchevolezza di molto cinema per famiglie odierno, per niente ruffiano nel mettere in scena la sua vicenda morale, la sua anima avventurosa e il suo messaggio universale. Basta e avanza per ribadire ancora una volta il suo status di classico.

La storia infinita poster locandina

Titolo originale: Die unendliche Geschichte
Regia: Wolfgang Petersen
Paese/anno: Germania Ovest / 1984
Durata: 101’
Genere: Fantasy
Cast: Alan Oppenheimer, Barret Oliver, Bernd Eichinger, Beth Anderson, Brian Wheeler, Chris Eastman, Darryl Cooksey, Dee Harris, Deep Roy, Donald Arthur, Frank Lenart, Gerald McRaney, Heinz Reincke, Moses Gunn, Nicholas Gilbert, Noah Hathaway, Patricia Hayes, Silvia Seidel, Sydney Bromley, Tami Stronach, Thomas Hill, Tilo Prückner, Wolfgang Petersen
Sceneggiatura: Herman Weigel, Wolfgang Petersen
Fotografia: Jost Vacano
Montaggio: Jane Seitz
Musiche: Giorgio Moroder, Klaus Doldinger
Produttore: Bernd Eichinger, Bernd Schaefers, Dieter Geissler, Günter Rohrbach, Klaus Kähler
Casa di Produzione: Bavaria Film, Bavaria Studios, Constantin Film, Dieter Geissler Filmproduktion, Producers Sales Organization (PSO), Warner Bros., Westdeutscher Rundfunk (WDR)
Distribuzione: Medusa Film

Data di uscita: 06/12/1984

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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