SANPA: LUCI E TENEBRE DI SAN PATRIGNANO

SANPA: LUCI E TENEBRE DI SAN PATRIGNANO
di Cosima Spender


Già estremamente discussa, inevitabile oggetto di attenzione in un paese che ricorda bene gli anni che descrive, SanPa: luci e tenebre di San Patrignano è in realtà un ritratto onesto, sfaccettato e ben lontano dal giudizio, di una figura e di una realtà uniche, che hanno trovato terreno fertile nel tessuto di un’Italia impreparata ad affrontare un problema drammatico come quello della tossicodipendenza. Su Netflix da 30 dicembre.

La dipendenza dal guru

Mancava ancora, un prodotto audiovisivo – che fosse documentaristico o di fiction – che raccontasse per immagini la storia della comunità di San Patrignano. Una lacuna piuttosto importante, considerato il rilievo assunto dall’attività di Vincenzo Muccioli e dalla struttura da lui creata in un periodo cruciale della storia italiana, in cui le vicende politiche, economiche e sociali del paese si andavano a sovrapporre inevitabilmente alle basi di una realtà come quella fondata da Muccioli. Ancor più, la figura stessa del fondatore di San Patrignano, il suo immenso carisma e le ombre che fin da subito hanno attraversato la sua attività – tradotte in due procedimenti giudiziari, in una condanna e in una grande quantità di accuse non verificate né verificabili – si fa in qualche modo emblema di tutta una fase della storia del nostro paese, che passava dall’impegno sociale e politico degli anni ‘70 alla disillusione e alla vacuità ideologica del decennio successivo, accompagnati dall’irrompere nel mondo giovanile del fenomeno dell’eroina. E SanPa: luci e tenebre di San Patrignano è particolarmente efficace nel descrivere proprio quel passaggio, analizzando la crescita di popolarità presso l’opinione pubblica di una figura salvifica – con tratti volutamente cristologici – come quella di Muccioli.

Scelgono il formato seriale, gli autori di SanPa: luci e tenebre di San Patrignano, creando una docu-serie (il termine non ci piace granché, ma non ne esiste uno migliore) in cinque episodi, ognuno dei quali racconta una fase precisa della vita della comunità di recupero: Nascita, Crescita, Fama, Declino e Caduta. Una ricostruzione che copre il periodo che inizia alla fine degli anni ‘70, con la fondazione della comunità e la sua rapida crescita, e termina nel 1995, anno della morte – tuttora non chiara nella causa che l’ha determinata – del fondatore Vincenzo Muccioli. Una scelta, quella della narrazione seriale, sicuramente pericolosa, specie con un linguaggio come quello del documentario – in cui è particolarmente facile perdersi in lungaggini e riempire la storia di materiale non essenziale – ma che alla fine si è rivelata vincente: le circa cinque ore di durata di Sanpa: luci e tenebre di San Patrignano sono estremamente dense, sviscerano ogni aspetto dell’evoluzione dell’oggetto raccontato interpellandone i protagonisti, rivelando un quadro sfaccettato, multiforme e problematico di una realtà che non smetterà di suscitare controversie.

I tre anni di lavoro che gli autori hanno impiegato sono evidenti nell’alternanza di vecchissimi filmati (spesso in Super 8, a volte registrati con videocamere analogiche) e sprazzi di visione della comunità oggi, con un’abbondanza di interviste ad amici (Red Ronnie, il figlio del fondatore Andrea Muccioli, il medico della comunità ed ex ospite Antonio Boschini) e critici (l’ex autista e guardia del corpo di Muccioli Walter Delogu, un gran numero di ex ospiti della comunità); il tutto a comporre un quadro equilibrato di una realtà del tutto peculiare, la cui realizzazione probabilmente non sarebbe stata possibile altrove o in un diverso periodo storico. Nonostante le proteste della comunità di San Patrignano, che ha disconosciuto il risultato finale definendolo tendenzioso e parziale, Sanpa: luci e tenebre di San Patrignano si tiene ben lontano dal dare giudizi: il suo è il racconto lineare, contrassegnato da testimonianze precise e circostanziate, di una realtà unica, il cui corpus si identifica inevitabilmente con la figura del suo carismatico creatore. Ed è proprio una parabola, quella descritta dalla serie di Gianluca Neri (scritta insieme a Carlo Gabardini e Paolo Bernadelli), con al centro la crescita impetuosa della comunità parallela alla mutazione del suo stesso creatore, sempre più inebriato dalla popolarità e sempre più preda di un senso di onnipotenza che finirà per scontrarsi coi limiti imposti dalla legge (prima che dal comune buonsenso).

È molto più che sullo sfondo, ma viene invece spesso in primo piano – divenendo parte integrante della narrazione – la realtà dell’Italia del periodo, nella serie creata da Gianluca Neri: ciò che viene mostrato è dapprima un’opinione pubblica compatta, uniforme nel difendere una figura di guru/santone che proponeva soluzioni semplici – la reclusione, all’occorrenza il contenimento fisico violento, e comunque la semplice sottrazione alla vita sociale – a un problema complesso come quello della tossicodipendenza; poi le moine del potere a quella stessa figura, nelle persone di rappresentanti istituzionali come Bettino Craxi e Rosa Russo Iervolino, attratti dal potenziale serbatoio di voti che la comunità di San Patrignano portava con sé. Il quadro generale è quello di un paese totalmente impreparato a fronteggiare un problema drammatico, che ancora una volta sceglie di affidarsi in massa a un singolo leader, trovatosi a gestire un potere immenso, a cui probabilmente lui stesso non era preparato. La figura di Vincenzo Muccioli è in fondo una risposta – una delle tante che l’Italia si è data nella sua storia – al populistico bisogno di salvatori, di figure calate dall’alto e dai tratti semi-divini, a cui affidare ciecamente una parte debole del proprio corpo sociale (in questo caso quella dei tossicodipendenti); figure per loro natura legittimate a oltrepassare qualsiasi limite, che sia esso giuridico o umano. Un bisogno che non ci siamo mai tolti, e che nella storia italiana continua a tornare ciclicamente, proiettandosi fino alla politica dei giorni nostri. SanPa: luci e tenebre di San Patrignano, nell’onestà della sua confezione e nella lucidità dei suoi intenti, diventa così spaccato sociale e storico tanto più valido quanto più è collegato alla contemporaneità e alle sue evoluzioni.

SanPa: luci e tenebre di San Patrignano poster locandina

Titolo originale: SanPa: luci e tenebre di San Patrignano
Regia: Cosima Spender
Paese/anno: Italia / 2020
Durata: 56-64’
Genere: Documentario
Cast: Andrea Delogu, Andrea Muccioli, Angelo Battistini, Antonella De Stefani, Antonio Boschini, Fabio Cantelli, Fabio Mini, Giuseppe Maranzano, Leonardo Montecchi, Luciano Nigro, Nicolò Licata, Paolo Negri, Paolo Severi, Pier Andrea Muccioli, Red Ronnie, Sebastiano Berla, Sergio Pierini, Vincenzo Andreucci, Walter Delogu
Sceneggiatura: Carlo Giuseppe Gabardini, Gianluca Neri, Paolo Bernardelli
Fotografia: Diego Romero
Montaggio: Francesca Allegra, Manuela Lupini, Tommaso Gallone, Valerio Bonelli
Musiche: Eduardo Aram
Produttore: Marco Tosi
Casa di Produzione: 42, Netflix
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 30/12/2020

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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