ONE NIGHT IN MIAMI

ONE NIGHT IN MIAMI
di Regina King


Mettendo in scena un incontro falso ma verosimile, mescolando abilmente realtà storica e finzione, Regina King fa con One Night in Miami un sorprendente esordio dietro la macchina da presa, illuminando indirettamente un intero periodo storico attraverso quattro dei suoi più significativi protagonisti. Già fuori concorso a Venezia 2020, dal 15 gennaio su Amazon Prime Video.

Una notte per quattro

Trovatosi spesso, negli ultimi anni, a riflettere sul passato recente della nazione americana, e su quelle problematiche – prima tra tutte la questione razziale – che continuano a proiettare la loro ombra inquieta sul presente, il cinema statunitense fa con un titolo come One Night in Miami un passo ulteriore. Il film di Regina King, infatti (esordio dietro la macchina da presa per l’attrice afroamericana, trasposizione di una pièce teatrale di Kemp Powers scritta dallo stesso autore), mescola con disinvoltura realtà e finzione, ricostruzione storica e rappresentazione fittizia, verità e mito. Un alone di mito avvolge in effetti tutti e quattro i protagonisti del film della King, a loro modo – e nei rispettivi settori – simboli di un’America di colore che proprio in quegli anni iniziava a (ri)alzare la testa: il Cassius Clay/Muhammad Alì di Eli Goree, il Malcolm X interpretato da Kingsley Ben-Adir, il campione di football Jim Brown col volto di Aldis Hodge, e il cantante Sam Cooke impersonato da Leslie Odom Jr. Tutti volti noti, ma non troppo, a impedire un’eccessiva concentrazione sulla singola performance, e a favorire uno sguardo d’insieme sulla storia e le tematiche messe in scena.

Ed è davvero denso di tematiche, un film come One Night in Miami, a dispetto della sua confezione scarna e dell’essenzialità della messa in scena, quasi interamente concentrata sulla stanza d’albergo in cui si ritrovano i quattro protagonisti; questi ultimi si sono riuniti per festeggiare l’inaspettata vittoria di Clay contro Sonny Liston, che ha permesso al pugile di colore di conquistare il titolo di campione del mondo. C’è chi nel gruppo vorrebbe festeggiare con donne, alcol e (s)balli in locali notturni; ma il sobrio leader politico – e religioso – ha optato piuttosto per un incontro privato, evitando le luci della ribalta e le inevitabili attenzioni che un’esposizione al pubblico avrebbe comportato. I quattro, amici di lunga data, iniziano la riunione in tono allegro, parlando della vittoria di Clay, della sua imminente conversione all’Islam e del futuro delle rispettive attività professionali; ma presto qualcosa si incrina, le diverse visioni sul movimento per i diritti civili e sull’emancipazione degli afroamericani iniziano a farsi sentire, e la tensione comincia a serpeggiare nel gruppo. Tensione che va a opporre soprattutto Malcolm X, convinto che ogni afroamericano debba dare il suo contributo nella lotta contro l’oppressione dei bianchi, e il realizzato Cooke, che proprio in quella società dominata dai bianchi ha trovato un suo comodo spazio.

Denuncia in modo abbastanza chiaro le sue origini teatrali, One Night in Miami, film principalmente di dialoghi e recitazione, quasi un kammerspiel – con pochissime divagazioni in esterni – che si affida soprattutto all’interazione tra i suoi interpreti e all’equilibrio della sceneggiatura. Equilibrio che di fatto non viene mai meno, col dramma principale racchiuso tra una parte iniziale e una finale che mostrano le situazioni dei rispettivi personaggi, il loro background e la loro proiezione finale in un “fuori” che risulta ancora (e siamo nel 1964) tutt’altro che agevole e vivibile per le minoranze. La bolla in cui i quattro si rinchiudono è falsamente rassicurante, protetta da due poco convinte guardie del corpo e inevitabilmente fragile, pronta a rompersi non appena la tensione diventa insostenibile e qualcuno sceglie di mettere la testa all’esterno. Un esterno che è continuamente evocato nei dialoghi tra i quattro, e che si scopre agito e vissuto da ognuno in modo differente: con fervida, zelante dedizione alla causa da parte di Malcolm X, con la sbruffoneria fragile e precaria del pugile Clay, coi compromessi e le lusinghe borghesi accettate da Cooke, e con l’inconsapevolezza casuale del campione di football Brown.

One Night in Miami mantiene ritmo e personalità per tutte le sue quasi due ore di durata, disseminando interrogativi a cui non viene data risposta, suddividendo il suo sguardo equamente tra i quattro protagonisti, osservandoli da vicino ma evitando accuratamente qualsiasi giudizio o partigianeria. La concentrazione di luogo e tempo non nuoce al lavoro di Regina King, che fa montare la tensione gradualmente, quasi impercettibilmente, affidandosi prevalentemente alla forza dei dialoghi, capaci di costruire tensione per poi scioglierla, di evocare efficacemente un esterno che prima o poi, giocoforza, dovrà essere (ri)conquistato dai quattro personaggi. Il tono evolve dal registro lieve, quasi da commedia, dei primi minuti, al drammatico precipitare degli eventi dell’ultima parte, mantenendo alla base un mood realistico che non cozza col carattere fittizio degli eventi narrati. Mettendo in scena un incontro che non c’è mai stato, il film di Regina King dice tanto sul periodo storico, e sugli eventi reali che l’hanno caratterizzato, senza mostrarli (quasi) mai direttamente. Un potere evocativo che è tra le indubbie potenzialità del cinema, e che non sempre, in questi ultimi anni, è stato sfruttato al meglio.

One Night in Miami poster locandina

Titolo originale: One Night in Miami
Regia: Regina King
Paese/anno: Stati Uniti / 2020
Durata: 114’
Genere: Biografico, Drammatico
Cast: Aaron D. Alexander, Aldis Hodge, Amondre D. Jackson, Beau Bridges, Chris Game, Christian Magby, Christopher Gorham, Derek Roberts, Eli Goree, Emily Bridges, Hunter Burke, Jerome A. Wilson, Joaquina Kalukango, Kingsley Ben-Adir, Lance Reddick, Lawrence Gilliard Jr., Leslie Odom Jr., Matt Fowler, Michael Imperioli, Nicolette Robinson, Randall Newsome, Robert Stevens Wayne
Sceneggiatura: Kemp Powers
Fotografia: Tami Reiker
Montaggio: Tariq Anwar
Musiche: Terence Blanchard
Produttore: Jess Wu Calder, Jody Klein, Keith Calder
Casa di Produzione: ABKCO Films, Snoot Entertainment
Distribuzione: Amazon Prime Video

Data di uscita: 15/01/2020

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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