IN BETWEEN DYING

IN BETWEEN DYING
di Hilal Baydarov


Al Trieste Film Festival 2021, dopo il passaggio a Venezia, ecco In Between Dying, regia dell’azero Hilal Baydarov. Storia di un giovane, Davud, e di un giorno lungo quanto la vita. Cinema d’atmosfera, lo sguardo poetico del regista sulla vita, la morte l’amore e la famiglia non è del tutto compiuto nel suo risvolto allegorico ma comunque interessante.

Un giorno lungo una vita

La cadenza contemplativa, quasi ipnotica, l’intervento poetico sulla realtà che scardina il quotidiano e spalanca le porte all’esplorazione intima. Sorretto da un impianto allegorico non sempre perfettamente calibrato ma di un certo interesse, In Between Dying interpreta il cinema come un gioco molto serio e ferocemente ostinato e contrario. Non per tutti ma questo non deve spaventare.

Lo dirige il trentaquattrenne Hilal Baydarov che studia con Béla Tarr e si fa sostenere dal messicano Carlos Reygadas, niente male davvero. In Between Dying, che sbarca al Trieste Film Festival 2021 dopo un passaggio a Venezia 2020, cerca di “uscire” dalla gabbia dell’ovvio alla ricerca di significati e verità allo stesso tempo elementari e molto articolati. Sull’amore, la vita, il tempo, la morte e la famiglia.

La vita in un giorno di Davud, Orkhan Iskandarli. Il rapporto complicato con la madre, un incidente di percorso che strappa la sua vita al regime della ripetizione. E lo costringe al viaggio, alla riflessione, alla ricerca di quella vera famiglia, di quella moglie, di quel figlio e di quel cavallo bianco (!) che da qualche parte nella sua interiorità ci sono sempre stati, e adesso aspettano di essere portati alla luce. Che li trovi o meno non è importante che se parli ora, la questione è un’altra: è forse troppo tardi?

In Between Dying fa dell’odissea a un tempo intima e esteriore di Davud una catena di incontri evocati col gusto della composizione dell’immagine, della staticità dell’inquadratura, del quadro fisso. Una galleria di personaggi femminili che mattoncino dopo mattoncino disegna il ritratto della donna almeno come l’uomo la vede. Intrappolate in situazioni pericolose incrociano il passo con il protagonista in cerca di un sostegno, una parola di conforto, o magari qualcosa di più pratico, una liberazione. Una liberazione, ecco. Davud si muove di stazione in stazione sull’equilibrio incerto tra amore e morte. La presa di coscienza dello stretto legame che intercorre tra i due è dietro l’angolo.

Cosa manca? Un’allegoria più strutturata, la capacità di andare a fondo dei simboli e dei significati che In Between Dying talvolta sembra proporre senza valutarne appieno lo spessore. Un equilibrio un po’ precario tra realismo e poesia, c’è molto della seconda e forse troppo poco del primo. Eppure, al netto delle imperfezioni di un discorso sulla vita e sul cinema che paga dazio alla giovane età del suo autore, 34 anni, figuratevi, il film ha il coraggio di andare oltre l’ovvio, il banale, il ripetitivo, e di cercare qualcosa di più. Qualunque cosa sia.

In Between Dying poster locandina

Titolo originale: Sepelenmis Ölümler Arasinda
Regia: Hilal Baydarov
Paese/anno: Azerbaijan, Messico, Stati Uniti / 2020
Durata: 88’
Genere: Drammatico
Cast: Gulara Huseynova, Gulnaz Ismayilova, Huseyn Nasirov, Kamran Huseynov, Kubra Shukurova, Maryam Naghiyeva, Murvat Abdulazizov, Narmin Hasanova, Oktay Namazov, Orkhan Iskandarli, Parviz Isagov, Rana Asgarova, Samir Abbasov
Sceneggiatura: Hilal Baydarov, Rashad Safar
Fotografia: Elshan Abbasov
Montaggio: Hilal Baydarov
Musiche: Kanan Rustamli
Produttore: Carlos Reygadas, Elshan Abbasov, Hilal Baydarov, Joslyn Barnes, Sarah Dhanens
Casa di Produzione: Estudios Splendor Omnia, Louverture Films, Ucqar Film

Articoli correlati:

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *