A FRENCHMAN

A FRENCHMAN
di Andrey Smirnov


In A Frenchman, diretto dal russo Andrej Smirnov e presentato in anteprima italiana al Trieste Film Festival 2021, un raffinato bianco e nero ben si sposa con le ambientazioni, ora estremamente sfarzose, ora quasi in rovina. Il “fantasma” della Nouvelle Vague sembra, a un certo punto, quasi sparire. Addirittura ci sembra di trovarci in un film di Andrej Konchalovskij.

Dalla Francia con furore

La Nouvelle Vague, si sa, è una delle correnti cinematografiche più amate e apprezzate. Non stupisce, dunque, il fatto che, anche al giorno d’oggi, siano in molti a volersi rifare a essa. Spesso anche con risultati disastrosi. Se, dunque, la prima parte di A Frenchman – diretto dal russo Andrej Smirnov e presentato in anteprima italiana al Trieste Film Festival 2021, nella sua speciale edizione online – potrebbe far pensare a una sorta di copia carbone riuscita piuttosto male di molti lungometraggi nouvellevaguisti e post nouvellevaguisti (tra cui, su tutti, Jules e Jim di François Truffaut, ma anche molti lavori di Philippe Garrel), ecco che, finalmente, man mano che si va avanti con la messa in scena, le cose prendono una nuova, interessante piega. Ma andiamo per gradi.

Ci troviamo nel 1957. Lo studente francese Pierre Durand si trasferisce momentaneamente a Mosca, al fine di svolgere un tirocinio presso l’Università di Stato. Qui il ragazzo farà la conoscenza della ballerina Kira e del fotografo Valera. Tra i tre si instaurerà un bel rapporto d’amicizia, e insieme esploreranno le zone underground della città, interessandosi alla vita culturale del posto, ritagliandosi momenti di libertà nonostante il regime totalitario, e carpendo, al contempo, delle informazioni su quest’ultimo da diffondere al di fuori dei confini nazionali.

Ed ecco che, grazie a un sapiente lavoro di scrittura, la componente politica e quella umana si alternano in modo ben calibrato per tutta la durata di A Frenchman. Se, infatti, ben visibili sono le difficili condizioni economiche dei moscoviti, i loro racconti stanno a rendere un quadro completo della situazione. E se Pierre da un lato sembra interessato a saperne sempre di più sulla sua “nuova patria”, dall’altro, nel cercare suo padre, che non ha mai conosciuto, cerca di saperne sempre di più anche circa la sua stessa storia e le sue origini.

Un raffinato bianco e nero, dunque, ben si sposa con le ambientazioni, ora estremamente sfarzose, ora quasi in rovina. Il “fantasma” della Nouvelle Vague sembra, a un certo punto, quasi sparire. Addirittura ci sembra di trovarci in un film di Andrej Konchalovskij. Ma, di fatto, questo film di Konchalovskij non è, bensì è di Andrej Smirnov. E il suo desiderio di raccontare una generazione – quella di chi ha vissuto i propri vent’anni negli anni Sessanta – si fa sentire vivo e pulsante. Anche – e soprattutto – grazie alla scelta di adottare il punto di vista di una persona che va a visitare la Russia da straniera.

E proprio a proposito del personaggio di Pierre, se quest’ultimo inizialmente non convince (nemmeno per quanto riguarda la prova attoriale di Anton Rival), ecco che pian piano inizia ad acquistare spessore. Poco male se la sua figura – così come l’intero lungometraggio – risulta inizialmente un po’ “traballante”. A Frenchman cattura lo spettatore lentamente. Lo cattura per poi tenerlo stretto a sé fino ad arrivare ai titoli di coda.

A Frenchman poster locandina

Titolo originale: Frantsuz
Regia: Andrey Smirnov
Paese/anno: Russia / 2019
Durata: 128’
Genere: Drammatico
Cast: Aleksandr Baluev, Alexander Zamuraev, Anna Neverova, Anton Rival, Evgeniy Tkachuk, Evguenya Obraztsova, Jérémie Duvall, Manuel Sinor, Marina Barsukova, Mikhail Efremov, Natalya Tenyakova, Nina Drobysheva, Roman Madyanov, Thomas Alden, Vera Lashkova
Sceneggiatura: Andrey Smirnov
Fotografia: Yuriy Shaygardanov
Montaggio: Alla Strelnikova
Produttore: Andrey Smirnov, Elena Prudnikova, Valeriy Todorovskiy
Casa di Produzione: Marmot-film

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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