ANDROMEDA GALAXY

ANDROMEDA GALAXY
di More Raca


Presentato nel concorso lungometraggi del Trieste Film Festival, Andromeda Galaxy risulta un’opera incompiuta quanto affascinante, un viaggio della regista More Raca nella precarietà esistenziale dei suoi personaggi, in una galassia di solitudini che non si compensano a vicenda; solitudini che comunque riescono a imprimersi, nel loro complesso, nella memoria dello spettatore disposto a seguirne le evoluzioni.

Galassia di solitudini

Dramma minimale, sospeso tra l’impeto dell’affresco sociale e il ritratto familiare intimista, Andromeda Galaxy è l’esordio alla regia della giovane kosovara More Raca (classe 1992). Un’opera prima che ha avuto la sua presentazione internazionale nel concorso del Sarajevo Film Festival 2020, e che ora, qualche mese dopo, approda nell’attuale edizione online del Trieste Film Festival. È cinema, soprattutto. di immagini e sguardi, quello della regista di origini albanesi, in cui i non detti contano almeno quanto i dialoghi, e in cui la forza della composizione visiva affianca (e spesso sovrasta) la costruzione narrativa in sé. Un approccio che da una parte risulta nel segno della classicità – e dell’assoluta linearità narrativa – e dall’altra lascia molto spazio alle ellissi, alle sfumature emotive dei diversi personaggi, a un programmatico understatement che fornisce allo spettatore solo gli elementi essenziali per entrare nel dramma, lasciando il campo sgombro da qualsiasi giudizio morale o tentazione di pamphlet sociale.

Inizia con una camera car, Andromeda Galaxy (espediente, quest’ultimo, che sarà riutilizzato più volte nel corso del film), col viaggio di due amici in auto verso un bordello, e col successivo incontro di Shpetim (l’attore Sunaj Raca, padre della regista) con una prostituta che diverrà qualcosa di più di una conoscenza occasionale. L’uomo, 52 anni, è disoccupato, vive da solo in un appartamento in affitto e ha da poco perso la moglie; reputato troppo vecchio per la maggior parte degli impieghi, Shpetim vaga da un potenziale datore di lavoro all’altro, cercando disperatamente un modo per sbarcare il lunario. L’uomo ha una figlia adolescente, Zana, che vive in un orfanotrofio, ma che incontra il padre con cadenza regolare; quando la struttura, in crisi economica, decide di rimandare a casa la ragazza, e contemporaneamente suo padre viene cacciato dall’appartamento in cui vive, la situazione sembra precipitare. Shpetim riesce a prendere in affitto una roulotte, e a trovare un saltuario impiego come autista della prostituta; tuttavia la “stabilità” conquistata si rivelerà presto quantomai precaria.

Ha un tono dolceamaro, il film di More Raca, che lambisce i confini del melò senza mai toccarli esplicitamente, e che cerca di rinvenire un lirismo del quotidiano nella storia di individui ai margini, in lotta contro un destino che sembra remar loro contro. La metropoli è muta testimone degli sforzi di Shpetim per dare un futuro dignitoso a sé e a sua figlia, indifferente ai continui respingimenti subiti dall’uomo alla ricerca di un lavoro, losca nel suo volto notturno, negli anonimi appartamenti che inghiottono la prostituta – interpretata da un’intensa Juli Emiri – per restituirla alla strada ore dopo, forse con una ferita (fisica o psicologica) in più. Nella fiera della precarietà esistenziale, pochi sembrano i punti fermi nella vita del protagonista: persino la relazione di Shpetim con la donna, che evolve lentamente nel corso della storia, ha gli inevitabili crismi della provvisorietà, di due orizzonti entrambi instabili che non si compensano. Solo il rapporto tra il protagonista e sua figlia sembra stabile, suggellato dalla serenità messa in mostra dalla ragazza, da una muta fiducia nel futuro che sembra più che altro figlia della sua giovane età.

Fa un largo uso di piani ravvicinati e camera a spalla, Andromeda Galaxy (il senso del titolo verrà spiegato più avanti nella storia), scrutando i suoi personaggi da vicino, nelle loro automobili o nei loro rifugi sempre provvisori, alla ricerca costante di quello scarto, di quel non detto che può dare un senso, e può comporre, la realtà di esistenze perennemente in bilico. Una tendenza all’ellissi, quella del film di Raca, che a volte sconfina nella trascuratezza narrativa, nell’omissione colpevole di porzioni di storia, nella fretta di giungere a una quadratura del cerchio (complice, forse, anche la ridotta durata) che lascia fuori eventi, dialoghi, dettagli di testo. Restano oscuri alcuni passaggi di trama (il distacco della prostituta dal bordello, i suoi incontri notturni), irrisolti alcuni personaggi – prima tra tutti la giovane Zana, una comunque convincente Elda Jashari – inevitabilmente sospesa e aperta la conclusione della storia, che non tira le fila, non scioglie i nodi, e rimanda il tutto all’imponderabilità del caso.

C’è, tuttavia, in Andromeda Galaxy, una sincerità di fondo, una lucidità di sguardo, un’onestà intellettuale prima che artistica – risultato della credibilità dei suoi personaggi – che risultano semplicemente impossibili da ignorare. Arenatosi presto nelle secche di una sceneggiatura irrisolta, che lascia tanto (troppo) alla collaborazione “creativa” dello spettatore, il film di More Raca fa il massimo col materiale che ha a disposizione, cesellando un dramma realistico, domandando (e ottenendo) tanto dalla recitazione dei suoi interpreti, colmando i buchi di trama con la forza primeva delle immagini, e di un racconto che alla fine, a dispetto delle sue incompiutezze, resta impresso nella memoria dello spettatore. Laddove riuscirà a calibrare meglio gli elementi a sua disposizione – affidandosi possibilmente a sceneggiature più solide e meglio sviluppate – la regista kosovara resterà senz’altro un’autrice da tener d’occhio, del cui nome, auspichiamo, sentiremo presto ancora parlare.

Andromeda Galaxy poster locandina

Titolo originale: Galaktika e Andromedës
Regia: More Raca
Paese/anno: Italia, Kosovo, Macedonia del Nord, Spagna / 2020
Durata: 82’
Genere: Drammatico
Cast: Agron Demolli, Aurita Agushi, Avni Dalipi, Bekim Jashari, Don Raca, Elda Jashari, Fis Haliti, Fisnik Istrefi, Juli Emiri, Mirsad Ferati, Nentor Fetiu, Nik Istrefi, Shpetim Kastrati, Sunaj Raca
Sceneggiatura: More Raca
Fotografia: Dario Sekulovski
Montaggio: Don Raca
Musiche: Matteo Carbone
Produttore: Alexander Akoka, Alfredo Federico, Dejan Iliev, Ilija Ciriviri, Jorge Moreno, Luis Collar, Simona Banchi, Sunaj Raca
Casa di Produzione: 39 Films, Ad hoc studios, Arena, Deluxe, DMF Films, Nephilim Producciones, No Problem Sonido

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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