SWEAT

SWEAT
di Magnus von Horn


Sweat indaga a fondo su una questione assai più delicata e complessa di quanto possa inizialmente sembrare. E lo fa con un approccio che ben si contrappone al mondo patinato e artefatto dei social network, prediligendo un genuino realismo che segue in tutto e per tutto i canoni del pedinamento zavattiniano. Il film di Magnus von Horn è stato presentato in anteprima italiana al Trieste Film Festival 2021.

La doppia vita di Sylwia

Essere e apparire. Da quanto si discute su tale questione, specialmente dopo la diffusione dei social media? In molti sono portati a farsi un’idea precisa circa le figure degli influencer, eppure in pochi – pur seguendoli quotidianamente – possono dire di conoscere realmente i loro beniamini. Al contempo, però, vi sono anche parecchi loro detrattori pronti a etichettarli come persone vuote, superficiali, che più che alla sostanza sembrano voler badare, appunto, soltanto all’apparenza. Ma sarà davvero così? Ovviamente, ogni caso è a sé. E a tentare di approfondire la questione – entrando nel quotidiano di un’insegnante di fitness seguita da centinaia di migliaia di persone su Instagram – ha pensato il giovane regista, svedese di nascita ma polacco di adozione, Magnus von Horn, il quale, così, ha realizzato Sweat, presentato in anteprima italiana al Trieste Film Festival 2021, nella sua speciale edizione online.

Sylwia, dunque, è una trentenne che vive a Varsavia e che lavora come insegnante di fitness e motivatrice. Con il suo duro lavoro e i suoi account social ha costruito da sé il suo successo. Eppure, nonostante vi siano parecchie persone a seguirla e quasi a idolatrarla, la donna si sente terribilmente sola. A tal proposito, quando mette online un video in cui si confida circa la sua situazione, questo diventa virale, sollevando anche non poche critiche. Nel momento in cui, però, un uomo inizierà a stalkerare la ragazza appostandosi con la macchina sotto casa sua e mandandole messaggi in cui le ripete quanto i due, nella loro solitudine, siano più simili di quanto possa sembrare, Sylwia inizierà a sentirsi più insicura e vulnerabile, chiedendosi fino a che punto la sua vita valga qualcosa.

La macchina da presa di Magnus von Horn, dunque, segue la giovane protagonista per tre giorni. Tre intensi giorni in cui la ragazza vivrà un turbinio di emozioni che la porteranno a una svolta decisiva nella sua vita. Un lungometraggio, il presente Sweat, particolarmente intimista, in cui la componente umana ha la meglio su ogni qualsivoglia situazione “esterna”. A tal proposito, intensi primi piani della protagonista (un’ottima Magdalena Kolesnik, perfettamente in grado di reggere sulle sue spalle l’intero film, conferendo al suo personaggio le più sottili sfumature senza mai andare sopra le righe) stanno a mostrarci il suo complesso mondo interiore, tra rapporti fittizi, una madre che, di fatto, non le ha mai prestato l’attenzione dovuta e migliaia e migliaia di followers che le dimostrano continuamente il loro affetto. Ed ecco che la vita “virtuale” sembra avere ancora più importanza della vita reale. Almeno per quanto riguarda le soddisfazioni ricevute. Eppure, basterebbe un solo click per cancellare definitivamente tutto.

Sweat, dunque, indaga a fondo su una questione assai più delicata e complessa di quanto possa inizialmente sembrare. E lo fa con un approccio che ben si contrappone al mondo patinato e artefatto dei social network, prediligendo un genuino realismo che segue in tutto e per tutto i canoni del pedinamento zavattiniano. Un approccio che, dunque, risulta fin da subito azzeccato e che soffre soltanto di un finale eccessivamente banale e frettoloso. Con tanto di (ormai fin troppo abusato) primissimo piano di Sylwia che sorride in macchina.

Sweat poster locandina

Titolo originale: Sweat
Regia: Magnus von Horn
Paese/anno: Polonia, Svezia / 2020
Durata: 106’
Genere: Drammatico
Cast: Adrian Budakow, Aleksandra Konieczna, Andrzej Soltysik, Anna Kalczynska, Bartosz Sak, Bogna Defecinska, Diana Krupa, Dominika Biernat, Dorota Zieciowska, Edgar Griszczuk, Julian Swiezewski, Karolina Krawczynska, Katarzyna Cynke, Katarzyna Dziurska, Krzysztof Czarnota, Lech Lotocki, Magdalena Kolesnik, Magdalena Kuta, Mateusz Król, Sarah Banasiak, Tomasz Orpinski, Tomasz Sobierajski, Wiktoria Filus, Zbigniew Zamachowski
Sceneggiatura: Magnus von Horn
Fotografia: Michal Dymek
Montaggio: Agnieszka Glinska
Musiche: Piotr Kurek
Produttore: Jedrzej Sablinski, Lizette Jonjic, Mariusz Wlodarski, Peter Possne, Piotr Dzieciol, Rafal Golis, Sophie Erbs, Tom Dercourt
Casa di Produzione: Canal+ Polska, DI Factory, EC1 Lódz - Miasto Kultury, Film i Väst, Lava Films, Opus Film, Polski Instytut Sztuki Filmowej, Svenska Filminstitutet (SFI), Zentropa International Sweden

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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