FEAR

FEAR
di Ivaylo Hristov


Questo piccolo e prezioso Fear, diretto da Ivaylo Hristov, si distingue innanzitutto per una sottile ironia di fondo (e, volendo, anche per un velato ottimismo). Ciò malgrado il crescendo di situazioni paradossali, sapientemente portate all’estremo senza mai andare sopra le righe e senza che il tutto risulti eccessivo o poco credibile. Al Trieste Film Festival 2021.

Il fabbricante di gattini

Paura. Paura di ciò che non si conosce. Tutti abbiamo paura di ciò che, in un modo o nell’altro, può sfuggire al nostro controllo. Eppure, a volte, la paura può assumere le più pericolose connotazioni. Paura dello straniero. Quanto è attuale, al giorno d’oggi, tale questione? Ad approfondirla ha pensato il regista bulgaro Ivaylo Hristov nel suo Fear, presentato in anteprima italiana – all’interno della sezione Concorso Lungometraggi – al Trieste Film Festival 2021, nella sua speciale edizione online.

Svetla, dunque, è una vedova di mezza età che vive in un piccolo villaggio della Bulgaria. La donna ha da poco perso il lavoro come insegnante, in quanto la sua scuola ha dovuto chiudere a causa del numero troppo basso di studenti. Un giorno, durante una battuta di caccia, si imbatte in un uomo di colore che tenta di raggiungere la Germania. Dal momento che nessuno, in paese, è disposto ad aiutarla dando ospitalità all’uomo, Svetla deciderà di ospitarlo in casa sua. La tal cosa, come ben si può immaginare, susciterà ben presto lo sdegno degli abitanti del posto.

Le tematiche trattate, il ruvido bianco e nero, la crudeltà di una piccola realtà di provincia ricordano fin da subito Il fabbricante di gattini, diretto da Rainer Werner Fassbinder nel 1969. Eppure, nonostante tutto, questo piccolo e prezioso lungometraggio di Ivaylo Hristov si distingue innanzitutto per una sottile ironia di fondo (e, volendo, anche per un velato ottimismo). Ciò malgrado il crescendo di situazioni paradossali, sapientemente portate all’estremo senza mai andare sopra le righe e senza che il tutto risulti eccessivo o poco credibile. Sono davvero i rifugiati le persone di cui avere paura o, piuttosto, spesso proprio chi vive vicino a noi può rivelarsi molto più pericoloso di quanto si possa pensare?

Anche nel caso del presente Fear, dunque, il concetto di barriera sta a rappresentare un punto focale. Barriera intesa come confine geografico (il villaggio in cui vive Svetla viene costantemente sorvegliato da militari che provvedono immediatamente a fermare ogni clandestino si accinga a varcare il confine), barriera che separa la piccola casa della protagonista (una sorta di rifugio) dal resto del paese, barriera da un punto di vista prettamente linguistico. I due protagonisti parlano due lingue diverse. L’uomo è un medico che parla fluentemente l’inglese, mentre la donna non conosce le lingue straniere (l’unico in grado di fare da interprete in paese è un ragazzino piuttosto maldestro, in grado di dar vita a situazioni involontariamente esilaranti).

Nonostante ciò, i due protagonisti riescono a comunicare e a capirsi (quasi) alla perfezione: a ben guardare sono molto più simili di quanto inizialmente possa sembrare. Entrambi si trovano a un bivio, entrambi sono costretti a cambiare vita. Entrambi devono ancora trovare un proprio posto nel mondo.

In questo suo Fear, dunque, il regista sa essere crudo e spietato quando serve, ma anche incredibilmente leggero e ironico. Ed è proprio questa leggerezza di fondo che, nonostante tutto, resta impressa nella mente dello spettatore fino ai titoli di coda. Un’ironia e una leggerezza tipiche del cinema dell’Est Europa, che, da sempre, ci regala tante e tante soddisfazioni.

Fear (2020) poster locandina

Titolo originale: Strah
Regia: Ivaylo Hristov
Paese/anno: Bulgaria / 2020
Durata: 100’
Genere: Drammatico, Sentimentale
Cast: Ivan Savov, Krassimir Dokov, Kristina Yaneva, Michael Flemming, Miroslava Gogovska, Stoyan Bochev, Svetlana Yancheva
Sceneggiatura: Ivaylo Hristov
Fotografia: Emil Kristov
Montaggio: Toma Waszarow
Musiche: Kiril Donchev
Produttore: Asen Vladimirov
Casa di Produzione: Kinolight, Profilm, Revo Films, Sonus, Transformеrs

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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