EXILE

EXILE
di Visar Morina


Andando ad affrontare il tema delle discriminazioni nell’occidente industrializzato, restando sospeso tra il dramma sociale e il thriller sui generis, Exile non scioglie i nodi della sua trama e vanifica in buona parte, nella sua seconda frazione, le sue buone intenzioni e i suoi punti di forza. Un risultato con più ombre che luci per il regista Visar Morina. Al Trieste Film Festival 2021.

L'esilio negato

La tematica dello straniero discriminato, con tutta la sua carica di drammatica attualità, sta facendo capolino – ed era inevitabile – tra i temi forti di questa trentaduesima edizione del Trieste Film Festival. Da una parte il muro eretto da un’intera comunità – contrapposto alla scelta di solidarietà del singolo – di un titolo come Fear di Ivaylo Hristov; dall’altra le difficoltà del migrante di lunga data e apparentemente integrato, con una famiglia e un lavoro in terra ospite, di questo Exile. Il film di Visar Morina vuole rifarsi in parte all’esperienza dello stesso regista, immigrato dal Kosovo post-bellico in Germania, e giunge in un periodo in cui le tensioni etniche, nel cuore dell’occidente industrializzato, sono tutt’altro che placate. Il film, in particolare, ha il merito di gettare luce su una realtà peculiare come quella tedesca, spesso considerata modello positivo di integrazione, ma ritratta qui come percorsa da un’ipocrisia strisciante, da un razzismo incancrenito nei gangli della società civile. Un razzismo più insidioso in quanto non si esplicita a parole, ma colpisce la vittima in modo silenzioso e quotidiano, facendo progressivamente della sua vita un inferno.

Protagonista di Exile è Xhafer, un ingegnere farmaceutico da tempo immigrato dal Kosovo in Germania, con una moglie e tre bambini, un lavoro di prestigio e una posizione sociale apparentemente stabile e riconosciuta. Eppure, Xhafer resta straniero in terra straniera, vittima della commiserazione della suocera – che ha subito, più che accettare, il suo matrimonio con la figlia – e soprattutto di quello che percepisce come un mobbing strisciante e quotidiano sul posto di lavoro. Sempre più in difficoltà nello svolgere la sua attività lavorativa in modo sereno, colto da sospetti che paiono sconfinare nella paranoia, Xhafer inizia a temere anche per la sua famiglia quando qualcuno gli fa trovare un ratto morto appeso al cancello di casa. Deciso a chiedere conto ai colleghi di una situazione di sempre maggior isolamento, l’uomo si scontra con un muro di gomma, con una decisa negazione di responsabilità da parte di pari e superiori. Xhafer inizia a dubitare delle sue stesse assunzioni, mentre la tensione si sposta gradualmente tra le mura di casa, contaminando e infettando il rapporto con sua moglie, e mettendo a rischio quello coi figli.

Delinea con attenzione il perimetro intorno alla quotidianità di Xhafer, Exile, mettendone in evidenza il progressivo e sempre più marcato isolamento; lo fa giocando costantemente con l’elemento del dubbio, insinuando il sospetto che la condizione del protagonista sia in realtà auto-provocata, presentando un susseguirsi di elementi contraddittori che certificano comunque la posizione di outsider dell’uomo. Vittima delle contingenze o di un sistematico progetto di esclusione, Xhafer (l’ottimo attore Misel Maticevic) finisce comunque per fare il vuoto intorno a sé, trovando sempre più arduo anche il conforto familiare, portando il suo disagio direttamente tra le mura di casa. Visar Morina segue il protagonista con lunghi piani sequenza che lo ritraggono di spalle, tra i corridoi del posto di lavoro e le stanze di casa, puntando a far respirare allo spettatore la sua stessa ansia, accentuandone anche fisicamente il senso di costante smarrimento. Il film risulta molto efficace quando, nella sua prima parte, mostra la quotidianità di Xhafer che lentamente va in pezzi, tra la sempre più precaria condizione lavorativa e il rapporto con la moglie che pian piano si deteriora, laddove l’uomo non riceve tra le mura casalinghe il supporto sperato.

La struttura di Exile comincia tuttavia a scricchiolare quando la sua componente “thriller” (le virgolette, più che mai, sono d’obbligo), quella più esplicitamente tesa a giocare con la veridicità o meno della condizione del protagonista – lasciandone deliberatamente in sospeso il fondamento – prende il sopravvento sul resto. Nel momento in cui il disagio di Xhafer si sposta in casa, la sceneggiatura abbozza un poco convincente microdramma familiare, in cui le basi della progressiva ostilità tra i due coniugi non sono precisate con sufficiente chiarezza. Una svolta narrativa posta all’incirca a metà film, che accentua – con un’accelerazione drammatica e improvvisa – l’elemento del dubbio, portando a un diverso livello il doppio binario seguito della storia, precipita il tutto in un’evoluzione di scarsa credibilità. Gli sviluppi successivi della sceneggiatura restano incerti e zoppicanti, lo scioglimento di certi nodi narrativi obiettivamente esile e poco credibile. Fino alla fine incerto sulla direzione da prendere (un’incertezza che, nella fase iniziale, poteva sembrare voluta ambiguità), lo script precipita nell’ultima parte in un grottesco non intenzionale, arrivando a un finale che deliberatamente non tira le fila della storia. Le buone intenzioni del film di Morina si infrangono infine su una struttura poco solida, che finisce per vanificarne anche l’apprezzabile (e innegabile) impeto sociale. Peccato.

Exile (2020) poster locandina

Titolo originale: Exil
Regia: Visar Morina
Paese/anno: Belgio, Germania, Kosovo / 2020
Durata: 121’
Genere: Drammatico
Cast: Ameli Kabashi, Anna Lucia Gualano, Astrit Kabashi, Ben Malina, Corinna Kirchhoff, Daniel Sträßer, Flonja Kodheli, Franziska Hartmann, Getuart Hajrizaj, Konstantin Lindhorst, Misel Maticevic, Moritz Heidelbach, Nicole Marischka, Nils Hohenhövel, Rainer Bock, Ronja Frank, Sandra Hüller, Stephan Grossmann, Susanne Bredehöft, Sybille J. Schedwill, Thomas Mraz, Uwe Preuss, Victoria Trauttmansdorff
Sceneggiatura: Visar Morina
Fotografia: Matteo Cocco
Montaggio: Hansjörg Weißbrich, Laura Lauzemis, Visar Morina
Musiche: Benedikt Schiefer
Produttore: Cassandre Warnauts, Janine Jackowski, Jean-Yves Roubin, Jonas Dornbach, Maren Ade, Valon Bajgora, Yll Uka
Casa di Produzione: ARTE, BeTV, Frakas Productions, Ikone Studio, Komplizen Film, VOO, Westdeutscher Rundfunk (WDR)

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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