PLEASE HOLD THE LINE

PLEASE HOLD THE LINE
di Pavel Cuzuioc


Produzione austriaca ambientata nell’Europa orientale, racconto realistico ma ironico dell’impatto dei nuovi media sul quotidiano di chi li utilizza, Please Hold the Line usa le vicende di un gruppo di addetti alle telecomunicazioni per raccontare la sua visione del villaggio globale. Una visione che il regista Pavel Cuzuioc riesce a incastonare in un contenitore lieve, ma non per questo superficiale. Al Trieste Film Festival 2021.

(Tele)comunicare

Il racconto di un mondo interconnesso, che dispiega il suo potenziale in regioni che solo da poco si sono avvicinate – con tutte le loro contraddizioni – all’occidente capitalista, è il centro portante e il fulcro di Please Hold the Line, documentario di produzione austriaca presentato nell’attuale edizione del Trieste Film Festival. Un lavoro, quello di Pavel Cuzuioc, che inizia la sua esplorazione da una server farm sita a Cricova, in Moldavia, per poi muoversi avanti e indietro in diverse località dell’Europa orientale: da Kiev, in Ucraina, alla contea di Buzau della Romania, fino a un passo dalle spiagge di Tsavero, in Bulgaria. Oggetto dell’osservazione del regista sono un gruppo di addetti alle telecomunicazioni, che viaggiano riparando apparecchi e connessioni, tagliando e ricollegando cavi, mantenendo connessa la variegata porzione di umanità che si trovano ad assistere. Il loro confronto con quest’ultima – incarnata in diversi personaggi, dal prete ortodosso un po’ filosofo, agli anziani costretti ad accettare loro malgrado i cambiamenti tecnologici – sarà occasione per un affresco variopinto, multilingua e interclassista, a rappresentare le diverse facce di mondi in piena mutazione.

Usa il linguaggio del documentario, Please Hold the Line, ma nella sua costruzione c’è la drammaturgia ad ampio respiro del road movie, puntellata di parentesi consapevolmente ironiche. Si sorride ad assistere ai viaggi di questi maghi delle connessioni e a vederli confrontarsi con la loro clientela, ascoltando e restituendo storie, pezzi di società vissuta e raccontata, aneddoti e riflessioni sui massimi sistemi: si va dalle anziane signore moldave spaventate dalla cronaca quotidiana ma decise a non perdersene neanche un pezzetto, al pittore che discetta su comunismo e anarchia, fino al già citato sacerdote, che parte dalla Genesi per descrivere il modo in la divinità aveva anticipato – e preconizzato – l’interconnessione globale. Ogni tanto, c’è tempo per intrattenersi con un cliente per un bicchierino di vodka, per una disquisizione su guerre vecchie e nuove, per una diretta televisiva che, documentando l’attualità, ci ricorda luogo e tempo di quel pezzo di racconto. Il lavoro di montaggio fa un’operazione analoga a quella dei soggetti ritratti, assemblando e mettendo in comunicazione parti di storia, cucendo assieme racconti di vita. Lo fa con un ritmo sostenuto, a volte disorientante nel suo muoversi rapido da una vicenda all’altra.

Un elemento interessante di Please Hold the Line è l’evoluzione dal carattere inizialmente oscuro, quasi esoterico di quegli stanzoni pieni di macchine silenziose, maneggiate da individui che paiono portatori di una sapienza esclusiva, alla concretezza del lavoro quotidiano degli operatori, ai loro contatti con storie fatte a volte di risate, a volte di malcelata solitudine, a volte più semplicemente di voglia di comunicare. Proprio mentre racconta di nuovi media e villaggio globale, di mondo connesso su larga scala, di una rivoluzione che ha apparentemente reso il pianeta più piccolo, il film di Pavel Cuzuioc celebra in realtà i riti quotidiani del contatto diretto, della condivisione spicciola, dello scambio face to face di esperienze e storie. Una celebrazione che, specie in un periodo di pandemia e forzato isolamento, colpisce nel segno e scuote (ma questo è un elemento legato unicamente alla contingenza: il film è stato infatti prodotto nel 2019); ma soprattutto si esplicita nelle riflessioni fatte verso la fine, dal prete e dall’impiegato dell’azienda di telecomunicazioni, sulla progressiva dissoluzione del vero contatto sociale, sulla moltiplicazione esponenziale delle comunicazioni che porta con sé la loro mutazione in senso superficiale; su una solitudine de facto ,insomma, che viene stimolata dai nuovi media. Aver messo sul tavolo temi simili in un contenitore dal tono lieve, a volte scanzonato e surreale, è un titolo di merito per il film di Cuzuioc che non si può sottovalutare.

Please Hold the Line poster locandina

Titolo originale: Please Hold the Line
Regia: Pavel Cuzuioc
Paese/anno: Austria / 2020
Durata: 86’
Genere: Documentario
Cast: Deyan Minchev, Georgi Tcholakov, Ghenadie Mardari, Ionut Fotin, Marius Marcovici, Oleg Chumak, Vasil Petrov
Sceneggiatura: Pavel Cuzuioc
Fotografia: Pavel Cuzuioc
Montaggio: Samira Ghahremani
Produttore: Pavel Cuzuioc
Casa di Produzione: Pavel Cuzuioc Filmproduktion

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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