MALMKROG

MALMKROG
di Cristi Puiu


Primo film in costume di Cristi Puiu, Malmkrog si ispira ad alcuni dialoghi del filosofo russo ottocentesco Vladimir Sergeevič Solov’ëv e, nella sua fastosità, si fa immediatamente profonda riflessione sul mondo contemporaneo, con un importante focus anche sulla Settima Arte stessa e sulle sue possibili declinazioni. Al Trieste Film Festival 2021.

Frammenti di un mondo passato

Cristi Puiu. Una vera e propria eccellenza del cinema esteuropeo contemporaneo. Perché, di fatto, il celebre cineasta rumeno, pur risultando a volte ostico e complesso, raramente lascia l’amaro in bocca dopo aver presentato al pubblico un suo lavoro. Questo è il caso, ad esempio, anche del presente Malmkrog, la sua ultima fatica, già presente all’interno della sezione Encounters alla 70a Berlinale (dove è stata premiata per la miglior regia), e inserita all’interno della selezione del Trieste Film Festival 2021 – sezione Fuori dagli Sche(r)mi – nella sua speciale edizione online.

Ma, di fatto, di cosa tratta il nostro Malmkrog? Presto detto. Nikolai è un ricco proprietario terriero gravemente malato che mette a disposizione la sua grande villa per un gruppo di amici, tutti facenti parte dell’aristocrazia russa. Durante questo loro periodo di convivenza (forzata?) nasceranno lunghe dissertazioni sulla vita, sulla morte, sull’Anticristo, sulla guerra e sulle condizioni dell’Europa. Con tanto di inaspettati colpi di scena tra un segmento e l’altro (nessuno dei quali segue un ordine cronologico).

Primo film in costume di Puiu, Malmkrog si ispira ad alcuni dialoghi del filosofo russo ottocentesco Vladimir Sergeevič Solov’ëv e, nella sua fastosità, si fa immediatamente profonda riflessione sul mondo contemporaneo, con un importante focus anche sulla Settima Arte stessa e sulle sue possibili declinazioni. I nobili protagonisti fanno parte di un mondo che sta svanendo. E tale decadenza si fa sentire viva e pulsante durante tutto il lungometraggio, ancorati come sono i personaggi alle loro abitudini e alle loro convinzioni.

Per tutta la durata del film (oltre tre ore ostiche e magnetiche allo stesso tempo), una serie di fitti, fittissimi dialoghi trascinano lo spettatore in un’altra dimensione e, pur facendolo sentire parte di quel mondo che a tratti può risultare ormai obsoleto, fanno in modo che lo stesso consideri i personaggi con il giusto distacco. Personaggi che, spesso e volentieri, necessitano di veri e propri scossoni emotivi, siano essi una sparatoria o una bambina che “minaccia” di porre fine alla conversazione, ma che viene prontamente fermata dalla governante.

Al fine di mettere in scena tutto ciò, Cristi Puiu si è avvalso di una delle sue tecniche a cui più è affezionato: il piano sequenza. Lunghi piani sequenza ci accompagnano durante tutta la visione e se non fosse per il fatto che ciò che ci viene mostrato sono una serie di conversazioni, tutto fa pensare quasi a una sorta di flusso di coscienza. Un flusso di coscienza messo in scena in modo rigoroso ed esteticamente impeccabile, con tanto di composizioni del quadro studiate fin nel minimo dettaglio e una fotografia che tanto sta a ricordare un dipinto di Diego Velazquez. Malmkrog, in poche parole, è proprio così: un’ipnotica full immersion in un mondo sì obsoleto, ma da cui nascono spunti più che mai attuali. Un film monumentale da guardare incollati allo schermo dall’inizio alla fine.

Ed ecco che Cristi Puiu ancora una volta non ha deluso le aspettative. E questo suo imponente e prezioso lungometraggio sta dunque a rappresentare un vero e proprio fiore all’occhiello all’interno della già ricercata selezione di questo Trieste Film Festival 2021.

Malmkrog poster locandina

Titolo originale: Malmkrog
Regia: Cristi Puiu
Paese/anno: Bosnia-Erzegovina, Macedonia del Nord, Romania, Serbia, Svezia, Svizzera / 2020
Durata: 200’
Genere: Drammatico
Cast: Agathe Bosch, Bogdan Farcas, Bogdan Geambasu, Bogdan Zarnoianu, Christian Rummel, Diana Sakalauskaité, Edith Alibec, Frédéric Schulz-Richard, István Téglás, Jonathan Christy Thompson, Judith State, László Mátray, Levente Nemes, Lucian Diaconu, Marina Palii, Mugur Sabo, Simona Ghita, Sorin Dobrin, Ugo Broussot, Vitalie Bichir, Zoe Puiu
Sceneggiatura: Cristi Puiu
Fotografia: Tudor Vladimir Panduru
Montaggio: Andrei Iancu, Bogdan Zarnoianu, Dragos Apetri
Produttore: Anca Puiu, Anthony Muir, Dan Wechsler, Jörgen Andersson, Kjell Åhlund, Milan Stojanovic, Mirsad Purivatra
Casa di Produzione: Bord Cadre Films, Cinnamon Film, Doppelganger, Film i Väst, Iadasarecasa, Mandragora, SENSE Production, Sister and Brother Mitevski, Sovereign Films (II)

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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