WILD ROSES

WILD ROSES
di Anna Jadowska


Un approccio registico, da parte della polacca Anna Jadowska, il più possibile realista e privo di fronzoli o inutili virtuosismi ci fa entrare immediatamente a far parte del mondo di Ewa, protagonista di Wild Roses. E con lei riusciamo a empatizzare fin dai primi minuti. Al Trieste Film Festival 2021, nella sezione Registe in Europa, Focus Polonia.

Incompresa

Non è facile essere donna. E ancor più difficile è essere madre. Soprattutto quando le aspettative da parte di chi ci sta intorno sono via via sempre più alte. Ma quali conseguenze può comportare un gesto da molti considerato irresponsabile, che, in realtà, è stato fatto del tutto in buona fede e con i migliori intenti? A trovarsi in una situazione estremamente difficile è delicata è Ewa, protagonista del lungometraggio Wild Roses, diretto dalla regista polacca Anna Jadowska e presentato in anteprima italiana al Trieste Film Festival 2021 – sezione Registe in Europa, Focus Polonia – nella sua speciale edizione online.

Ewa, dunque, è stata ricoverata in ospedale per molto tempo. Nessuno (o quasi) sa realmente cosa le sia successo. Suo marito si trova spesso all’estero per lavoro e tra i due l’intesa non è più quella di una volta. Soprattutto dopo il lungo periodo trascorso in ospedale. Stesso discorso vale per la figlioletta della protagonista, fermamente convinta che sua madre non le voglia bene e che, al contempo, dedichi tutte le sue attenzioni al fratellino più piccolo. La situazione si fa via via più tesa, fino a un improvviso evento drammatico. E fino al momento in cui Ewa deciderà di affrontare il passato, rivelando il suo segreto.

Intimo, toccante, estremamente delicato nella sua messa in scena, Wild Roses vede la sua più grande peculiarità in un’ottima protagonista (impersonata da Marta Nieradkiewicz), perfettamente in grado di reggere su di sé l’intero lungometraggio. A lei la macchina da presa dedica frequenti primi piani e si fa immediatamente sua più intima confidente. Ewa è una donna sola, malgrado viva con i figli e – quando suo marito non c’è – con sua mamma, che la aiuta a prendersi cura dei bambini. Nessuno è a conoscenza del suo segreto, né tantomeno sembra disposta a capirla. E di fianco a un così grande bisogno di comprensione e a un sordo senso di colpa, la donna dovrà scontrarsi anche con le inutili dicerie di paese, che la vorrebbero impegnata in una relazione extraconiugale.

Ma se così tanta importanza ha il contesto esterno, la regista in questo suo Wild Roses si è concentrata (fatta qualche eccezione) esclusivamente sulla protagonista: una donna che, pur con le migliori intenzioni, non sempre ha fatto le scelte giuste, ma che, per questo, non viene mai condannata o giudicata. E, di conseguenza, ci appare incredibilmente umana e forte nella sua fragilità. Proprio come le rose selvatiche che la stessa raccoglie ogni giorno.

Un approccio registico il più possibile realista e privo di fronzoli o inutili virtuosismi, dunque, ci fa entrare immediatamente a far parte del mondo di Ewa. E con lei riusciamo a empatizzare fin dai primi minuti (sebbene noi stessi non veniamo a conoscenza immediatamente del suo segreto). Il tutto per un ritratto affezionato e sincero di una donna che, come una didascalia finale può farci pensare, ricorda per molti versi la madre della regista stessa.

Wild Roses (2017) poster locandina

Titolo originale: Dzikie róze
Regia: Anna Jadowska
Paese/anno: Polonia / 2017
Durata: 90’
Genere: Drammatico
Cast: Albert Osik, Alina Chechelska, Anna Paruszynska, Bartlomiej Firlet, Daniel Wesling, Dominik Weslig, Dominika Biernat, Ernest Nita, Halina Rasiakówna, Katarzyna Michalska, Katarzyna Skarzanka, Konrad Skolimowski, Marta Nieradkiewicz, Matylda Paszczenko, Michal Wlodarczyk, Michal Zurawski, Natalia Bartnik
Sceneggiatura: Anna Jadowska
Fotografia: Malgorzata Szylak
Montaggio: Anna Mass
Musiche: Agnieszka Stulginska
Produttore: Agata Chodyra, Izabela Igel, Marcin Kryjom, Michal Myslinski, Roman Jarosz, Sebastian Branski
Casa di Produzione: Alter Ego Pictures, Canal+ Polska, Polski Instytut Sztuki Filmowej, Studio Dzwiekownia

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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