LO SGUARDO DI ULISSE

LO SGUARDO DI ULISSE
di Theo Angelopoulos


Chiude il Trieste Film Festival 2021 Lo sguardo di Ulisse, affresco storico e privato del cineasta greco Theo Angelopoulos premiato a Cannes nel 1995. Harvey Keitel è un regista greco/americano che esplora i Balcani martoriati di metà anni ’90 alla ricerca di tre bobine perdute dei fratelli Manakis, pionieri del cinema della regione. La memoria di una terra è la memoria della gente che ci vive. Fuori scena, è il film dell’addio del grandissimo Gian Maria Volonté.

Tornare a casa

L’asciutta didascalia introduttiva ci informa che Lo sguardo di Ulisse è dedicato a Gian Maria Volonté, morto sul set pochi giorni dopo il suo arrivo e sostituito dal bergmaniano Erland Josephson. Il film, nel conciliare storia pubblica e ricerca intima offre più di un aggancio alla coerente testimonianza, artistica e di vita, del gigantesco attore italiano. Non è dunque un caso, verrebbe da pensare, che il discorso di Gian Maria Volonté si sia interrotto proprio in questo punto e non altrove.

Il Trieste Film Festival 2021 cala il sipario con il film di viaggio diretto che sono tanti anni ormai – era il 1995 – da Theo Angelopoulos, pluripremiato autore greco anche lui scomparso ma più di recente (2012). Al Festival di Cannes di 26 anni fa Lo sguardo di Ulisse vinse il Premio FIPRESCI (stampa internazionale) e il Grand Prix Speciale della Giuria, che sarebbe il secondo riconoscimento in ordine di importanza subito dopo la Palma d’Oro. Niente male.

Harvey Keitel è A., nota soltanto l’iniziale, regista greco/americano in visita nella città natale nel nord della Grecia, sembrerebbe per presentare al pubblico il suo ultimo e controverso film. La frenesia del ritorno tradisce in realtà il desiderio di recuperare tre misteriose bobine, a lungo perdute, dei fratelli Manakis. Mitici pionieri del cinema balcanico, la poesia della vita quotidiana impressionata al principio del secolo scorso dai Manakis giocava allegramente con il minestrone di etnie, confini e religioni del frenetico mosaico balcanico.

Cosa spera di trovare, A., che non sia stato scoperto altrove? Basteranno tre barattoli di cinema polveroso a recuperare il senso di un’innocenza e una poesia perduta? La macchina da presa di Angelopoulos, nella fluidità elegante dei suoi piani sequenza e nella ricercatezza delle sue immagini così ben composte, abbraccia percorsi e esistenze intrecciate. Tra Storia e storie, la vita in generale e la vita in particolare. Lo sguardo di Ulisse è l’ipnotica istantanea di un momento chiave, quella metà degli anni ’90 che nella complicata storia dei Balcani rievoca l’ora di uno dei suoi più tremendi scossoni. Ancora una volta, non è un caso che l’odissea di A. si concluda tra le macerie di Sarajevo.

Tra le macerie e un archivio alla buona, una cineteca di fortuna, la custodia gelosa delle preziose reliquie che Lo sguardo di Ulisse affida all’amorevole cura di Josephson/Volonté. Sarajevo multietnica e sventrata è solo l’approdo conclusivo di un’esplorazione onirica e sobria – si chiama paradosso – delle radici di una cultura che è tante culture, di un’umanità che è tante umanità e via così. L’Albania, Skopje, Bucarest, la Bulgaria. Ogni tappa ha i suoi testimoni, tre donne che sono tre versioni diverse della stessa interprete, Maia Morgenstern.

L’affresco di Angelopoulos è politico, intimo, cinefilo. Lo sguardo di Ulisse è il tentativo di riscoprire il filo invisibile che lega una terra martoriata che ha dimenticato come intrecciare i suoi mille dialetti al senso di un destino comune. È il ritorno a casa di un naufrago che chiama a raccolta i suoi ricordi per trovare conforto e dare un senso a qualunque cosa sia accaduta, buona o cattiva. È un atto sovversivo e di liberazione, l’istante fissato dall’obiettivo che recupera il movimento, la vita e la memoria. Un film è fatto per essere mostrato.

Lo sguardo di Ulisse poster locandina

Titolo originale: To vlemma tou Odyssea
Regia: Theo Angelopoulos
Paese/anno: Albania, Bosnia-Erzegovina, Francia, Germania, Grecia, Italia, Jugoslavia, Regno Unito, Romania / 1995
Durata: 176’
Genere: Drammatico
Cast: Agni Vlahou, Alekos Oudinotis, Angel Ivanov, Dimitris Kaberidis, Dora Volanaki, Erland Josephson, Eva Kotamanidou, Gert Llanaj, Giannis Zavradinos, Giorgos Konstas, Giorgos Mihalakopoulos, Harvey Keitel, Ljuba Tadic, Maia Morgenstern, Mania Papadimitriou, Miranda Kounelaki, Mirka Kalatzopoulou, Nadia Mourouzi, Natalia Mihailidou, Nikos Kouros, Thanasis Vengos, Thanos Grammenos, Vaggelis Liodakis, Vangelis Kazan
Sceneggiatura: Giorgio Silvagni, Petros Markaris, Theo Angelopoulos, Tonino Guerra
Fotografia: Andreas Sinanos, Giorgos Arvanitis
Montaggio: Yannis Tsitsopoulos
Musiche: Eleni Karaindrou
Produttore: Amedeo Pagani, Doina Marta, Dragan Ivanovic, Éric Heumann, Giorgio Silvagni, Herbert G. Kloiber, Ivan Milovanovic, Lucian Pricop, Piro Milkani, Saimir Kumbaro, Theo Angelopoulos
Casa di Produzione: Bandur Film, Basic Cinematografica, Bunker Film Plus, Canal+, Channel 4 Television Corporation, Concorde Filmverleih, Greek Film Center, Igman Productions, Istituto Luce, La Génerale d'Images, La Sept Cinéma, Mega Channel, Paradis Films, RAI Radiotelevisione Italiana, Studioul Cinematografic Bucuresti, Tele München Fernseh Produktionsgesellschaft (TMG)
Distribuzione: Istituto Luce

Data di uscita: 20/10/1995

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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