LITTLE BIG WOMEN

LITTLE BIG WOMEN
di Joseph Hsu Chen-Chieh


Campione di incassi a Taiwan, approdato in Italia direttamente su Netflix, Little Big Women è un esordio ricco di sostanza per il regista Joseph Hsu Chen-Chie, capace di parlare il linguaggio del melò senza diventare sfacciata esibizione di emozioni, lavorando a fondo sui suoi travagliati e riusciti personaggi.

Quello che le donne non dicono

Dramma familiare trattenuto quanto ricco di sostanza, capace di esplorare le dinamiche dei rapporti tra consanguinei con sguardo empatico ma senza enfasi, questo Little Big Women arriva in Italia (così come in gran parte del mondo) direttamente su Netflix. L’esordio nel lungometraggio del regista taiwanese Joseph Hsu Chen-Chie, adattato da un suo precedente corto, parla il linguaggio della quotidianità, di storie e percorsi di vita che si toccano, a volte scontrandosi e rifiutando di esplicitare il dolore del non detto. Quel dolore che accomuna – pur in forme diverse – le cinque donne protagoniste, appartenenti a tre diverse generazioni: la matriarca Lin Shaying, donna coriacea e ostinata che si accinge a festeggiare il suo settantesimo compleanno; le sue tre figlie, la minore JiaJia (che ha ereditato la gestione del ristorante fondato da sua madre), la chirurga plastica Yu, a sua volta moglie e madre, l’insegnante di danza Chin, spirito libero e deciso a vivere la vita fino in fondo, reduce da un matrimonio fallimentare; infine la giovane Clementine, figlia di Yu, che quest’ultima vorrebbe mandare a studiare negli USA contro la sua volontà. Riunite a casa dal compleanno della madre, le cinque donne si trovano ad affrontare un contemporanei evento inatteso: la morte in ospedale del padre Bochang, che aveva abbandonato la famiglia anni prima, ma che non era mai riuscito a ottenere da sua moglie il divorzio.

Vita e morte, tradizione e modernità
Little Big Women recensione

Mette quindi insieme vita e morte, Little Big Women, esplorando la coesistenza (paradossale quanto necessaria) della celebrazione della prima con la consapevolezza e accettazione della seconda. Due presenze che si esprimono entrambe in un rito che riunisce il nucleo familiare, secondo una rigida codifica che dice molto sulla famiglia tradizionale taiwanese: entrambi gli eventi sono fortemente ritualizzati, vanno celebrati secondo i canoni stabiliti dalle generazioni precedenti, devono vedere la presenza di tutti i membri della famiglia, a prescindere dalla distanza geografica di ognuno. A incarnare la difesa di questo corredo di norme ed etichetta è proprio il personaggio di Shaying (interpretata dalla carismatica attrice Grace Chen), che non ha mai perdonato a suo marito, prima ancora del tradimento, la rottura delle consuetudini, l’assenza dal tetto domestico per lunghi periodi, lo spirito libero e insofferente ai legacci di un’istituzione che la modernità ha inevitabilmente messo in crisi. Uno spirito che l’uomo ha trasmesso alla figlia Chin, il cui matrimonio è andato in crisi per lo stesso motivo, per la scelta della ragazza di mettere al primo posto il perseguimento della propria felicità – individuale, svincolata dal legame matrimoniale – rispetto ai doveri che costituiscono il cardine della struttura familiare. Tradizione e modernità si vanno a scontrare, come in molto cinema asiatico, senza tuttavia fare rumore, ma lavorando entrambe nel profondo dei personaggi.

Un melò d’autore
Little Big Women recensione

Ha una struttura equilibrata e coinvolgente, Little Big Women, parlando il linguaggio del melodramma senza farne una prosaica e sfacciata esibizione di emozioni, riuscendo a lavorare sottotraccia e a “venir fuori” con la sua anima melò nei momenti giusti. Il film di Joseph Hsu è risultato a sorpresa campione di incassi a Taiwan; e in effetti proprio la sua attenzione al pubblico e al giusto grado di coinvolgimento emotivo lo allontana dalla tradizione autoriale taiwanese (si pensi a registi come Hou Hsiao-hsien e Tsai Ming-Liang), mai rinnegata ma piuttosto integrata con una sensibilità tutta personale e moderna. La tensione tra tradizione e modernità, doveri sociali e realizzazione individuale, è qui incarnata in una storia tutta al femminile, vissuta e raccontata attraverso lo sguardo delle sue cinque protagoniste, con gli uomini relegati a un ruolo quasi sempre marginale. Fa eccezione, perché capace di rompere la tradizione e far venire a galla il rimosso della famiglia (compiendo l’atto più rivoluzionario possibile: morire nel bel mezzo delle celebrazioni di un compleanno) proprio la figura di Bochan, fantasma incarnato in una foto con gli occhiali scuri, spirito inquieto la cui stessa memoria – desiderosa di essere esplorata nella sua complessità – mette in crisi le bugie e i non detti che aleggiano tra le cinque donne, per favorire una riconciliazione che chiederà a ognuna di rimettersi in gioco.

Sguardo a Oriente, ma non solo
Little Big Women recensione

Vengono in mente a tratti i drammi familiari di Hirokazu Koreeda, durante la visione di Little Big Women, sia per l’esplorazione approfondita dei rispettivi rituali familiari (e, in questo, l’attenzione al cibo come elemento sociale e aggregativo accomuna i due autori), sia per uno sguardo analogamente empatico verso i personaggi; caratteri complessi, svelati nelle loro sfaccettature nel corso della narrazione, protagonisti di un processo di trasformazione legato a doppio filo alla memoria e al confronto col proprio passato. Con spirito analogo al regista nipponico, ma con un approccio più intimamente “locale” alla costruzione dell’immagine – si vedano le esplorazioni notturne della città, le luci al neon, il gusto per certi cromatismi ad accompagnare gli eventi più importanti (la sequenza nel tempio verso la fine del film) – Joseph Hsu rende universale la tensione umana dei suoi personaggi, la lega dapprima alle specificità della società taiwanese per poi rivelarla e liberarla in tutta la sua complessità. Un approccio che favorisce l’empatia del pubblico a prescindere dalla sua collocazione geografica, sociale o anagrafica. Le sorprese, pur in un’opera che non basa certo sui twist narrativi la sua forza, non mancheranno: perché la scoperta dell’essere umano ingenera sempre un certo grado di sorpresa e, perché no, di meraviglia. Un po’ come la scoperta di un nuovo autore, che auspichiamo possa proseguire sulla strada qui tracciata.

Little Big Women poster locandina

Titolo originale: Little Big Women
Regia: Joseph Hsu Chen-Chieh
Paese/anno: Taiwan / 2020
Durata: 123’
Genere: Drammatico
Cast: Buffy Chen, Chang Han, Chen Shu-Fang, Ding Ning, Honduras, Hsieh Ying-Hsuan, Janine Chang Chun-Ning, Lung Shao-hua, Sara Yu, Vivian Hsu, Weber Yang
Sceneggiatura: Joseph Hsu Chen-Chieh, Maya Huang
Fotografia: Jon Keng
Montaggio: Chen Chun-Hung, Liao Ching-Sung
Musiche: Blaire Ko
Produttore: Jacqueline W. Liu, Tiffany Chen Yu-Chia, Willy Liao, Yang Yuyu
Casa di Produzione: Each Other Film
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 05/02/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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