RED DOT

RED DOT
di Alain Darborg


Primo film Netflix di produzione svedese, thriller abbastanza convenzionale per gran parte della sua durata, Red Dot punta forte su un twist narrativo che tuttavia la sceneggiatura non si sforza più di tanto di preparare e contestualizzare. L’operazione del regista Alain Darborg finisce per rientrare così tra i tanti “vorrei ma non posso” del cinema di genere recente.

Punto rosso sangue

Epigono di un filone (la vacanza in una wilderness destinata a riservare mortali sorprese) abbondantemente sfruttato da cinema e televisione, thriller con venature horror che basa molto del suo fascino sulla location – la Valle degli orsi nel nord della Svezia, tra enormi distese innevate e qualche rara traccia della presenza umana – Red Dot è il secondo film dello svedese Alain Darborg, e in assoluto la prima produzione della Svezia a portare il marchio di Netflix. Per questo “esordio” è stato scelto quindi un genere già abbastanza codificato, pur nelle sue tante varianti, con un plot che non sembra lasciar presagire grosse sorprese: Nadja e David sono due giovani sposi in crisi, che cercano di salvare il proprio matrimonio con un’escursione nei boschi del nord, nel corso della quale forse potranno anche vedere l’aurora boreale. Tuttavia, un banale diverbio con due fratelli abitanti del posto, e un impulsivo gesto di vendetta di Nadja (che graffia la fiancata del loro furgone) sembra dare inizio a un incubo: nella loro escursione, i due sono braccati da un cecchino con un mirino laser, che presto li costringe alla fuga e a una dura lotta per la sopravvivenza.

Una miscela di ingredienti già assaggiata?
Red Dot recensione

Non c’è molto tempo o spazio per l’approfondimento psicologico, in Red Dot, che tiene contratta la durata (86 minuti) per concentrarsi quasi subito sulla spietata caccia di cui sono fatti oggetto i due protagonisti. C’è tempo solo per un breve prologo a mostrare una proposta di matrimonio grottesca (nel bagno pubblico di un locale), e poi per un salto temporale di un anno, con la messa in evidenza della crisi matrimoniale tra i due, e la scoperta dello stato interessante della donna. La sceneggiatura non si sforza molto di delineare i due caratteri, al di là dei prevedibili cliché (la rivelazione della gravidanza e i dubbi sulla genitorialità); quando l’azione entra poi nel vivo, semplicemente, non c’è più tempo per fare sofisticate analisi psicologiche, riducendosi il plot a una caccia all’uomo contro un nemico invisibile quanto letale. Il silenzio del paesaggio e il bianco della neve che contrasta col rosso del sangue, i momenti di tensione a precedere i prevedibili scoppi di violenza, il tema abbozzato – che per tre quarti della durata sembra quello portante – del contrasto tra l’umanità di città e quella abbrutita (e razzista) degli abitanti del luogo, geograficamente e mentalmente più vicini alle leggi della natura: nel film di Alain Darborg, insomma, c’è una miscela di ingredienti di cui conosciamo già abbastanza bene il sapore d’insieme.

Il tentativo di una sterzata
Red Dot recensione

Con Red Dot sembra quindi di assistere, per quasi tutta la durata del film, a un convenzionale thriller ad ambientazione rurale, con spruzzate di survival movie e horror, e due protagonisti (la coppia formata da Nanna Blondell e Anastasios Soulis) che fanno il loro coi personaggi che hanno a disposizione. A un certo punto, però, lo script dà una decisa sterzata alla consolidata struttura da cui si era fatto guidare, portando il film su territori altri, e costringendo a ripensare ciò che si è appena visto. Una soluzione, quella del twist narrativo – di cui ovviamente non diciamo altro – che se ci si pensa è ormai diventata essa stessa un cliché; una svolta narrativa che soprattutto non è qui coadiuvata da una sceneggiatura abbastanza solida, che nella sua fase preparativa non riesce a costruire due caratteri capaci di reggere alla modifica di prospettiva restando credibili. Quando si viene a scoprire ciò che in realtà – nei suoi caratteri essenziali – non era del tutto imprevedibile, la reazione è tutt’al più un moderato aumento di attenzione: con una svolta tutta basata sulle psicologie della coppia, infatti, e sul percorso che li ha infine portati in quel bosco innevato, l’assenza di una credibile costruzione dei caratteri si fa sentire ancora di più.

Una situazione già compromessa
Red Dot recensione

Thriller correttamente e anonimamente sviluppato per gran parte della sua durata, quindi, Red Dot punta forte le sue carte su un rovesciamento di prospettive – e di ruoli – che tuttavia non funziona drammaturgicamente come il regista probabilmente sperava. Unitamente a questo, la sceneggiatura arriva al turning point con un buon numero di forzature, incongruenze che indeboliscono la struttura del film (specie in tutta la lunga parte della fuga dei due protagonisti) e ostacolano di molto l’empatia e l’identificazione spettatoriale. Quando il regista Alain Darborg e il suo co-sceneggiatore Per Dickson cercano infine di dare una svolta al tutto, cercando uno spiazzamento che nei fatti non arriva, lo spettatore è già predisposto negativamente verso il film, allontanato dall’esilità del soggetto e dalla scarsa credibilità di personaggi ed eventi. Così, pur nella sua buona costruzione visiva, e nella resa scenografica inevitabilmente magnetica delle location, Red Dot va ad aggiungesi ai tanti “vorrei ma non posso” del cinema di genere recente, penalizzato principalmente dall’approssimazione e dalla superficialità della sua scrittura. Una storia che, twist narrativo compreso, si finisce per dimenticare rapidamente.

Red Dot poster locandina

Titolo originale: Red Dot
Regia: Alain Darborg
Paese/anno: Svezia / 2021
Durata: 86’
Genere: Thriller
Cast: Anastasios Soulis, Anna Azcárate, Johan Hedman, Johannes Kuhnke, Kalled Mustonen, Melvin Solin, Nanna Blondell, Per Mårthans, Peter Borossy, Thomas Hanzon, Tomas Bergström, Veronica Mukka
Sceneggiatura: Alain Darborg, Per Dickson
Fotografia: Benjam Orre
Montaggio: Magnus Häll
Musiche: Carl-Johan Sevedag
Produttore: Anna Odenhall, Jenny Stjernströmer Björk, Mattias Ehrenberg, Niklas Larsson, Yaba Holst
Casa di Produzione: SF Studios
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 11/02/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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