BASTARDI A MANO ARMATA

BASTARDI A MANO ARMATA
di Gabriele Albanesi


Disponibile dall’11 febbraio sulle principali piattaforme di streaming, esempio di cinema di genere che va oltre l’omaggio al passato, Bastardi a mano armata intrattiene con gusto, mostrando il coraggio del regista Gabriele Albanesi nel non arretrare di fronte alla graficità delle immagini, a un gusto “di pancia” sempre più raro nel cinema di genere moderno.

Bentornata exploitation

Sembra una specie di manifesto di intenti, il titolo Bastardi a mano armata, la volontà di omaggiare un cinema del passato (poliziottesco e noir in particolare) di cui in Italia si sono perse le tracce da decenni – pur nei tentativi recenti, più o meno riusciti, di riesumarlo. E sembra che le cose siano destinate ad andare proprio così, nel prologo del terzo film di Gabriele Albanesi, con una coppia intenta a fare l’amore in automobile e all’improvviso una raffica di mitra, che crivella di proiettili lei e lascia lui miracolosamente in vita. Il senso di questo prologo, apparentemente slegato dal resto del racconto, sarà chiaro solo più avanti. Ci si aspetta dunque un omaggio filologico, considerata anche la frequentazione del regista, da spettatore, del cinema di genere italiano anni ‘70: eppure (e forse per fortuna) il film di Albanesi è qualcosa di più di quersto. L’omaggio al genere c’è, ma racchiuso in un contenitore decisamente moderno, che inanella anche una serie di altre citazioni (da Tenebre fino a Le iene, passando per Non aprite quella porta) non perdendo mai di vista lo scopo primario di intrattenere. Un risultato, diciamolo subito, raggiunto in modo complessivamente soddisfacente.

Un lavoro apparentemente semplice
Bastardi a mano armata recensione

Il plot di Bastardi a mano armata ruota intorno al personaggio di Sergio (Marco Bocci), detenuto in un carcere algerino per motivi non meglio specificati, che all’improvviso riceve una visita da parte di un misterioso avvocato italiano. Questi, che dice di lavorare per un importante cliente, gli fa una proposta: uscire immediatamente dal carcere, sfruttando le altolocate conoscenze dell’uomo, in cambio di un lavoro da compiere in Italia. Sergio, con la prospettiva di rivedere la figlia di otto anni che sta crescendo senza di lui, accetta immediatamente. Il suo compito consisterà nel recuperare un fascio di documenti, sepolti nella serra di una villa teoricamente disabitata. Compito apparentemente semplice, se non fosse che la dimora è in realtà abitata da una famiglia composta da madre, figlia adolescente e patrigno; restio a coinvolgere gente innocente, ma anche determinato a rivedere sua figlia, Sergio si introduce comunque nella villa, scatenando una serie di eventi imprevedibili.

Dalla linearità all’accumulo di twist
Bastardi a mano armata recensione

Così come il compito del protagonista, anche il plot di Bastardi a mano armata si complica e si ramifica col progredire della narrazione, dall’apparente linearità iniziale a un insieme di subplot che legano in modo decisivo (e ovviamente non diciamo di più) passato e presente dei personaggi. Albanesi e i co-sceneggiatori Luca Poldelmengo e Gianluca Curti – quest’ultimo produttore e patron dell’intera operazione – si divertono a smontare e rimontare il racconto, svelando segreti, trasformando più volte i personaggi e cambiando continuamente l’oggetto dell’identificazione spettatoriale. Un lavoro di sceneggiatura che funziona laddove si accettino le premesse – obiettivamente poco credibili – su cui si regge l’intera vicenda, e si riesca a stare al gioco del film: il meccanismo è giocoso, e non chiede di essere smontato e analizzato quanto piuttosto di essere goduto. Così, con parecchio mestiere, Albanesi maschera le pur presenti debolezze narrative con un ritmo sostenuto, con massicce dosi di azione e violenza, con una spruzzata di erotismo e voyeurismo che contribuiscono molto al mood da exploitation moderna del film.

Lo spirito e l’approccio
Bastardi a mano armata recensione

Non è quindi mero richiamo al passato, Bastardi a mano armata, pur tenendo ben chiari i suoi riferimenti – quelli che abbiamo elencato in apertura, insieme al revenge movie più grezzo e istintuale; ciò in quanto l’articolazione narrativa (pur nel contenitore noir) è figlia di una concezione decisamente moderna del racconto. Del cinema di genere del passato, Albanesi recupera l’approccio e lo spirito più che lo stile: il film vuole intrattenere, divertire e divertirsi, non lesinando in colpi bassi e inaspettate esplosioni di violenza, mantenendo uno stile ruspante e sorprendentemente fresco. Confrontando il film con l’approccio asettico di certo cinema di genere contemporaneo – pensiamo a The Nest (Il nido) di Roberto De Feo, ma in parte anche a La stanza di Stefano Lodovichi – o col tentativo un po’ sfiatato di omaggiare i classici del recente Calibro 9, il film di Gabriele Albanesi brilla per sincerità, sfrontatezza e coraggio. Si accolgono con piacere, i quantitativi di emoglobina presenti nel film, le torture e le uccisioni di innocenti, i twist narrativi tanto studiati ad arte da non farti domandare mai comeperché. Come nell’esordio Il bosco fuori, il regista si sporca abbondantemente le mani di sangue, e del fango in cui i protagonisti scavano in cerca dei documenti perduti; ma stavolta lo fa con una sceneggiatura decisamente migliore.

Un cast ben assemblato
Bastardi a mano armata recensione

In tutto questo, il protagonista Marco Bocci regge decisamente bene il peso del film, col giusto mix di determinazione, spietatezza e fragilità; con lui, un Peppino Mazzotta bravo a seguire le trasformazioni del suo personaggio, e un Fortunato Cerlino che, con una buona dose di carisma, massimizza lo spazio a sua disposizione dando vita a una figura di capo criminale decisamente a tinte forti. Non cerca il realismo e l’accurata descrizione psicologica, Bastardi a mano armata, quanto piuttosto la funzionalità dei personaggi e la loro coerenza con l’intreccio; e in questo, malgrado qualche caduta e qualche dettaglio che – andando a ricostruire il tutto a posteriori – non torna forse fino in fondo, il film di Albanesi svolge più che bene il suo lavoro. E l’inquadratura finale, che ovviamente non riveliamo, è una specie di sberleffo ai personaggi e alle loro motivazioni, oltre che un’onesta dichiarazione della natura giocosa e amorale di tutta l’operazione. Per fortuna che questo cinema (ancora) c’è.

Bastardi a mano armata poster locandina

Titolo originale: Bastardi a mano armata
Regia: Gabriele Albanesi
Paese/anno: Brasile, Italia / 2021
Durata: 88’
Genere: Azione, Thriller
Cast: Amanda Campana, Bruno Conti, Debora Franchi, Efisio Sanna, Fabio Rizzuto, Fortunato Cerlino, Marco Bocci, Maria Fernanda Cândido, Peppino Mazzotta
Sceneggiatura: Gabriele Albanesi, Gianluca Curti, Luca Poldelmengo
Fotografia: Davide Manca
Montaggio: Luigi Mearelli
Musiche: Emanuele Frusi
Produttore: Gianluca Curti, Paulo Boccato, Santo Versace
Casa di Produzione: Amazon Prime Video, Boccato Productions, Minerva Pictures, Rai Cinema

Data di uscita: 11/02/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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