LA SENTINELLA

LA SENTINELLA
di Julien Leclercq


Filiazione del sottogenere action al femminile, con protagonista una Olga Kurylenko più efficace come eroina d’azione che come ex soldatessa traumatizzata, La sentinella vorrebbe essere (anche) dramma sull’impossibilità di tornare a una vita normale per chi ha visto l’orrore della guerra; ma il film di Julien Leclerq risulta carente da questo lato, funzionando meglio quando imbocca (tardi) la strada del genere puro. Su Netflix.

Sentinella lei ci fa

Da Nikita in poi, il sottogenere action con protagonista “bella e letale” ha fatto diversi proseliti, generando tra gli altri un remake americano del film di Luc Besson (Nome in codice: Nina), alcuni cloni più o meno dichiarati (i recenti Lucy e Anna, diretti dallo stesso regista francese), oltre a variazioni sul tema contaminate con lo spy movie (pensiamo ad Atomica bionda e Red Sparrow). Una filiazione lunga oltre un trentennio, che non si è limitata al cinema francese ed europeo, ma ha ovviamente fagocitato (anche) l’immaginario hollywoodiano, più che mai ricettivo alle suggestioni – specie se commercialmente redditizie – provenienti dal suo esterno. Con un film come questo La sentinella, tuttavia, diretto dall’esperto Julien Leclercq, il genere “torna a casa”, e lo fa scarnificando, almeno sulla carta, l’intreccio, e riducendolo all’essenzialità: a tener banco, nel nuovo film targato Netflix, è una classica storia di vendetta, assolutamente lineare negli sviluppi e priva delle complesse evoluzioni di trama che caratterizzavano alcuni degli esempi sopra citati. Una semplicità che vorrebbe ribadire il carattere essenziale e sanguigno del genere, più diretto alla pancia che all’intelletto dello spettatore.

Un inferno che si riproduce
La sentinella (2021) recensione

Protagonista de La sentinella è Klara (interpretata da Olga Kurylenko), soldatessa d’elite di un corpo speciale ribattezzato Sentinella, che ha come scopo quello di prevenire gli attacchi terroristici individuando in anticipo le minacce, e neutralizzandole prima che possano colpire. La donna, di stanza in Siria, viene rispedita a casa dopo che il suo plotone è rimasto vittima di un attentato kamikaze, in cui alcuni dei suoi compagni sono rimasti uccisi; Klara non si dà pace perché si ritiene responsabile dell’accaduto, e, una volta tornata a Nizza, sviluppa un disturbo da stress post traumatico che la rende dipendente dagli psicofarmaci. Il già fragile equilibrio psicologico della donna va in pezzi quando, durante una serata in discoteca, sua sorella viene rapita, violentata e ridotta in fin di vita da sconosciuti; indagando, la polizia scopre che il probabile responsabile è il figlio di un potente oligarca russo, protetto dall’immunità. Klara, impossibilitata così a ottenere giustizia dalle istituzioni, decide di vendicarsi autonomamente, e si mette sulle tracce del responsabile, decisa a fargliela pagare.

Squilibri narrativi
La sentinella (2021) recensione

La sceneggiatura di Julien Leclercq e Matthieu Serveau divide La sentinella sostanzialmente in due parti: dapprima la presentazione del personaggio di Klara, la sua missione in Medio Oriente e il sopravvenire del suo trauma, con l’impossibilità del ritorno a una vita normale e la progressiva dipendenza dai farmaci; successivamente, l’aggressione di cui cade vittima la sorella Tania, con la subitanea decisione da parte della donna di farsi giustizia privata. Una divisione che dà al ritmo del film un andamento disuguale, laddove lo scopo sembra dapprima quello di delineare il “terreno” e definire il personaggio, dall’altro quello di mostrare le conseguenze del trauma di Klara e la sua trasformazione in una macchina di morte. Nonostante i soli 80 minuti di durata, fatica paradossalmente a ingranare, il film di Leclqerq, perdendosi nella sua fase iniziale in parentesi che da un lato dovrebbero servire a meglio presentare il personaggio e il contesto, dall’altro finiscono per appesantire il racconto. Olga Kurylenko, laddove si trova sufficientemente a suo agio come action girl, non sembra particolarmente efficace nelle frazioni in cui le è richiesto di adottare una più ampia gamma di sfumature di recitazione; ma il problema è anche (e soprattutto) quello di una sceneggiatura che non riesce a sfruttare al meglio i temi che tira in ballo – la violenza sulle donne, la difficoltà di denunciare i colpevoli, l’impunità di alcuni strati sociali – facendo girare a vuoto il film in tutta la sua prima frazione.

You can(‘t) be anything you want to be
La sentinella (2021) recensione

Le cose vanno un po’ meglio quando La sentinella abbandona qualsiasi velleità sociologica e psicologica, spogliandosi di ogni orpello e trasformandosi in un action puro; qui, forte anche della pluridecennale esperienza accumulata nel genere (tra i film da lui diretti si ricordino L’assalto e Rapinatori), il film di Julien Leclercq inanella buone scene d’azione, tra sparatorie e combattimenti corpo a corpo – uno dei quali, particolarmente efficace, nello scantinato di un ospedale – e assume un ritmo che, se non altro, è capace di catturare l’attenzione dello spettatore e tenerla agganciata per tutta la sua residua durata. Resta comunque il fatto che La sentinella ha il limite fondamentale di voler essere, con scarsa convinzione, quello che non è; tutta la parte iniziale del film, una sorta di Rambo al femminile (e ci riferiamo al film del 1982 di Ted Kotcheff) in cui si vorrebbero evidenziare le difficoltà per i reduci nel ritorno alla vita quotidiana, è grossolana e zoppicante, a tratti kitsch (la parentesi in discoteca), a tratti inutilmente didascalica – e ci riferiamo in particolare a tutte le sequenze che richiamano, più o meno direttamente, l’evento vissuto dalla protagonista in Siria. Si arriva al cuore del film con una serie di forzature narrative non da poco, che rendono difficile sospendere l’incredulità in un contesto che si voleva (e non riesce a essere) realistico. Per questi motivi, La sentinella, carente come dramma (post) bellico, risulta poco ispirato anche se guardato unicamente come action movie; paradossalmente troppo breve, e retto da basi narrative troppo fragili, a dispetto di una messa in scena complessivamente discreta.

La sentinella (2021) poster locandina

Titolo originale: Sentinelle
Regia: Julien Leclercq
Paese/anno: Francia / 2021
Durata: 80’
Genere: Azione, Thriller
Cast: Andrey Gorlenko, Antonia Malinova, Blaise Afonso, Carole Weyers, Gabriel Almaer, Guillaume Duhesme, Idris Ibragimov, Julian De Backer, Marilyn Lima, Martin Swabey, Michel Biel, Michel Nabokoff, Olga Kurylenko, Temerlan Idigov
Sceneggiatura: Julien Leclercq, Matthieu Serveau
Fotografia: Brecht Goyvaerts
Montaggio: Soline Guyonneau
Produttore: Bastien Sirodot, Julien Madon
Casa di Produzione: Labyrinthe Films
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 05/03/2021

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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