GLI IRREGOLARI DI BAKER STREET

GLI IRREGOLARI DI BAKER STREET
di Johnny Allan, Joss Agnew, Weronika Tofilska


Ennesima rielaborazione delle storie di Arthur Conan Doyle, Gli irregolari di Baker Street non si presenta nel migliore dei modi, con un tono incerto e una trama orizzontale sfilacciata ed inizialmente confusa; nella sua seconda parte, la serie di Tom Bidwell tuttavia migliora, assumendo una fisionomia più definita e offrendo uno sguardo interessante sull’universo di Sherlock Holmes e dei suoi (ex) comprimari. Su Netflix.

Mai più comprimari

Tra i personaggi letterari che nel corso degli anni hanno “invaso” la storia del cinema e della televisione, Sherlock Holmes e il dottor Watson sono forse quelli che hanno mostrato il maggior numero di varianti possibili, tra rielaborazioni, omaggi e parodie. Cambiati di volta in volta di età e di sesso, trasformati in animali antropomorfi in serie animate, rielaborati in chiave action – nella frizzante versione di Guy Ritchie – o di riflessione sulla vecchiaia – nell’autunnale Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto – i due personaggi creati da Arthur Conan Doyle – e tutta la mitologia che gira loro intorno – non hanno mai cessato di esercitare il loro fascino sul mondo dell’audiovisivo, che si tratti del grande o del piccolo schermo. Dopo il successo della reinterpretazione contemporanea per opera della serie Sherlock, e quello dei due Sherlock Holmes di Ritchie, questo Gli irregolari di Baker Street si propone di cambiare radicalmente il focus narrativo della storia: come si può intuire dal titolo, gli eroi della vicenda sono qui gli adolescenti che aiutano Holmes e Watson a risolvere i loro casi. Un aiuto che, come gli otto episodi della serie creata da Tom Bidwell si incaricheranno di dimostrare, il più delle volte risulterà più che decisivo.

Background irregolari
Gli irregolari di Baker Street recensione

Gli irregolari del titolo, nella serie di Bidwell, sono quattro, a cui si aggiungerà un quinto componente del gruppo nel corso della storia: le due sorelle Bea e Jessie, orfane di madre e dal padre sconosciuto, il collerico Billy e il pacato e riflessivo Spike. Le due sorelle, cresciute in un orfanotrofio e vittime di maltrattamenti fisici e psicologici, hanno un carattere praticamente opposto: decisa e determinata la maggiore, Bea, tormentata e fragile la minore, Jessie, che sembra aver ereditato da sua madre un potere che la fa soffrire di incubi e visioni. Proprio la misteriosa capacità di Jessie di sintonizzarsi sulle frequenze dei “mostri”, degli individui dall’anima più oscura che popolano le strade di Londra, farà in modo che il dottor Watson e Holmes si rivolgano ai ragazzini per risolvere i casi più truculenti loro affidati. Ai quattro membri del gruppo si aggiungerà presto Leonard, giovane nobile “in incognito” che è stato sempre tenuto segregato a causa della sua salute cagionevole, e che ora è rimasto affascinato dalla vita di strada condotta dai quattro. Ma i cinque adolescenti dovranno scontrarsi con un potere oscuro che sembra contagiare progressivamente l’intera città.

Dark Streets of London
Gli irregolari di Baker Street recensione

È cupa e fosca, l’atmosfera di Gli irregolari di Baker Street, tale da focalizzare e portare alle estreme conseguenze il mood gotico già presente nelle storie di Arthur Conan Doyle; partendo dall’ambientazione delineata dallo scrittore britannico nei suoi romanzi e racconti, gli episodi della serie di Tom Bidwell parlano di folli rapitori di bambini, di killer che scuoiano i volti delle loro vittime, di emuli ante litteram del dottor Frankenstein che rubano parti del corpo di esseri umani per infondere nuova vita ai cadaveri. Allo schema giallo ereditato dalle storie di Doyle, che torna qui nello sviluppo di episodi autoconclusivi, si aggiunge e si sovrappone una trama orizzontale di carattere sovrannaturale, che lega in modo misterioso il passato dei quattro ragazzi – e in particolare quello delle sorelle Bea e Jessica – con la storia di Holmes e Watson. Questi ultimi – e non crediamo di fare nessuno spoiler di sorta dicendo questo – vengono ritratti in una luce molto diversa da quella positiva e guidata da solide convinzioni a cui siamo abituati; il lato oscuro dei due, come viene annunciato dalla prima entrata in scena del Watson interpretato da Royce Pierreson (per lo Sherlock di Henry Lloyd-Hughes ci sarà da aspettare un po’) è molto presente, per non dire predominante.

Una partenza in salita
Gli irregolari di Baker Street recensione

Il problema principale di Gli irregolari di Baker Street – che non si presenta invero nel modo più promettente, con una narrazione confusa e un’iniziale incertezza di tono – sta proprio nell’aver voluto restare legata a uno schema che predilige la trama verticale, con lo sviluppo di piccole storie autoconclusive: almeno nei primi quattro episodi, la serie fatica enormemente a trovare un suo ritmo, accumulando dettagli che poi non si dà pena di spiegare, accelerando e decelerando in modo apparentemente casuale, introducendo ed eliminando personaggi in modo troppo disinvolto. A farne le spese è proprio l’empatia coi personaggi: i giovani interpreti, in sé tutti abbastanza validi – con una menzione speciale per la Bea di Thaddea Graham e il Leo di Harrison Osterfield – fanno fatica a stabilire la giusta connessione con lo spettatore, costretti a subire una storia che inizialmente pare incerta sulla direzione che vuole prendere. Paradossalmente, nella prima metà della serie, è il mondo adulto a essere delineato con più chiarezza, seppur in una luce estremamente negativa: losco, ambiguo e poco rassicurante nel fare il dottor Watson, addirittura respingenti il Lestrade interpretato da Aidan McArdle e il Daimler di Edward Hogg. Sulla caratterizzazione di Sherlock Holmes, che (lo ripetiamo) farà il suo ingresso nella serie solo più avanti, preferiamo non aggiungere altri dettagli – se non il fatto che questo Holmes è (volutamente) abbastanza diverso da tutti quelli che finora abbiamo visto, tra grande e piccolo schermo.

Riannodare i fili

Partita in modo incerto, Gli irregolari di Baker Street migliora tuttavia nella sua seconda parte, quando i tanti fili narrativi vengono finalmente riannodati, e la serie stessa sembra acquisire una sua più precisa identità, oltre a un tono più coerente e uniforme. Nello sviluppo dei vari personaggi, i cui dettagli ovviamente non anticipiamo, viene dato un certo risalto al tema della diversità, quella diversità che accomuna in modo particolare le figure di Leo e Jessie – entrambi fragili, entrambi poco a proprio agio nei rispettivi ambienti sociali – ma in fondo anche quella dello stesso Sherlock Holmes; la figura di quest’ultimo, pur nello spazio più limitato che gli viene offerto rispetto ad altri personaggi, attraversa un’evoluzione certamente interessante. È un peccato, dato il grande potenziale che un soggetto come quello della serie di Tom Bidwell mostrava, che il ritmo impieghi così tanto a carburare, e che si finisca per affezionarci paradossalmente troppo tardi ai personaggi; personaggi che potrebbero benissimo tornare in una seconda stagione, grazie a un finale sì autoconclusivo, ma intelligentemente aperto a una possibile prosecuzione. Una prosecuzione per cui auspichiamo, da amanti delle storie di Arthur Conan Doyle ma anche, in generale, della buona fiction di genere, una maggior cura narrativa e una migliore uniformità di atmosfere.

Gli irregolari di Baker Street poster locandina

Titolo originale: The Irregulars
Regia: Johnny Allan, Joss Agnew, Weronika Tofilska
Paese/anno: Regno Unito / 2021
Genere: Fantastico, Giallo, Horror
Cast: Charles Armstrong, Clarke Peters, Darci Shaw, Edward Hogg, Eileen O'Higgins, Harrison Osterfield, Henry Lloyd-Hughes, Ian Whyte, Jojo Macari, McKell David, Nell Hudson, Olivia Grant, Rory McCann, Royce Pierreson, Thaddea Graham
Sceneggiatura: Sarah Simmonds, Tom Bidwell
Fotografia: Laurens De Geyter, Nick Dance, Tony Miller
Montaggio: Adam Moss, Lois Bygrave, Mark Hermida, Peggy Koretzky
Musiche: Paul Haslinger
Produttore: Greg Brenman, Jonathan Leather, Jude Liknaitzky, Michael Ray, Rebecca Hodgson, Tom Bidwell
Casa di Produzione: Drama Republic
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 26/03/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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