CONCRETE COWBOY

CONCRETE COWBOY
di Ricky Staub


Trasportando gli stilemi del western nel contesto di una narrazione contemporanea, Concrete Cowboy racconta con efficacia la sottocultura dei cowboy urbani di Philadelphia, muovendosi tra il dramma metropolitano e quello familiare, in un ritratto realistico e abbastanza equilibrato. Già presentato al Toronto International Film Festival, il film d’esordio di Ricky Staub è disponibile dal 2 aprile su Netflix.

La frontiera dietro casa

Il western, tra i generi fondativi del cinema hollywoodiano, è forse quello che è stato smontato e rimontato più volte, parodiato, trasportato con le sue logiche e le sue regole narrative in altri contesi (oltre che contaminato con altri generi). Nessuno però, finora, aveva tentato di trasportare la mitologia western tal quale in un contesto contemporaneo, mostrando personaggi che di quell’universo, e di quello stile di vita, riprendono tutte le caratteristiche principali. Anche solo per questa sua originalità – seppur derivata da una fonte esterna, il romanzo Ghetto Cowboy di Greg Neri – questo Concrete Cowboy è un film valevole di visione. Il lavoro dell’esordiente Ricky Staub, infatti – già presentato al Toronto International Film Festival e ora approdato su Netflix – racconta da dentro una comunità di cowboy urbani di Philadelphia – il Fletcher Street Urban Riding Club – che alleva cavalli e aiuta i giovani afroamericani a stare lontani dalla strada. Una comunità realmente esistente, come i titoli di coda del film, secondo una moda ormai consolidata, si incaricano di spiegarci.

Tra la famiglia e la strada
Concrete Cowboy recensione

Il plot di Concrete Cowboy (titolo emblematico, che unisce la figura-cardine della Frontiera con uno dei simboli principali dell’urbanizzazione, l’asfalto) ruota intorno a Cole, adolescente problematico di Detroit che, dopo l’ennesima bravata, viene mandato da sua madre a vivere col padre separato; l’uomo vive a Philadelphia e cura il maneggio urbano di Fletcher Street, punto di ritrovo per la comunità afroamericana del quartiere. Qui, i residenti vivono secondo le antiche usanze dei cowboy, restando legati a un immaginario romantico e preindustriale, tenendo vivi – anche presso le giovani generazioni – i vecchi emblemi della Frontiera americana. Cole è dapprima riottoso a stare da suo padre – che, per fare solo un esempio, tiene un cavallo nel soggiorno di casa; le strade di Philadelphia offrono anche la via del guadagno facile attraverso lo spaccio di droga, incarnata dal suo amico d’infanzia Smush. Cole resterà in bilico tra questi due mondi confinanti, quello dei cowboy moderni e quello della strada e del guadagno facile, entrambi in lotta contro una gentrificazione che sta lentamente cambiando faccia al quartiere.

L’amore e il sangue
Concrete Cowboy recensione

La narrazione di Concrete Cowboy si articola alternando costantemente la dimensione più intima – incarnata dal progressivo avvicinamento del protagonista a suo padre, rappresentante per questi di un mondo distante e alieno – a quella che possiamo definire antropologica, consistente nel ritratto di un mondo che, pur imbastardito e fiaccato dalla povertà, dalle infiltrazioni criminali e dall’ostilità delle istituzioni, resiste e porta avanti i suoi valori. Proprio su questo doppio binario si articola il “romanzo di formazione” del protagonista (un convincente Caleb McLaughlin, già visto in Stranger Things), progressivamente sempre più curioso e attratto dallo stile di vita di questi individui fuori dal tempo, ma in difficoltà nel recuperare un vero rapporto affettivo con un genitore che non ha praticamente mai conosciuto (genitore che ha il volto del sempre bravo Idris Elba). Proprio in un emblematico dialogo tra i due, quando le rispettive barriere crolleranno, il protagonista capirà come i due binari siano in realtà intimamente collegati, e come la sua appartenenza – incarnata dal rapporto di empatia che subito si crea col cavallo più ribelle del gruppo – sia strettamente legata al legame di sangue col genitore.

L’equilibrio del tono

Era facile cadere nelle trappole della retorica e del ricatto emotivo, per un film come quello di Ricky Staub; la pregnanza del tema sociale e il suo potenziale “da pamphlet”, uniti alla densità della componente familiare, rendevano più che concreto questo rischio. Tuttavia, Concrete Cowboy mantiene nelle sue circa due ore di durata un apprezzabile equilibrio narrativo, aprendosi a piccole digressioni umoristiche (tutte incentrate sull’incontro/scontro del giovane protagonista col nuovo ambiente) ma tenendo dritta la barra del dramma realistico. La regia dell’esordiente Staub è sicura, con qualche giustificata accelerazione – c’è nel film un inseguimento che non ha nulla da invidiare a quanto si vede in molti action movie moderni – e qualche concessione a un’estetica da videoclip, confinata alle sequenze che ritraggono il giovane protagonista col suo amico Smush. Solido nella struttura, e abile nello stimolare la curiosità dello spettatore per la sottocultura che mette in scena – con un piglio antropologico sempre più raro nel moderno cinema hollywoodiano – Concrete Cowboy perde un po’ in rigore solo nella parte finale, con una svolta che appare affrettata e poco credibile, per una conclusione comunque dal buon impatto emotivo. Un limite che non pregiudica in modo sostanziale la buona riuscita del film di Ricky Staub, regista il cui sguardo sulle sottoculture urbane – e sulle loro espressioni – resta sicuramente da tenere d’occhio.

Concrete Cowboy poster locandina

Titolo originale: Concrete Cowboy
Regia: Ricky Staub
Paese/anno: Stati Uniti / 2020
Durata: 111’
Genere: Drammatico
Cast: Aedan Jayce, Byron Bowers, Caleb McLaughlin, Dominic Jackson, Idris Elba, Ivannah-Mercedes, Jasmine Leilani Kyle, Jennifer Butler, Jharrel Jerome, Kristoffe Brodeur, Liz Priestley, Lorraine Toussaint, Method Man, Patrick McDade, Seyler Fox, Swen Temmel, Terez Land
Sceneggiatura: Dan Walser, Ricky Staub
Fotografia: Minka Farthing-Kohl
Montaggio: Luke Ciarrocchi
Musiche: Kevin Matley
Produttore: Ana Garanito, Dan Walser, Emma Brown, Idris Elba, Jeff G. Waxman, Jennifer Madeloff, Lee Daniels, Tucker Tooley
Casa di Produzione: Green Door Pictures, Lee Daniels Entertainment, Neighborhood Film Co., Tucker Tooley Entertainment, Waxylu Films
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 02/04/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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