GOVERNANCE – IL PREZZO DEL POTERE

GOVERNANCE – IL PREZZO DEL POTERE
di Michael Zampino


Arrivato all’opera seconda dopo ormai un decennio, Michael Zampino delinea in Governance – Il prezzo del potere un ambiente intrinsecamente corrotto, andando a riflettere sui meccanismi del potere – nelle sue varie declinazioni – e sulla (mancanza di) etica in esso insita. Su Amazon Prime Video.

Non esistono poteri buoni

All’interno del gruppo di registi, ormai abbastanza folto, che stanno tentando di riportare nel cinema italiano un approccio maggiormente legato al “genere” – e alle sue tante possibili declinazioni – il nome di Michael Zampino era rimasto finora un po’ in ombra. Già autore di alcuni apprezzati corti, il cineasta italofrancese aveva esordito alla regia di un lungometraggio nel 2010 col thriller L’erede, ottenendo buoni riscontri di critica; la sua opera seconda, questo Governance – Il prezzo del potere, arriva oltre dieci anni dopo, impossibilitata a causa della pandemia di Covid-19 a una distribuzione in sala, e visibile in esclusiva agli abbonati di Amazon Prime Video. Un plot, quello di questo secondo lavoro del regista, apparentemente molto distante da quello della sua opera di partenza, calato negli umori della borghesia imprenditoriale romana anziché in quelli rurali della provincia; tuttavia, nella tensione (a)morale che attraversa i suoi personaggi, e nell’interrogazione su cosa si sia disposti a fare per il potere – sia quello economico che quello interno ai gruppi sociali – è possibile rintracciare un fil rouge che lega l’esordio di Zampino a questo nuovo lavoro.

Una disgrazia provvidenziale
Governance (2021) recensione

Nella trama di Governance – Il prezzo del potere seguiamo la vicenda di Renzo Petrucci (interpretato da Massimo Popolizio), manager di una grande compagnia petrolifera, scaltro e capace di tutto pur di mantenere la sua posizione di potere in azienda. Quando un’inchiesta per corruzione coinvolge direttamente il suo operato, Renzo è costretto a lasciare il suo incarico; il suo superiore gli fa pressioni perché dia le dimissioni, mentre il suo posto viene ricoperto da Viviane Parisi (che ha il volto di Sarah Denis) una giovane e ambiziosa collega che in passato ha lavorato per una compagnia concorrente. Deciso a non darla vinta ai suoi avversari, Renzo rifiuta di lasciare l’azienda, e tenta in tutti i modi di screditare l’operato della nuova arrivata; ma a venire in suo aiuto sarà un incidente stradale, di cui lui e il suo amico meccanico Michele (Vinicio Marchioni) portano la responsabilità indiretta. Renzo riuscirà così a riacquistare il suo potere, ma gli eventi appena occorsi rischieranno di farlo crollare, trascinando nel baratro anche l’amico.

Potere e fragilità
Governance (2021) recensione

Come già il precedente L’erede, Governance – Il prezzo del potere mette subito in tavola le sue carte, preferendo la ricerca della tensione psicologica – concentrata soprattutto sul personaggio interpretato da Massimo Popolizio – allo svelamento graduale dei retroscena della vicenda. Il film inizia in media res, mostrando l’incidente che è centro nevralgico degli eventi, per poi articolarsi in un lungo flashback, che presenta i personaggi e delinea gli eventi che ivi hanno condotto. Una progressione in cui la macchina da presa è costantemente incollata al protagonista, seguendolo nella vita lavorativa così come in in privato i cui confini sono sempre più sfumati, e domandando molto in termini recitativi all’interprete principale; Popolizio risponde con una prova che è tutta nervi e istinto, atta a volte a provocare, a volte ad assecondare una tensione narrativa che il plot organizza abilmente in un crescendo. Attraverso il personaggio di Renzo, la sceneggiatura vuole riflettere sul concetto di potere, sul suo legame con la posizione sociale e sulla sua intrinseca fragilità. Una fragilità che diventerà manifesta quando il personaggio si scoprirà costretto a scendere a compromessi coi suoi nemici.

Una morsa inesorabile
Governance (2021) recensione

Offre uno sguardo interessante sull’ambiente aziendale, sui suoi rapporti di forza e sulle sue nefandezze, il film di Michael Zampino, che prende una trama che poteva essere oggetto di un dramma a sfondo sociale – componente che comunque non manca nel film – e ne fa un teso thriller psicologico, in cui la tensione è tutta concentrata sulla morsa che lentamente si chiude intorno al protagonista. Come nel suo film precedente, Zampino evita gli svolazzi di regia e si affida a una sceneggiatura solida, che dà il suo meglio quando ritrae il personaggio di Renzo nell’ambiente lavorativo; più abbozzata è la descrizione del contesto familiare, con un matrimonio da recuperare e un rapporto un po’ irrisolto con una figlia disabile. Leggermente ambigua, ma non in senso positivo, si rivela la caratterizzazione del personaggio di Michele, amico e subordinato del protagonista, ex criminale che rivela un atteggiamento ondivago nei confronti dell’amico e degli eventi che li hanno coinvolti; un’ambiguità che, piuttosto che una precisa scelta narrativa, sembra frutto di una caratterizzazione incerta del personaggio, comunque ben interpretato dal sempre valido Marchioni.

Estensione e profondità

Contratto nella durata e privo di cali di tensione, Governance – Il prezzo del potere trova forse il suo limite proprio nel metraggio ridotto, che garantisce la tenuta narrativa ma provoca l’accelerazione di alcune dinamiche (tra queste, l’evoluzione del personaggio del già citato Michele) e non approfondisce al meglio i meccanismi della caduta e della fragile “resurrezione” del protagonista. Resta comunque interessante, anche se in parte irrisolto, il tentativo del regista di indagare l’ambiente aziendale con le logiche del thriller, astraendo la materia narrativa dal suo contesto e facendo una riflessione di più ampia portata – o almeno abbozzandola – su concetti come la colpa, la verità e i meccanismi del potere. Una ricerca di cui si coglie la spontaneità, sicuramente non comune in un prodotto che resta principalmente teso all’intrattenimento.

Governance (2021) poster locandina

Titolo originale: Governance
Regia: Michael Zampino
Paese/anno: Francia, Italia / 2021
Durata: 89’
Genere: Drammatico, Thriller
Cast: Andrea D'Andreagiovanni, Annalisa Picconi, Antonio Zavatteri, Ariele Vincenti, Armando Puccio, Claudio Spadaro, Davide Tassi, Désirée Giorgetti, Diego Verdegiglio, Federico Perrotta, Gianluca Cesale, Maria Cristina Heller, Marial Bajma-Riva, Massimo Popolizio, Nicola Nicchi, Sara Putignano, Sarah Denys, Simone Pieroni, Sonia Barbadoro, Tania Bambaci, Viktorie Ignoto, Vinicio Marchioni, Viviana Altieri
Sceneggiatura: Giampaolo Rugo, Heidrun Schleef, Michael Zampino
Fotografia: Stefano Paradiso
Montaggio: Gianluca Cristofari
Musiche: Sartoria Sonora
Produttore: Frederic Ollier, Sandro Frezza, Xavier Delmas
Casa di Produzione: Alba Produzioni, Loin Derrière L'Oural, Panoramic Film
Distribuzione: Amazon Prime Video

Data di uscita: 12/04/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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