IL FILO NASCOSTO

IL FILO NASCOSTO
di Paul Thomas Anderson


Sospeso tra la dimensione intima dell'ossessione e le sue manifestazioni più violente, permeato della fascinazione per il vuoto e la morte che è da sempre parte della poetica di Paul Thomas Anderson, Il filo nascosto è una sorta di thriller del sentimento, nuovo importante tassello di una filmografia pressoché unica.

Tessere l'ossessione

Londra, anni ‘50. In una città da poco uscita dalla guerra, lo stilista Reynolds Woodcock e sua sorella Cyril sono al centro della moda inglese, distribuendo i propri capi di vestiario a reali, stelle del cinema, aristocratici ed ereditiere, insomma a tutte le categorie della società britannica che conta. Personaggio schivo ma affascinante, Reynolds è circondato dalle donne, che entrano ed escono dalla sua vita offrendogli costanti compagnia e ispirazione: ma quando l’uomo incontra Alma, donna più giovane di lui, decisa e dal carattere forte, la sua vita prende una direzione imprevista. Per Reynolds, Alma si trasforma presto tanto in una musa quanto in un’ossessione: la rigida attitudine al controllo dell’uomo, la sua tendenza alla pianificazione di ogni aspetto della vita, sua e degli altri, ne risulteranno totalmente sconvolte.

Continua a seguire, nel suo cinema, traiettorie personali e imperscrutabili, Paul Thomas Anderson, non temendo il consapevole anacronismo (a partire dalla tecnica: questo Il filo nascosto è infatti girato in 35mm) e la dimensione – in realtà – atemporale e assoluta, nascosta tra la minuzia della ricostruzione storica. Dopo gli anni ‘70 americani, e le volutamente oscure circonvoluzioni narrative di Vizio di forma, il regista si sposta nella Londra anni ‘50, per narrarvi una storia dai tratti apparentemente, specularmente opposti. Linearità contro moltiplicazione (in)controllata delle sottotrame, etic(hett)a borghese contro decadentismo post-flower power, ossessione del control freak contro anarchismo virato in noir. Alla base, però, la stessa tensione e fascinazione sotterranea per il vuoto, la perdita del sé, la morte, pur celate in dimensioni apparentemente agli antipodi.

Il Woodcock interpretato da Daniel Day-Lewis – personaggio di fantasia, sebbene il film abbia la struttura, il tono e il passo del biopic – oscilla tra ossessione per il controllo e vertigine inespressa per l’oscurità, tra esibita anaffettività e dipendenza personale, tra rigida pianificazione dell’esistenza e consapevolezza della vacuità dei suoi rituali. Il personaggio di Alma (nome privo di cognome, non casuale, ultimo esempio di un’attenzione alla nomenclatura dei personaggi che attraversa tutto il cinema di Anderson) cortocircuiterà gli estremi della sua esistenza, ne svelerà silenziosamente le derive, arrivando a gettarsi con lui tra i meandri dell’ossessione, oltre il rivestimento simbolico di un velo, fatto di ricche fibre intessute, che si rivela infine inefficace. L’anima verrà infine messa a nudo, e riconnessa alla consistenza terrena e lignea del vivere del protagonista: un processo radicale, nelle premesse quanto nelle imprevedibili conseguenze.

Visivamente sontuoso, rigoroso e geometrico nel suo incedere, permeato di un’oscurità percepibile appena sotto la perfezione sfarzosa della sua ricostruzione, Il filo nascosto è un dramma sull’ossessione della dipendenza (dalle cose e dalle persone), un thriller del sentimento, un’esplorazione della psiche che sconfina a tratti nell’horror psicologico più etereo. Più che alla psicanalisi attraverso il cinema, Anderson sembra interessato all’interazione tra la dimensione intima dell’ossessione e le sue apparentemente divergenti manifestazioni esterne, tra una voglia di (ri)scrivere in modo radicale la propria storia, quella delle persone che si hanno intorno e quella del proprio ambiente, e la tendenza ad annullarsi e a fondersi nell’ambiente stesso, tra la rigidità di una voglia di pianificazione apparentemente inflessibile, e l’anarchismo di un ego irriducibile ai legacci di qualsiasi costrizione sociale.

La costruzione narrativa di Anderson, formalmente impeccabile, in alcuni momenti di questo Il filo nascosto potrebbe forse risultare troppo cerebrale per una parte del suo pubblico, sbilanciata in modo eccessivo sulla dimensione del non detto, dell’allusione, di un’astrazione che a tratti rischia di togliere sostanza alla storia. Si tratta di un rischio di cui lo stesso regista sembra consapevole, specie laddove, nella parte finale, sceglie di dare un twist alla trama che riporti la vicenda alla sua dimensione più concreta e terrena. Al di là di una radicalità che – come sempre nel cinema del regista – resta poco incline ai compromessi, e accetta i rischi delle sue scelte, quello a cui siamo di fronte è un dramma che ha il rivestimento e i colori della ricostruzione d’epoca, e il fondo noir dell’esplorazione di una mente scissa, ancora in cerca di ricomposizione con i capricci del corpo. La messa in scena, al solito di straordinaria efficacia visiva, e la recitazione in perfetto equilibrio tra controllo e presa emotiva (notevole, oltre a Day-Lewis e alla co-protagonista Vicky Krieps, il personaggio della sorella del protagonista, col volto di Lesley Manville) sostanziano un nuovo, importante tassello in una filmografia pressoché unica.

Il filo nascosto recensione

Titolo originale: Phantom Thread
Regia: Paul Thomas Anderson
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2017
Durata: 130’
Genere: Drammatico
Cast: Brian Gleeson, Camilla Rutherford, Daniel Day-Lewis, George Glasgow, Gina McKee, Harriet Sansom Harris, Jane Perry, Julia Davis, Lesley Manville, Lujza Richter, Martin Dew, Nicholas Mander, Philip Franks, Phyllis MacMahon, Richard Graham, Silas Carson, Vicky Krieps
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Fotografia: Paul Thomas Anderson
Montaggio: Dylan Tichenor
Musiche: Jonny Greenwood
Produttore: Daniel Lupi, JoAnne Sellar, Megan Ellison, Paul Thomas Anderson
Casa di Produzione: Annapura Pictures, Focus Features, Ghoulardi Film Company
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 22/02/2018

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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