ALICE E PETER

ALICE E PETER
di Brenda Chapman


Nonostante un’idea di base interessante – il crossover tra due racconti fantastici in un contesto di crudo realismo – Alice e Peter pasticcia col racconto, apre parentesi che non chiude o chiude in modo discutibile, e balbetta nel ritmo: il film di Brenda Chapman non riesce mai a decollare, principalmente a causa di una scrittura involuta e confusa. Su Amazon Prime Video.

Due fiabe in un dramma

L’idea alla base di Alice e Peter, sulla carta, era anche lodevole. In un periodo di remake/reboot/adattamenti live action di dubbia fattura di classici dell’animazione, fare un crossover tra due personaggi di altrettanti classici per ragazzi, ponendone le basi in un contesto realistico, è senz’altro un modo originale di approcciare la materia. Qualcosa di simile, e al tempo stesso distante, da quello che fece la Disney qualche anno fa col suo Into the Woods: simile è l’idea dell’incontro tra più personaggi fantastici e la condivisione di uno stesso universo, diversa è la base di partenza del racconto (fiabesca lì, realistica qui). Non che, in realtà, la sceneggiatura del film di Brenda Chapman (al suo attivo la regia di Brave – Ribelle, qui al suo esordio nel cinema live action) si prenda la briga di precisare in modo dettagliato il setting: siamo nella campagna inglese, da qualche parte fuori Londra, tra la fine dell’800 e l’inizio del secolo successivo. Alice e Peter sono due fratelli molto legati tra loro, e a loro volta molto legati al fratello David; quest’ultimo, il più dotato dei tre, sta per andare a studiare in un’esclusiva scuola lontano da casa. Quando un tragico incidente porta via la vita a David, i genitori Rose e Jack (rispettivamente interpretati da Angelina Jolie e David Oyelowo) sembrano incapaci di reagire al colpo subito; forse, solo i ragazzi, con la loro attitudine a sognare, potranno aiutarli.

Un viaggio dall’approdo già noto
Alice e Peter recensione

Dire di più sul plot di Alice e Peter significherebbe rendere superflua la visione del film, visto che l’approdo finale della trama, il fine ultimo del racconto, è noto già dall’inizio: i due protagonisti si trasformeranno rispettivamente in Peter Pan e nella Alice pronta a immergersi (qui volontariamente) nella tana del Bianconiglio. L’interesse ricercato dal film di Brenda Chapman sta principalmente nell’evoluzione della trama dal contesto realistico a quello fantastico, o meglio – per gran parte della sua durata – nella compresenza dei due elementi. Viene in mente, vedendo il film di Chapman, anche l’apprezzabile (e sottovalutato) Un ponte per Terabithia, per il modo in cui la sceneggiatura gioca con l’elemento fantastico/fiabesco e per come ne fa veicolo per raccontare la crescita dei due protagonisti. Viene inevitabilmente in mente, il film del 2007 di Gábor Csupó, anche per il modo in cui viene trattato l’elemento del lutto, e per come questo viene collegato (qui in modo invero solo abbozzato) al senso di colpa. Peter si sente responsabile di ciò che è capitato al fratello, e cerca in tutti i modi di prendere il suo posto, quasi volendo ripagare suo padre della perdita subita; Alice, al contrario, una volta realizzato che David non tornerà, viene irretita dalla proposta di sua zia di andare a vivere con lei, lasciando il nido familiare per un ambiente più “borghese” (e di conseguenza più adulto). Il film gioca per tutta la sua durata col tema della crescita e col modo in cui i due personaggi la affrontano, rappresentando il mondo adulto – incarnato da un lato dagli avidi familari di Jack, dall’altro dalla zia – come territorio sconosciuto e pericoloso.

L’incertezza del tono
Alice e Peter recensione

Mette tanta carne al fuoco, Alice e Peter, cercando di delineare nel contempo i diversi caratteri due due protagonisti – e le rispettive evoluzioni – e dall’altro di rappresentare con sufficiente realismo i due personaggi adulti, non dimenticando di intersecare nella storia l’elemento fantastico. In questa ricerca di una sorta di “realismo magico”, in cui il campanellino di Alice è un semplice oggetto ma anche una fata – a seconda del punto di vista da cui lo si guardi – e in cui i compagni di Peter dell’Isola che non c’è entrano ed escono disinvoltamente dalla trama, il film di Brenda Chapman finisce per perdersi anzitempo. Ci voleva una scrittura più attenta, e più articolata, per non far deragliare il racconto fuori dai binari, come spesso succede (si veda tutta la parentesi del debito di gioco del padre dei due); il tono sembra oscillare sempre tra il racconto di formazione, in cui in primo piano dovrebbero essere gli archi narrativi dei due giovani protagonisti, e la parabola morale narrata attraverso la chiave di lettura del fantasy.

Tre mondi (mal) comunicanti

In tutto questo, si accumulano personaggi irrisolti (a cominciare dalla stessa Rose interpretata da Angelina Jolie), si aprono parentesi che o non vengono chiuse (il già citato senso di colpa del ragazzo, la sua voglia di sostituirsi al fratello nella considerazione del padre) o si chiudono in modo discutibile (il subplot dell’orologio venduto e le sue conseguenze). La sceneggiatura cerca (male) di condensare il tutto nella dimensione dell’ora e mezza di durata, ma il ritmo del film si rivela incerto, incapace di decollare; l’espediente del racconto nel racconto, con la Alice adulta nelle vesti di narratrice, dovrebbe aggiungere fascino alla vicenda, ma finisce per caricarla solo di un ulteriore, inutile livello. Una confezione in sé abbastanza buona, con qualche discreta trovata visiva (la “polvere dei sogni”) non riesce a ovviare a una narrazione balbettante, che incespica più volte e arriva alla fine con diverse forzature; il fascino di un mondo fantastico (anzi, due: le confinanti Wonderland e Neverland) che doveva trovarsi appena dietro l’angolo – pronto a essere materializzato dai sogni di due ragazzini – resta più sulla carta che nei fatti.

Alice e Peter poster locandina

Titolo originale: Come Away
Regia: Brenda Chapman
Paese/anno: Regno Unito / 2020
Durata: 94’
Genere: Drammatico, Fantasy
Cast: Angelina Jolie, Anna Chancellor, Ava Fillery, Carter Thomas, David Oyelowo, Gugu Mbatha-Raw, Harry Paul Newman, Jenny Galloway, Jonathan Garcia, Jordan A. Nash, Keira Chansa, Keith Chanter, Michael Caine, Ned Dennehy, Oliver Frank Newman, Reece Yates, Savannah Read
Sceneggiatura: Marissa Kate Goodhill
Fotografia: Jules OLaughlin
Montaggio: Dody Dorn
Musiche: John Debney
Produttore: Alastair Burlingham, Andrea Keir, Annie Chang, Calvin Choong, Charlie Dombek, David Oyelowo, Gary Raskin, James Spring, Leesa Kahn, Reg Poerscout-Edgerton, Richard Graysmark, Shereen Ali, Steve Richards
Casa di Produzione: ACE Pictures Entertainment, Creasun Entertainment, Endurance Media, Fred Films, Hammerstone Studios, Lakeview Entertainment (II), TinRes Entertainment, Yoruba Saxon Productions
Distribuzione: Amazon Prime Video

Data di uscita: 22/04/2021

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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