SI VIVE UNA VOLTA SOLA

SI VIVE UNA VOLTA SOLA
di Carlo Verdone


Confezionando con Si vive una volta sola una commedia dalla dimensione più collettiva, Carlo Verdone cerca di riflettere sul tempo che passa e sul concetto di amicizia; ma le aspirazioni del film si scontrano con uno script deludente e una narrazione poco compatta.

Si muore un po' per poter vivere

Dopo Benedetta follia, operazione a suo modo più “personale”, in cui Carlo Verdone tentava di riflettere sul suo passato – e sul personaggio da lui stesso cucitosi addosso – con questo Si vive una volta sola il regista e attore romano sceglie di percorrere la strada della commedia collettiva. È un concetto che aveva già espresso più volte, Verdone (dandone anche prova in lavori quali Posti in piedi in Paradiso), quello di volersi cimentare più spesso in una dimensione corale, abbandonando almeno parzialmente il centro della scena – o comunque facendosi da parte per condividerlo con altri. Qui, il suo personaggio è il primario del reparto di chirurgia di un ospedale romano, inseparabile dai colleghi e amici Amedeo, Lucia e Corrado, interpretati rispettivamente da Rocco Papaleo, Anna Foglietta e Max Tortora. Quando, improvvisamente, una triste notizia squarcia come un fulmine a ciel sereno la tranquilla vita del gruppo – fatta di condivisione, lavoro, scherzi e lazzi – i quattro amici e colleghi decidono di partire per una vacanza in Puglia, per quello che potrebbe essere l’ultimo loro viaggio insieme.

Prendendo spunto da un soggetto scritto insieme a Giovanni Veronesi, Verdone guarda in questo Si vive una volta sola al passato della nostra commedia (il riferimento ad Amici miei è inevitabile) tentando di riflettere da un lato sulla dimensione dell’amicizia e della condivisione, dall’altro presentando quattro protagonisti che restano – in gran parte – individui irrisolti, ognuno alle prese coi propri demoni. Se il primario protagonista si trova a dover fronteggiare un rapporto problematico con sua figlia, se la fragile Lucia ha a che fare con un amore effimero che si rivela presto come una mera illusione, e se Corrado deve fronteggiare l’infedeltà di sua moglie, è il personaggio di Amedeo quello più fragile, che subisce sia lo stress lavorativo che i lazzi degli amici, che lo bersagliano con continui (e spesso crudeli) scherzi. In tutta la prima parte del film, quella che precede la frazione on the road, Verdone si prende il suo tempo per delineare i background familiari dei personaggi e contestualizzarne le vicende, anticipando così quello che sarà il vero svolgimento del racconto.

Il punto di vista del regista, e il carattere in certo qual modo “morale” del film, sono del tutto evidenti già dal titolo di Si vive una volta sola, esplicativo di una commedia che vorrebbe essere (anche) riflessione sul tempo che passa e sulla caducità della vita, in un’esplorazione del sentimento della condivisione, e nella riflessione sull’amicizia nell’età adulta (avanzata). Proprio nello svisceramento di questa dimensione più intima, che in passato il cinema dell’attore/regista romano era riuscito a immettere con abilità nel tessuto narrativo delle sue commedie, sta il grosso limite di questo nuovo lavoro, che non riesce ad amalgamare al meglio le sue due dimensioni; se da un lato il racconto di viaggio e di (ri)scoperta di un’amicizia stenta a carburare, stretto in una prima parte che resta lenta ed episodica nella narrazione, dall’altro l’intero film risulta punteggiato di parentesi comiche piuttosto pecorecce, che mal si amalgamano all’atmosfera più riflessiva – quando non intimista – che il regista si proponeva di raggiungere.

Non tutto è approfondito come sarebbe stato logico fare, e soprattutto non tutto viene bilanciato al meglio, in questo nuovo film di Verdone: malgrado la proposta dimensione collettiva, infatti, il personaggio dello stesso protagonista finisce per risultare preponderante sugli altri, anche nell’esplorazione di un subplot familiare (il rapporto con sua figlia, l’esordiente Mariana Falace) che risulta ricco di stereotipi e lungaggini. Se in tutta la prima frazione di questo Si vive una volta sola, Verdone cerca (senza riuscirci del tutto) di delineare il background e il contesto della vicenda, nella seconda il film gira un po’ meglio, respirando di più nella dimensione del viaggio e risultando decisamente più compatto. Restano, comunque, le cadute di tono cui si è appena accennato, che finiscono per stonare nel complesso del film, dando al tutto l’impressione di una disarmonia che sicuramente nuoce al risultato finale; ma, soprattutto, la sceneggiatura non riesce a tirare al meglio le fila delle sue varie componenti, andando a risolvere alcune sottotrame (nella fattispecie quella familiare del protagonista) con soluzioni un po’ meccaniche.

Si vive una volta sola si trova così limitato da una sceneggiatura che è un po’ un compendio di “vorrei ma non posso”, di aspirazioni che devono andarsi a scontrare con le esigenze di un personaggio – quello riproposto, costantemente, dall’attore/regista romano – ormai stretto tra le sue maschere e l’inespressa voglia di abbandonarle, di concessioni a una comicità di grana più grossa che ormai – specie nel contesto del cinema del 2020 – sembrano più che mai fuori luogo. Il film, che pure nella sua seconda metà pareva aver trovato un suo ritmo e una sua dimensione – nella resa del viaggio degli amici – si conclude esattamente come lo spettatore si aspetta, infilando una conclusione che – pensata forse come twist narrativo, o colpo di scena – risulta deludente su tutti i fronti. Così, per questo primo film del decennio da parte di Verdone, il risultato resta inferiore alle aspettative, malgrado l’impegno profuso dal regista, e l’invariata capacità di direzione di un cast che comunque, sempre a causa di una scrittura deficitaria, non riesce mai a esprimere del tutto il suo potenziale.

Titolo originale: Si vive una volta sola
Regia: Carlo Verdone
Paese/anno: Italia / 2020
Genere: Commedia
Cast: Anna Foglietta, Carlo Verdone, Mariana Falace, Max Tortora, Rocco Papaleo, Serena De Sario, Sergio Muniz
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Giovanni Veronesi, Pasquale Plastino
Fotografia: Giovanni Canevari
Montaggio: Pietro Morana
Musiche: Michele Braga, Tommy Caputo
Produttore: Aurelio De Laurentiis, Luigi De Laurentiis Jr.
Casa di Produzione: Filmauro
Distribuzione: Filmauro

Data di uscita: 13/05/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *