MONSTER HUNTER

MONSTER HUNTER
di Paul W.S. Anderson


In linea con le precedenti trasposizioni videoludiche di Paul W.S. Anderson, Monster Hunter è ipertrofico nell’azione, ridotto all’osso nei dialoghi, sempre surriscaldato nel ritmo. Un’ipertrofia che, alla lunga, genera inevitabilmente noia. L’esilità del prodotto è dichiarata, ma il risultato finale poteva comunque essere un po’ più curato.

A caccia in un altro mondo

Si sa precisamente cosa ci si possa attendere dalla coppia (sul set e nella vita) formata da Paul W.S. Anderson e Milla Jovovich. Monster Hunter, in questo senso, si muove grossomodo sulla falsariga del primo Resident Evil, dei suoi tre sequel diretti da Anderson (datati rispettivamente 2010, 2012 e 2016) e della versione del 2011 de I tre moschettieri, in cui pure era presente come attrice la Jovovich. A differenza di questi ultimi, tuttavia, in cui l’attenzione alla sceneggiatura era lievemente maggiore – da una parte c’era un videogioco a tematica horror in cui era comunque presente uno spunto narrativo, dall’altra addirittura un classico della letteratura – qui la parte di racconto è esplicitamente ridotta all’osso: la serie videoludica originale, d’altronde, fatta di episodi slegati l’uno dall’altro, ha nella “caccia” e nei combattimenti con le creature l’unico filo conduttore – e la vera esperienza centrale – di tutta la sua struttura. In questo senso, Monster Hunter è giustamente un monster movie, prima che un action movie, e non fa per niente mistero della sua natura. Fin dai suoi primissimi minuti.

Portale tra mondi
Monster Hunter recensione

Il film, dopo un prologo ambientato nel “Nuovo Mondo” atto a mostrare di cosa sono capaci le creature che popoleranno la storia, inizia con un corpo militare d’elite guidato da Natalie Artemis (interpretata dalla Jovovich) che si mette sulle tracce di alcuni suoi commilitoni che sembra siano stati uccisi nel deserto. I soldati trovano tracce del veicolo militare che si interrompono inspiegabilmente in un punto del vasto deserto; continuando a indagare, gli uomini finiscono investiti da una tempesta e si ritrovano, improvvisamente, in un luogo apparentemente lontano, costituito da dune di sabbia e senza tracce di popolazione. Immediatamente, il gruppo viene attaccato da alcune gigantesche creature provenienti dal sottosuolo; separata dai suoi compagni, Natalie riesce a sfuggire alle creature imbattendosi in un cacciatore (col volto di Tony Jaa) con cui sarà costretta a collaborare per sopravvivere.

Un film-videogioco?
Monster Hunter recensione

Si è parlato di cinema-videogame per descrivere Monster Hunter; ma, in fondo, la definizione è riduttiva (oltre che un po’ superficiale). Se ci si pensa, in una storia ormai trentennale di trasposizioni videoludiche al cinema, gli esempi di progetti di un certo interesse (anche se pochi, e magari imperfetti) non sono mancati: pensiamo al dimenticato Final Fantasy in CGI del 2001, fiasco commerciale che mise la pietra tombale su qualsiasi possibilità di sviluppo del soggetto in un franchise; o al Silent Hill di Christophe Gans del 2006, buon successo al botteghino e origine di un successivo, debole sequel datato 2012. Il medium-videogioco, in sé, non è (ormai da molto tempo) sinonimo di scarsa elaborazione narrativa, né di risalto prevalente dell’esperienza action: eppure, il termine film-videogame continua ad assumere una certa connotazione negativa, così come succedeva ancora pochi anni fa per l’espressione film-fumetto. Il problema, semmai, è capire come un certo soggetto (o semplicemente una certa idea di partenza, come nel caso del film di Anderson) possa essere trasferito da un medium all’altro. In questo senso, Monster Hunter sceglie la via più semplice, coerentemente con l’approccio abituale al cinema del suo regista.

L’azione, prima di tutto
Monster Hunter recensione

Più che di film-videogame, nel caso di Monster Hunter si potrebbe forse parlare di popcorn movie, termine più neutro ma abbastanza centrato per il film di Anderson; l’esilità narrativa del prodotto è praticamente dichiarata fin dall’inizio, così com’è chiaro che non ci si potrà aspettare chissà quale approfondimento psicologico, o chissà quali archi narrativi per i personaggi. Il cuore dell’esperienza è tutto concentrato nell’azione, profusa a piene mani nei circa 100 minuti del film, forse in misura persino eccessiva. Ogni passaggio narrativo diventa un pretesto per innescare un combattimento o la fuga da una creatura; persino il primo incontro tra i due protagonisti, dopo che la Jovovich ha perso in modo frettoloso e poco chiaro i suoi commilitoni, è seguito da una ventina di minuti di combattimenti, giusto per fare sfoggio dell’abilità nelle arti marziali di Jaa, e della prestanza fisica della protagonista. Il film di Paul W.S. Anderson, in questo senso, gioca a carte scoperte e fa bene: non è un caso che la distribuzione italiana abbia atteso la riapertura delle sale per distribuirlo, per far godere di un perfetto e innocuo prodotto di intrattenimento nel suo naturale luogo di fruizione (a differenza di quanto accaduto per il ben più atteso Godzilla vs. Kong).

Si poteva fare di più

Tuttavia, anche considerati i limiti fisiologici del progetto, Monster Hunter poteva essere più curato ed equilibrato quale prodotto di intrattenimento. L’azione continua, alla lunga, porta inevitabilmente alla saturazione e alla noia. Paradossalmente (ma neanche troppo) il ritmo così alto genera una certa piattezza nel risultato. Le prime interazioni tra Milla Jovovich e Tony Jaa, con le incomprensioni generate dalle due diverse lingue parlate, sono anche moderatamente divertenti; qualche particolare successivo della trama (tra cui il simpatico gatto antropomorfo) riesce a strappare qualche sorriso, in un film che ha anche tra i suoi limiti una generale carenza di ironia. L’introduzione dei compagni del cacciatore, tra cui spicca un Ron Perlman utilizzato forse troppo a singhiozzo, è improvvisa e un po’ tardiva. Per mantenere vivo l’interesse dello spettatore, Anderson poteva scegliere di eliminare qualche sequenza d’azione e dare più spazio (lo stretto necessario) all’evoluzione dei personaggi; ma probabilmente, anzi sicuramente, ciò non è nelle sue corde. I discreti risultati del film al box office statunitense (ancora influenzati dal numero limitato di sale aperte) potrebbero autorizzare la produzione di un sequel, richiamata fortemente dal finale aperto. Una prosecuzione che non ci sembra necessaria, ma forse neanche questo, in fondo, sta a noi stabilirlo.

Titolo originale: Monster Hunter
Regia: Paul W.S. Anderson
Paese/anno: Cina, Germania, Giappone, Stati Uniti / 2020
Durata: 103’
Genere: Azione, Fantasy
Cast: Aaron Beelner, Adrián Muñoz, Diego Boneta, Hirona Yamazaki, Jannik Schümann, Jin Au-Yeung, Josh Helman, Meagan Good, Milla Jovovich, Nanda Costa, Nic Rasenti, Ron Perlman, Schelaine Bennett, T.I., Tony Jaa
Sceneggiatura: Paul W.S. Anderson
Fotografia: Glen MacPherson
Montaggio: Doobie White
Musiche: Paul Haslinger
Produttore: Dennis Berardi, Jeremy Bolt, Ken Kamins, Martin Moszkowicz, Paul W.S. Anderson, Robert Kulzer
Casa di Produzione: Capcom Company, Constantin Film, Impact Pictures, Tencent Pictures, Toho Company
Distribuzione: Warner Bros. Entertainment Italia

Data di uscita: 17/06/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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