FEAR STREET PARTE 2: 1978

FEAR STREET PARTE 2: 1978
di Leigh Janiak


Mantenendo le buone premesse del primo episodio, e anzi risultando nel complesso più compatto ed equilibrato, Fear Street Parte 2: 1978 prosegue la storia di Shadyside e dei suoi abitanti, facendo un tuffo a fine anni ‘70 e mettendo in scena un gioioso massacro di teenager. Gli appassionati (e non solo) avranno pane per i loro denti. Su Netflix.

Cara fottutissima Shadyside

ATTENZIONE: la recensione contiene spoiler su Fear Street Parte 1: 1994, ma non su questo secondo film. Si sconsiglia quindi la lettura laddove non si sia visto il primo episodio.

La trilogia di Fear Street, distribuita da Netflix e ispirata ai romanzi di R.L. Stine, giunge con questo Fear Street Parte 2: 1978 al secondo episodio. Una prosecuzione che gli spettatori della piattaforma attendevano con molta curiosità, visti soprattutto i consensi riscossi dal primo capitolo e il finale aperto (tanto verso il futuro quanto verso il passato) di quest’ultimo: i ragazzi di Shadyside – in particolare i superstiti Deena, Josh e Sam – non si sono liberati come speravano della maledizione della strega Sarah Fier; anzi, i primi due sono stati aggrediti da una Sam posseduta e fuori controllo. L’unica soluzione sembra essere quella di andare a cercare di persona Cindy Berman, l’unica che riuscì a sopravvivere all’incontro con la strega, morendo e poi “resuscitando”. Dopo una resistenza iniziale, Cindy accetta di accogliere Deena e Josh in casa – con una Sam legata e resa inoffensiva – e di raccontar loro la sua storia. Una storia iniziata al campeggio Nightwing nel 1978, che coinvolse i ragazzi di Shadyside, quelli della rivale Sunnyvale e soprattutto la sorella di Cindy, Ziggy…

Uno sguardo indietro e uno avanti
Fear Street Parte 2: 1978 recensione

Fear Street Parte 2: 1978 offre nelle sue prime scene una prima risposta alle domande che ci eravamo posti al termine del precedente episodio, ambientato nel 1994: la storia di quest’ultimo, infatti, progredisce tanto avanti quanto indietro nel tempo, anche se il fulcro del film è il lungo flashback che racconta la storia delle sorelle Berman (interpretate da Sadie Sink e Emily Rudd nelle versioni adolescenti) nel 1978 al campeggio Nightwing. Il secondo film della trilogia di Leigh Janiak, quindi, è tanto sequel quanto prequel del capitolo precedente, facendo progredire (poco ma in modo decisivo) la sua storia nel presente, e andando intanto a esplorare il passato di Cindy (che nella sua versione adulta ha il volto di Gillian Jacobs). Non sappiamo ancora quale strada verrà presa in Fear Street Parte 3: 1666, ma siamo pronti a scommettere che il racconto della storia di Sarah Fier, nell’anno in cui questa venne uccisa, seguirà un simile canovaccio, descrivendo le origini della maledizione di Shadyside e chiudendo (parzialmente?) il cerchio della narrazione nel 1994. L’introduzione di un fondamentale personaggio nel presente, in questo senso, è più che rivelatrice. Una scelta che fa apparire sempre più “corpo unico” i tre film di Leigh Janiak (girati praticamente back-to-back), su cui forse si potrà dare una valutazione completa solo al termine della visione del terzo episodio.

Il campeggio del terrore… e dei ricordi
Fear Street Parte 2: 1978 recensione

Preso come corpo unico, comunque, Fear Street Parte 2: 1978 conferma quanto di buono avevamo visto nella prima parte, e anzi raggiunge complessivamente un livello più compatto ed equilibrato. La piccole forzature che avevano caratterizzato il primo film – comunque spiegabili e “perdonabili” nell’ambito delle convenzioni del genere – sono praticamente assenti nella storia ambientata nel 1978, che ci cala completamente – col contributo fondamentale di una soundtrack che include i pezzi di David Bowie, Blue Öyster Cult, Cat Steven e Velvet Underground, tra gli altri – nel clima del suo setting temporale: la riproduzione delle atmosfere tardo-hippy della fine degli anni ‘70, mai di maniera, comprende anche i costumi e una certa ricercatezza nella fotografia, tesa a fare l’occhiolino (senza tuttavia riprodurla pedissequamente) la grana delle pellicole del periodo. Accanto all’influenza dell’horror (e di certo cinema indie in generale) dei seventies, Fear Steet Parte 2: 1978 paga un fondamentale tributo – riconosciuto dalla stessa regista – al primo Venerdì 13, alla sua ambientazione vacanziera e al suo body count di adolescenti: lì eravamo nel 1980, ma il mood era in gran parte quello del decennio precedente, compreso il tributo al progenitore degli slasher, Halloween – La notte delle streghe, di due anni precedente. Lo stesso classico di John Carpenter, per la sua ambientazione in una provincia americana, era d’altronde richiamato dal primo Fear Street: le influenze si sovrappongono e si mescolano, ma nonostante questo il lavoro di Leigh Janiak continua a mostrare stile e personalità autonomi.

Il male non fa distinzioni, gli uomini sì
Fear Street Parte 2: 1978 recensione

Ha forse un po’ meno umorismo, e un po’ più di cattiveria “filologica”, questo Fear Street Parte 2: 1978 rispetto al suo predecessore: la regista si attiene alle regole del filone e mette in scena un gioioso massacro di campeggiatori, che tuttavia non fa differenze tra buoni e cattivi, nerd e sex machine o tossici vari. In questo, il “moralismo” di base del genere slasher (quello che Wes Craven irrideva un po’ in Scream) viene qui annullato: l’unica concessione è che l’omicidio del povero nerd viene lasciato fuori campo, ma tutto sommato sono dettagli. Il male, com’è giusto che sia, non conosce paletti né regole, e neanche distinzioni campanilistiche: i giovani di Shadyside e Sunnyvale cadono tutti, indifferentemente, sotto i colpi del muto e implacabile killer. Uno solo, e indistruttibile, come da tradizione: la storia della strega serve da contorno, da innesco narrativo per la vicenda, e da occasione per includere la gradevole digressione sull’esclusione sociale (quella di classe e quella del “diverso”) che sembra caratterizzare trasversalmente tutta la saga. Il riferimento esplicito è (anche) a Carrie – Lo sguardo di Satana e all’inferno subito (e poi scatenato) dalla protagonista di quella storia: a essere citato esplicitamente, in una scena, è il romanzo di Stephen King, ma la Ziggy della brava Sadie Sink ha anche qualcosa della Sissy Spacek del film di Brian De Palma del 1976. Sullo sfondo, pure il motivo non banale del rapporto tra sorelle, e quello della “fuga” sognata da una provincia maledetta, vista come parte mai accettata propria identità: anche quest’ultimo sembra essere un elemento comune all’intera trilogia (pur senza aver ancora visto il terzo episodio). Digressioni ben integrate nella trama, che comunque non nuocciono alla natura ludica e di genere del film: sicuramente un bel regalo agli appassionati del genere, da tempo orfani di un feeling in qualche modo simile a quello dei classici. Non ci resta che attendere per scoprire dova andrà a parare e a concludersi (per ora?) questa saga, con un 1666 che (a giudicare dal trailer finale) si preannuncia fosco e violento quanto basta.

Fear Street Parte 2: 1978 poster locandina

Titolo originale: Fear Street Part 2: 1978
Regia: Leigh Janiak
Paese/anno: Stati Uniti / 2021
Durata: 109’
Genere: Horror, Thriller
Cast: Benjamin Flores Jr., Brandon Spink, Chiara Aurelia, Drew Scheid, Eden Campbell, Emily Rudd, Gillian Jacobs, Jacqi Vene, Kiana Madeira, Marcelle LeBlanc, Matthew Zuk, McCabe Slye, Meghan Packer, Michael Provost, Olivia Scott Welch, Ryan Simpkins, Sadie Sink, Ted Sutherland
Sceneggiatura: Leigh Janiak, Zak Olkewicz
Fotografia: Caleb Heymann
Montaggio: Rachel Goodlett Katz
Musiche: Brandon Roberts, Marco Beltrami
Produttore: David Ready, Doug Torres, Jenno Topping, Peter Chernin
Casa di Produzione: Chernin Entertainment
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 09/07/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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