OLD

OLD
di M. Night Shyamalan


Con Old, il cinema di M. Night Shyamalan torna a una dimensione più mainstream, almeno a livello produttivo: ma è una dimensione che non sembra portare bene al cinema del regista, qui sofferente di una sceneggiatura incerta, che non riesce a stare al passo col gioco all’accelerazione del tempo da essa stessa innescato.

La vita e la morte in un giorno

Dopo il break nel cinema a basso costo di The Visit e Split, con la produzione della Blumhouse, e l’approdo a una dimensione produttiva media con Glass (ultimo capitolo di una trilogia che comprendeva Unbreakable – Il predestinato e lo stesso Split), M. Night Shyamalan torna decisamente al mainstream con questo Old: la fonte d’ispirazione è una graphic novel dal titolo Sandcastle, opera di Pierre Oscar Levy e Frederick Peters, che a quanto pare fu regalata allo stesso regista dalla figlia in occasione del Father’s Day. Shyamalan sarebbe rimasto tanto colpito dalla lettura dell’opera da decidere di trarne un film; Old è parte di un accordo con la Universal stretto dal regista nel 2019, che comprende la realizzazione di due film di genere thriller. Ed è in effetti proprio nei territori del thriller sovrannaturale, terreno da sempre congeniale al regista de Il sesto senso, che si muove questo suo ultimo lavoro, che sfrutta un’idea semplice e potente (un luogo che provoca il rapido invecchiamento di chi vi sosta) per giocare con l’idea del tempo e con l’atavica paura dell’invecchiamento e della morte.

L’altra faccia del paradiso
Old (2021) recensione

Il canovaccio di Old è semplice, essenziale: una famiglia composta da Guy (Gael García Bernal), Prisca (Vicky Krieps), e i figli Trent e Maddox – rispettivamente di 6 e 11 anni – viene accolta in un esclusivo resort per una vacanza, dopo essere stata sull’orlo della separazione. Il luogo, comprensivo di spiaggia e albergo, sembra paradisiaco; i due si rilassano e Trent fa subito amicizia con il figlio del gestore della pensione. Quest’ultimo, il secondo giorno, propone ai coniugi un programma esclusivo: la visita a un lato nascosto della costa, circondato da un imponente barriera di scogli, un luogo riservato solo ai clienti “speciali”. Quando la famiglia giunge sul luogo, in cui soggiornano anche altri nuclei familiari, si rende presto conto che qualcosa non va: la spiaggia sembra possedere, in qualche modo misterioso, il potere di accelerare la crescita e l’invecchiamento delle cellule. Gli uomini, del tutto isolati, si rendono inoltre conto di essere prigionieri del luogo, e di avere ormai i giorni – se non le ore – contati.

Tenere il tempo (accelerato)
Old (2021) recensione

Gli alti budget non sembrano portare particolarmente bene al cinema di M. Night Shyamalan, nonostante il regista indo-americano, per questo Old, abbia avuto una teorica, totale libertà creativa. Il film, dopo un efficace, teso avvio – con un interessante uso del fuori fuoco a celare le trasformazioni più evidenti degli ospiti della spiaggia – inizia infatti a incartarsi quando la storia entra nel vivo, e l’accelerazione del tempo diventa più evidente. La discesa nella follia del personaggio interpretato da Rufus Sewell (comunque tra gli interpreti più efficaci) è decisamente sopra le righe e a tratti grottesca nella sua evoluzione; la rapida crescita di Maddox e Trent – interpretati rispettivamente da tre e quattro attori diversi nelle varie fasi dello sviluppo – non è evidenziata nei tratti salienti come potrebbe e dovrebbe. Sembra più in generale che la sceneggiatura si perda essa stessa dietro l’accelerazione temporale generata dalla spiaggia, non riuscendo a tenere il passo e faticando a mantenere le redini della vicenda. Alcuni personaggi potenzialmente interessanti (evitiamo ovviamente di rivelare quali) escono di scena troppo presto, altri non sono adeguatamente sviluppati. Lo stesso sottotesto familiare, con la crisi coniugale dei due protagonisti, è sfruttato poco e male.

Stile e incertezze
Old (2021) recensione

Old, ovviamente, ha alcune frecce al suo arco, in primis il fascino della location principale e il contrasto tra la veste paradisiaca del luogo e il suo potere malefico; un contrasto enfatizzato soprattutto dall’ambientazione in gran parte diurna, e dal senso di fittizia libertà generato da quello che si rivela, di fatto, un (mortale) carcere a cielo aperto. Shyamalan ha stile e gusto figurativo, e se ne ricorda in alcune singole sequenze (il primo, teso confronto tra i residenti della spiaggia quando si rendono conto del loro status di prigionieri; la grottesca e grandguignolesca morte di uno dei personaggi – anche qui evitiamo di essere più specifici). L’abilità del regista con la macchina da presa – peraltro non nuova, e mai smentita, neanche nelle sue prove meno convincenti – riesce in parte (ma solo in parte) a supplire ai grossi limiti narrativi del film. Ci si perde presto, in Old, dietro il rapido invecchiare dei personaggi, che il regista non trova il tempo (capiamo che sembra una contraddizione, ma è la sfida principale che una storia come questa presentava) di approfondire al meglio. Si finisce presto per confondere un personaggio con l’altro, per perdere attenzione alle sorti di ognuno, mentre l’orologio scorre inesorabile (anche per lo spettatore) in attesa che il film finisca o trovi il suo giusto ritmo. Ritmo che purtroppo, invece, accelera ulteriormente – e indebitamente – in un’ultima parte frettolosa, che fornisce una spiegazione superficiale al tutto e sfocia in una conclusione davvero poco credibile. Conclusione in fondo coerente con un film incerto, che rappresenta in definitiva un’occasione persa per un cineasta la cui carriera sembrava, negli ultimi lavori, in netta ripresa.

Old (2021) poster locandina

Titolo originale: Old
Regia: M. Night Shyamalan
Paese/anno: Stati Uniti / 2021
Durata: 108’
Genere: Drammatico, Fantastico, Thriller
Cast: Aaron Pierre, Abbey Lee, Alex Wolff, Alexa Swinton, Eliza Scanlen, Embeth Davidtz, Emun Elliott, Francesca Eastwood, Gael García Bernal, Gustaf Hammarsten, Kathleen Chalfant, Ken Leung, M. Night Shyamalan, Nikki Amuka-Bird, Rufus Sewell, Thomasin McKenzie, Vicky Krieps
Sceneggiatura: M. Night Shyamalan
Fotografia: Mike Gioulakis
Montaggio: Brett M. Reed
Musiche: Trevor Gureckis
Produttore: Ashwin Rajan, M. Night Shyamalan, Marc Bienstock
Casa di Produzione: Blinding Edge Pictures, Universal Pictures
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 21/07/2021

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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