EARWIG E LA STREGA

EARWIG E LA STREGA
di Goro Miyazaki


Earwig e la strega, primo lungometraggio in CGI targato Studio Ghibli, fallisce purtroppo da tutti i punti di vista: da quello della storia, confusa, abbozzata e a volte contraddittoria; e da quello tecnico, in cui il digitale fornisce solo una lontana eco di quella che era stata la ricchezza e la magia dei disegni dello Studio. Si spera che questo, per la Ghibli e per lo stesso Goro Miyazaki, resti solo un passo falso isolato.

Un'incursione da dimenticare

Si attendeva da tempo, l’ingresso dello Studio Ghibli nel campo dell’animazione digitale. Un passo quasi scontato, quello del gigante dell’animazione giapponese fondato da Hayao Miyazaki e Isao Takahata, che tuttavia speriamo porti semplicemente un ulteriore mezzo da affiancare a una tradizione ormai consolidata da decenni. Il fatto che il patron Hayao Miyazaki, dopo aver rivisto i suoi propositi di ritiro, abbia annunciato la produzione del suo nuovo How Do You Live, che sarà realizzato con tecnica tradizionale, per il 2023, è in questo senso di buon auspicio. È stato suo figlio Goro Miyazaki, invece, a sperimentare per primo, in questo Earwig e la strega, la tecnica dell’animazione digitale, ormai standard comune per le produzioni occidentali; una tecnica che lo stesso Goro aveva in realtà già adottato nella serie televisiva Sanzoku no musume Rōnya, uscita nel 2014 e inedita in Italia. Di fatto, anche questo nuovo film è un prodotto per il piccolo schermo, trasmesso in quel 2020 che ha visto le sale di tutto il mondo spopolate; ora, la Lucky Red ha deciso di dargli una distribuzione al cinema nel nostro paese, prima di un’analoga uscita nelle sale nipponiche a fine agosto.

Adottata o rapita?
Earwig e la strega recensione

La trama di Earwig e la strega, ispirata al romanzo omonimo di Dianna Wynne Jones, è incentrata su Earwig, una bambina che è stata depositata appena nata all’orfanotrofio di St. Morwald da sua madre, una giovane strega. Anni dopo, Earwig (rinominata Erica Wigg dalla direttrice della struttura) è una bambina di 10 anni viziata, che gode di una libertà pressoché totale nell’orfanotrofio, si è fatta un amico del cuore nel piccolo Custard, e non ha nessuna intenzione di essere adottata. Tuttavia, un giorno, si presenta una strana coppia di coniugi che decide di diventare la famiglia adottiva della ragazzina: si tratta di Bella Yaga e Mandrake, rispettivamente una signora grassa dai capelli blu elettrico e un uomo magro e taciturno, con delle orecchie che sembrano corna. A Earwig, prelevata contro la sua volontà e trasferita nella dimora dei due, Bella Yaga rivela di essere una strega, e che la sua adozione è stata solo finalizzata a “trovare un paio di braccia extra” per lavorare. Earwig accetta di aiutare la strega nei lavori di casa, a patto che questa le insegni la magia. La ragazzina, tuttavia, si renderà presto conto di essere in realtà prigioniera.

Una scrittura deficitaria
Earwig e la strega recensione

Accolto male dalla critica giapponese, e poi da quella occidentale, Earwig e la strega rappresenta in effetti un passo falso per lo Studio Ghibli, nonché un rilevante passo indietro per Miyazaki jr. dopo il discreto La collina dei papaveri. Si dice che il planning originale del film fosse di Hayao Miyazaki, e tuttavia si fatica molto a rintracciare la mano del maestro in una sceneggiatura raffazzonata, confusa, incoerente e incapace di dare profondità ai suoi personaggi – in primis la giovane protagonista. Pare che Goro Miyazaki abbia voluto replicare le tematiche del padre – si pensi soprattutto a Kiki – Consegne a domicilio, ma anche a La città incantata – senza un minimo di consapevolezza e di capacità di articolare una storia; l’evoluzione del personaggio di Earwig, la sua crescita, il suo lento adattamento alla nuova vita presso la dimora di Bella Yaga e Mandrake, restano privi di consistenza e procedenti a balzi, mentre il suo background familiare resta inspiegabilmente poco approfondito. Tutto è approssimativo, persino contraddittorio, comprese le figure dei due genitori adottivi della bambina: in un goffo tentativo di replicare le figure di villain a metà, con spessore e motivazioni umane, di storie come La città incantata, Nausicaa della valle del vento o Principessa Mononoke, Goro Miyazaki costruisce due personaggi semplicemente inconsistenti.

I limiti tecnici
Earwig e la strega recensione

Le cose non vanno meglio, purtroppo (e anche questa è una novità che ci stupisce, e ci addolora) dal punto di vista tecnico: la qualità delle animazioni, del disegno dei fondali e del character design è un pallido, plastificato ricordo della ricchezza e profondità di tratto dei film Ghibli (che invece era stata almeno riprodotta fedelmente dal transfuga Hiromasa Yonebayashi nel suo Mary e il fiore della strega). Qui, cercando di trasferire quella stessa magia e ricchezza nel difficile linguaggio della CGI, lo staff tecnico mostra tutto il suo ritardo rispetto alle produzioni occidentali: i personaggi sono abbozzati, l’espressività facciale insufficiente, la resa degli esterni quasi priva del fascino vivo, lirico, che aveva sempre caratterizzato i paesaggi delle opere Ghibli. Anche da questo punto di vista, sembra di essere di fronte a qualcuno che cerca di imitare i maestri, poco consapevolmente e senza averne il talento.
Ma, sopra ogni altro difetto, in Earwig e la strega manca l’emozione, manca il cuore. Manca il sentore di un’istanza genuina di racconto, sostituita dalla stanca (e tecnicamente limitata) imitazione. Il voto che diamo, generoso, è solo di stima per la storia dello Studio, e di rispetto per il cognome portato dal regista. Si spera che questo resti, per tutta la produzione Ghibli, solo un passo falso isolato.

Earwig e la strega poster locandina

Titolo originale: Âya to majo
Regia: Goro Miyazaki
Paese/anno: Giappone / 2020
Durata: 82’
Genere: Animazione, Avventura, Fantastico
Cast: Alex Cartañá, Eva Kaminsky, Gaku Hamada, Jazmín Abuín, JB Blanc, Kokoro Hirasawa, Logan Hannan, Pandora Colin, Richard E. Grant, Summer Jenkins, Taylor Henderson, Thomas Bromhead, Vanessa Marshall
Sceneggiatura: Emi Gunji, Hayao Miyazaki, Keiko Niwa
Musiche: Satoshi Takebe
Produttore: Toshio Suzuki
Casa di Produzione: NHK Enterprises, Studio Ghibli
Distribuzione: Lucky Red

Data di uscita: 21/07/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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