MASTERS OF THE UNIVERSE: REVELATION – PARTE 1

MASTERS OF THE UNIVERSE: REVELATION – PARTE 1
di Adam Conarroe, Patrick Stannard


Attesa con molta curiosità, specie dai fans più stagionati, Masters of the Universe: Revelation va per fortuna oltre la pura operazione-nostalgia: la serie di Kevin Smith, di cui Netflix ha distribuito i primi cinque episodi, cerca infatti l’innovazione nel rispetto del canone, e si preoccupa anche di quegli spettatori più giovani che delle storie di He-Man e Skeletor – con rispettivi soci e nemici – fossero del tutto digiuni. Un avvio di buon auspicio.

Vecchi amici, nuove avventure

C’era una certa curiosità intorno a questo Masters of the Universe: Revelation, soprattutto presso la generazione degli attuali ultraquarantenni (o giù di lì); quelli che, insieme agli anime giapponesi che invasero la tv italiana tra fine anni ‘70 e inizio anni ‘80, sono cresciuti anche con le action figures di He-Man, Skeletor, Man-at-Arms e compagnia, oltre che con la serie televisiva derivata targata Filmation. A pensare e scrivere questa serie animata Netflix, un sequel a tutti gli effetti di quella datata 1983-1985, è stato un nerd DOC come Kevin Smith: uno che appartiene più o meno alla stessa generazione di chi scrive, e che è cresciuto, grossomodo, con gli stessi riferimenti culturali. Riferimenti a cui il regista di Clerks, pur avendo trattato prevalentemente il genere della commedia nella sua carriera, ha sempre mostrato la giusta devozione: raramente, tuttavia, in passato Smith si era dedicato a un recupero così filologico di un mito che ha contrassegnato l’infanzia di molti di noi, addirittura con un sequel della sua precedente incarnazione. Una pura operazione-nostalgia? Guardando questi primi cinque episodi di Masters of the Universe: Revelation (la prima stagione della serie sarà distribuita da Netflix in due parti, com’è già stato per Lupin), viene da dire di no; anche se questa componente è senz’altro presente.

Dove eravamo rimasti?
Masters of the Universe: Revelation - Parte 1 recensione

Masters of the Universe: Revelation prende avvio laddove si era interrotta la serie originale, preoccupandosi tuttavia di contestualizzare gli eventi per chi ne fosse digiuno: sul pianeta Eternia infuria la battaglia tra i guardiani di Greyskull e la le legioni della Montagna del Serpente (o anche tra “le forze del bene” e “le forze del male”, come le ricorderà qualcuno): mentre Teela viene insignita del titolo di nuovo Man-at-Arms, il castello di Greyskull è oggetto di un attacco in forze da parte di Skeletor e dei suoi seguaci, con successivo intervento della squadra di campioni per difendere il castello e la sua guardiana principale Sorceress. Tuttavia, stavolta Skeletor ha capito che per raggiungere il controllo di Greyskull dovrà puntare alla sua misteriosa fonte di energia, un mistico globo che si trova sotto le sue fondamenta. Lo scontro che ne nasce è apocalittico, e lascia il pianeta dilaniato, in pericolo e privo del potere magico che lo teneva in vita. Sarà Teela a dover riunire, anni dopo, una nuova squadra di campioni, per recuperare le due metà della perduta Spada del Potere e salvare le sorti del pianeta e dell’universo.

Sorprese nel rispetto del canone
Masters of the Universe: Revelation - Parte 1 recensione

La prima frazione di Masters of the Universe: Revelation, che comprende un cast vocale di assoluto livello (Chris Wood nel ruolo di He-Man, Mark Hamill in quello di Skeletor, Sarah Michelle Gellar a dare a voce a Teela, tra gli altri) è composta da cinque episodi di circa 25 minuti l’uno: una scelta memore delle brevi puntate della serie originale, qui richiamata nel character design (pur ovviamente aggiornato), in parte dei fondali, nonché nella caratterizzazione dei personaggi principali. Vengono citati qua e là, in modo diretto, anche alcuni episodi della serie Filmation, facendo così la gioia dei nostalgici: tuttavia, la serie di Kevin Smith riesce ad andare oltre questa dimensione, trovando il giusto equilibrio tra rispetto del canone e innovazione. Stupisce subito la direzione presa dalla serie a partire dal suo secondo episodio, con la focalizzazione della storia su una Teela profondamente trasformata rispetto al personaggio che avevamo conosciuto, e oggetto di uno sviluppo drammatico da non sottovalutare. È lei, tutto sommato, il personaggio principale di questa prima frazione della serie, insieme alla sua nemesi malvagia Evil-Lyn, con cui forma un’insolita alleanza: diciamo insolita, non inedita, in quanto un episodio della serie originale, anch’esso richiamato esplicitamente qui, mostrava uno scenario molto simile. E la seconda cosa che stupisce (anche se, a ben pensarci, era un’innovazione quasi necessaria) è il superamento degli schieramenti classici del soggetto originale, con una temporanea “alleanza” tra vecchi nemici contro una nuova minaccia.

Un’esperienza piacevole ma (ancora) incompleta
Masters of the Universe: Revelation - Parte 1 recensione

Chi si aspettava un prodotto esclusivamente nostalgico, quindi, potrebbe parzialmente restare deluso da Masters of the Universe: Revelation, che, pur con tutte le strizzate d’occhio e i rimandi possibili, punta a rinnovare il canone e a renderlo appetibile per gli spettatori odierni (di tutte le età) piuttosto che a reiterare quanto già fatto. C’è persino, tra le pieghe del racconto, una riflessione il più possibile inclusiva e universale sul concetto di famiglia – in fondo in linea con la “morale” che la serie originale propinava ai suoi giovani spettatori al termine di ogni episodio; ci sono addirittura perle nascoste dell’umorismo provocatorio di Kevin Smith, espresse in alcune battute che manderanno in sollucchero i fans del regista (anche qui evitiamo di essere più specifici). La sostanza dei cinque episodi, tuttavia, è assolutamente seria (ma non seriosa) mentre il livello tecnico è generalmente molto buono: il tratto è spigoloso ma ricco di dettagli, le animazioni tali da catturare l’occhio mantenendo tuttavia una certa attenzione alla leggibilità delle singole sequenze. Certo, il cliffhanger finale (che è tale a tutti gli effetti) lascia tutta la vicenda più che mai sospesa; ma bisogna ricordare che siamo di fronte, qui, alla metà introduttiva di una prima stagione che potrebbe essere anche (chissà) parte di un’entità ancora più grande. Per ora, il binge-watching di questi cinque episodi – poco più di due ore totali – resta un esperienza gradevolissima; un nuovo incontro con vecchi(ssimi) amici che credevamo ormai relegati alla soffitta dei ricordi. Per la seconda parte delle loro nuove avventure, auspicabilmente, non ci sarà da attendere molto.

Masters of the Universe: Revelation - Parte 1 poster locandina

Titolo originale: Masters of the Universe: Revelation - Part 1
Regia: Adam Conarroe, Patrick Stannard
Paese/anno: Stati Uniti / 2021
Genere: Animazione, Avventura, Fantasy
Cast: Adam Gifford, Alan Oppenheimer, Chris Wood, Dennis Haysbert, Diedrich Bader, Griffin Newman, Henry Rollins, Jay Tavare, Justin Long, Kevin Michael Richardson, Lena Headey, Liam Cunningham, Mark Hamill, Sarah Michelle Gellar, Stephen Root, Susan Eisenberg, Tiffany Smith
Sceneggiatura: Diya Mishra, Eric Carrasco, Kevin Smith, Marc Bernadin, Tim Sheridan
Musiche: Bear McCreary
Produttore: Kevin Smith, Susan Corbin
Casa di Produzione: Mattel Television, Powerhouse Animation Studios
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 23/07/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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