SOGNANDO A NEW YORK – IN THE HEIGHTS

SOGNANDO A NEW YORK – IN THE HEIGHTS
di Jon M. Chu


Adattamento di un musical teatrale, nuova rivisitazione di un genere “sempreverde” per il cinema hollywoodiano, Sognando a New York – In the Heights è sontuoso, vitale, visivamente e musicalmente ricco come qualsiasi buon musical dev’essere; tuttavia, il regista Jon M. Chu poteva forse osare qualcosa di più sul piano della costruzione del racconto.

Sogni in musica(l)

Se è vero che il musical è tra quei generi “sempreverdi” del cinema hollywoodiano, che periodicamente ritorna con rivisitazioni più o meno contaminate con altri filoni, è anche vero che ci sono film, come questo Sognando a New York – In the Heights, che puntano piuttosto a un omaggio filologico al genere, cambiando magari giusto l’ambientazione e i generi musicali, ma lasciando inalterata la sostanza. Il film di Jon M. Chu, ispirato all’omonimo spettacolo teatrale di Lin-Manuel Miranda e Quiara Alegría Hudes, rientra proprio in questo tipo di rivisitazioni: fedeli, dosate nel mix di musiche e racconto, dalle coreografie sontuose e dalla costruzione visiva elaborata. Siamo, insomma, più vicini a Chicago di Rob Marshall che agli eccessi psichedelici di Moulin Rouge di Baz Luhrmann; e, in un certo senso, siamo lontani anche dal celebrato La La Land di Damien Chazelle, che sfruttava il genere per fare una riflessione su Hollywood e sul suo potere di costruttrice, ma anche di divoratrice, di sogni. Sarà interessante vedere quale sarà invece il punto di vista usato da Steven Spielberg nel suo remake di West Side Story di prossima uscita, rivisitazione di un altro classico del genere che qui viene pure occhieggiato più volte.

Un racconto collettivo
Sognando a New York - In the Heights recensione

A differenza di molti degli esempi sopra citati, il racconto di Sognando a New York – In the Heights si compone di tante storie individuali: queste sono narrate dal protagonista Usnavi (Anthony Ramos) a un gruppo di bambini riuniti intorno a lui, nel suo locale su una lontana spiaggia caraibica. L’uomo racconta del periodo in cui viveva a Washington Heights, a Manhattan, quartiere ispanico della città di New York, crocevia di culture latinoamericane diverse eppure amalgamatesi e unite da un forte spirito comunitario. Qui, Usnavi è proprietario di una bodega ereditata da suo padre, e tira avanti col sogno segreto di tornare nella Repubblica Dominicana e ristrutturare il vecchio bar sulla spiaggia di suo padre; Vanessa (Melissa Barrera), di cui il giovane è innamorato, vuole invece lasciare il quartiere per trasferirsi in centro e diventare una fashion designer; tuttavia, le sue condizioni economiche e il suo stesso lavoro (in un salone di bellezza in procinto di trasferirsi) ostacolano le sue aspirazioni. La giovane Nina (Leslie Grace), andata a studiare a Stanford, torna nel quartiere perché ha difficoltà a pagare le tasse universitarie, ma anche in quanto esasperata dal razzismo degli studenti bianchi; suo padre, che possiede un’agenzia di taxi nel barrio, cerca in tutti i modi di aiutarla. Su questi personaggi, e su tanti altri, veglia l’anziana Abuela Claudia (Olga Merediz), sorta di madre adottiva per Usnavi ma anche madrina di tutto il quartiere.

Musica, colori e narrazione
Sognando a New York - In the Heights recensione

La moltiplicazione delle linee narrative di Sognando a New York – In the Heights rende un po’ più difficile l’empatia con singoli personaggi, puntando il film da subito a costruire più una resa d’insieme della vita del barrio (e della sua vitalità a dispetto delle difficoltà economiche) piuttosto che una descrizione puntuale delle storie personali dei suoi abitanti. Certo, il film si concentra da subito, soprattutto, sulle vicende di Usnavi e Vanessa e su quella di Nina (a cui fa da contraltare il suo ex fidanzato Benny, col volto di Corey Hawkins); tuttavia, anche le loro storie sono in un certo senso subordinate a un affresco multicolore, magmatico, a tratti prorompente nella sua vitalità, di una comunità che si è riunita intorno a pochi valori comuni e si è amalgamata come poche altre nel contesto di una metropoli. Questo senso “collettivo” trasmesso dal film di Jon M. Chu si esalta soprattutto nelle sequenze di canto e ballo, quasi sempre avviate da un singolo personaggio e poi ampliatesi fino a coinvolgere una collettività di persone. Sequenze in cui ovviamente Sognando a New York – In the Heights mette in scena tutti i suoi numeri e le sue potenzialità, compresa una certa consapevolezza su come proseguire una scena in forma di musical senza farle perdere armonia, e come dosare la componente musicale e canora senza farla diventare stucchevole. Tuttavia, inevitabilmente i non amanti del genere finiranno per storcere un po’ la bocca, proprio perché all’esplosione di musica e colori non si accompagna un’uguale consistenza della parte narrativa (cosa che non accadeva, per esempio, nel già citato La La Land).

La componente sociale
Sognando a New York - In the Heights recensione

Sognando a New York – In the Heights, raccontato in flashback come una fiaba (col classico “c’era una volta” a introdurla, e gli ascoltatori riuniti intorno al narratore) inizia proprio in tono fiabesco, con una consistenza quasi da racconto fantasy che in qualche modo alleggerisce e rende magica la dura realtà in cui i protagonisti vivono; tuttavia, col progredire della storia, questa consistenza viene sempre più messa in crisi, a un certo punto negata dallo stesso narratore, che ricorda al suo piccolo auditorio come la realtà sia ben lontana dalla schematicità delle favole, e come il lieto fine non sia quasi mai a portata di mano. Proprio questa irruzione della realtà nella narrazione, tradotta nell’introduzione di temi sociali di una certa rilevanza (la discriminazione, le aspirazioni dei “dreamers” – giovani immigrati irregolari ormai stabilizzatisi sul territorio statunitense, la perenne precarietà in cui un non cittadino americano è costretto a vivere) è tra le componenti più interessanti del film: se non fosse che il tema sociale andava sviscerato e approfondito un po’ di più, magari a scapito di qualche numero musicale. Ce n’era modo, in 143 minuti di film (durata comunque importante, non del tutto giustificata nel complesso dell’opera): ma la sceneggiatura sceglie di lasciare il tema dell’immigrazione a un livello embrionale, sottintendendone le implicazioni piuttosto che esplicitarle. Questo limite, unito a un soggetto che resta comunque più convenzionale rispetto a quello di altri esempi recenti del genere, rende la visione di Sognando a New York – In the Heights adatta soprattutto a chi ami il musical: questa categoria di spettatori troverà tutto ciò che cerca in un film. Tutti gli altri potrebbero restare leggermente delusi, alla lunga addirittura annoiati. Un prodotto realizzato con classe e stile, ma anche un’occasione persa per andare oltre l’usuale pubblico di riferimento del genere.

Sognando a New York - In the Heights poster locandina

Titolo originale: In the Heights
Regia: Jon M. Chu
Paese/anno: Stati Uniti / 2021
Durata: 143’
Genere: Drammatico, Musical, Sentimentale
Cast: Analia Gomez, Anthony Ramos, Corey Hawkins, Daphne Rubin-Vega, Dascha Polanco, Dean Scott Vazquez, Gregory Diaz IV, Jimmy Smits, Leslie Grace, Lin-Manuel Miranda, Marc Anthony, Mason Vazquez, Mateo Gómez, Melissa Barrera, Noah Catala, Olga Merediz, Olivia Perez, Patrick Page, Stephanie Beatriz
Sceneggiatura: Lin-Manuel Miranda, Quiara Alegría Hudes
Fotografia: Alice Brooks
Montaggio: Myron Kerstein
Musiche: Alex Lacamoire, Bill Sherman, Lin-Manuel Miranda
Produttore: Anthony Bregman, Gregory Zuk, Joseph P. Reidy, Lin-Manuel Miranda, Mara Jacobs, Quiara Alegría Hudes, Scott Sanders
Casa di Produzione: 5000 Broadway Productions, Likely Story, Scott Sanders Productions, Warner Bros.
Distribuzione: Warner Bros. Italia

Data di uscita: 22/07/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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