FREE GUY – EROE PER GIOCO

FREE GUY – EROE PER GIOCO
di Shawn Levy


Non inventa niente, Free Guy – Eroe per gioco, prendendo il suo materiale dal cinema popolare di classe (Ready Player One) come da quello d’autore di grande successo (The Truman Show). Il film di Shawn Levy “gioca” quindi sul sicuro: ma la sua struttura è sorprendentemente equilibrata, e il film ha il merito principale di non prendersi troppo sul serio.

Vivere per gioco

Fare un film sul mondo videoludico – e sugli universi virtuali in generale – e farlo dicendo qualcosa di davvero nuovo, è davvero difficile dopo che Steven Spielberg ha detto la sua nell’eccellente Ready Player One. È difficile se non impossibile, e infatti Shawn Levy nel suo Free Guy – Eroe per gioco neanche ci prova. E fa bene. Tra i due sceneggiatori del film, non a caso, c’è Zak Penn: colui che non solo ha co-sceneggiato il sopra citato film di Spielberg, ma è stato anche autore (sempre in tandem) della sceneggiatura di Last Action Hero – L’ultimo grande eroe, divagazione meta-cinematografica di John McTiernan ingiustamente premiata col Razzie nel 1993. E salta subito all’occhio che, in effetti, nel film di Levy c’è qualcosa di entrambi gli esempi: qualcosa che viene unito qui a una forte influenza dell’indimenticato The Truman Show di Peter Weir (diverso il soggetto, simili i temi), con qualche accenno del personaggio videoludico diventato senziente nel nostrano Nirvana di Gabriele Salvatores. Anche in questo caso, niente di nuovo sotto il sole, quindi. Quello di Free Guy – Eroe per gioco – tra i principali blockbuster statunitensi lungamente rimandati a causa del Covid – è materiale in gran parte di riciclo. Materiale che tuttavia, nei suoi limiti, funziona. Vediamo perché.

Il gioco della truffa
Free Guy - Eroe per gioco recensione

La trama del film è incentrata su un videogioco online di grande successo, intitolato Free City. Il codice originale del videogioco, basato su un programma inizialmente creato da Millie (Jodie Comer) e Keys (Joe Keery) è stato “rubato” dallo spregiudicato Antwan (Taika Waititi), capo di un colosso dell’industria videoludica, che ne ha fatto un marchio di grande successo. In procinto di portare a termine e vendere il sequel, Antwan si trova tuttavia di fronte a una potenziale grana: uno dei personaggi non giocanti del gioco, di nome Guy (Ryan Reynolds) sembra aver inspiegabilmente preso vita, iniziando ad aspirare al ruolo di protagonista e spesso mettendo fuori gioco i personaggi interpretati dagli utenti. L’ipotesi più probabile è che dietro a Guy ci sia il lavoro di un esperto hacker: in ogni caso, il personaggio diventa col tempo una vera e propria star, inondando i giornali di settore (e non solo) con reportage e articoli a lui dedicati. Antwan cerca inizialmente di sfruttare la popolarità di Guy a suo vantaggio, ma si rende conto che il personaggio è in realtà una minaccia quando questi inizia a comunicare con Millie e Keys, e accetta di scoperchiare la truffa portata avanti dall’industriale.

La rivoluzione nel segno della pace
Free Guy - Eroe per gioco recensione

La trasparente metafora di Free Guy – Eroe per gioco è quella di una realtà che ripete se stessa sempre uguale (un tema che rimanda anche a tutta una tradizione fantastica che parte da Ricomincio da capo e arriva fino ad Auguri per la tua morte), oltre che quella di un personaggio che si rende conto di star vivendo come in una sorta di reality, decidendo altresì di prendere in mano la propria vita. Questo, come sopra accennato, l’aveva già mostrato Peter Weir (da una sceneggiatura di Andrew Niccol) nel pionieristico The Truman Show, con altri toni e ben altre aspirazioni. Tuttavia, Free Guy – Eroe per gioco ha il principale merito di non prendersi troppo sul serio, caricaturizzando tutti i personaggi (a cominciare dal villain interpretato da Waititi – volutamente sopra le righe) e creando un’avventura che continua ad affiancare robuste dosi di azione a una preponderante vena da commedia. Di più: il film di Shawn Levy (regista di commedie come Una notte al museo e relativi sequel, ma anche produttore di un film importante come Arrival) sembra quasi, nella sua idea di base, andare contro il concetto di azione a tutti i costi, facendo un’affettuosa (nei limiti del possibile) parodia degli action movie hollywoodiani odierni. Il quotidiano di Guy, infatti, è fatto di un ripetersi di rapine, scontri e disastri urbani, a cui il protagonista assiste da inconsapevole spettatore. Quando decide di prendere in mano il suo destino, il suo “movimento” andrà piuttosto nella direzione della pace e della concordia; quella invisa ad Antwan, che ha invece basato la sua “creazione” (virgolette d’obbligo) sul concetto di violenza urbana.

Levità da blockbuster
Free Guy - Eroe per gioco recensione

Se vogliamo, il concetto trasmesso da Free Guy – Eroe per gioco è un po’ schematico, e gli stessi personaggi (reali e virtuali) non escono dal loro steccato predeterminato, a dispetto della “morale” che sembra venir fuori dal film. Tutti sono un po’ nerd ed eccentrici, al di qua e al di là dello schermo: ci sono tuttavia quelli buoni, come i due protagonisti (che forse provano anche qualcosa l’uno per l’altra) e quelli cattivissimi, capitanati da Waititi. Nell’universo virtuale, invece, anche i cattivi (soprattutto i personaggi non giocanti) sono tali perché programmati così, inconsapevoli strumenti della volontà del villain principale: Guy tenterà di risvegliare anche la loro, di coscienza. In fondo, nel blockbuster moderno succede un po’ la stessa cosa: ma le ambizioni meta-filmiche del film di Shawn Levy lasciano un po’ il tempo che trovano. Free Guy – Eroe per gioco preferisce piuttosto giocare (appunto) sul sicuro, con citazioni che vanno dal Marvel Cinematic Universe (non sveliamo di quali personaggi) a Star Wars. Ormai, anche il citazionismo sembra diventato un cliché, ma lo ripetiamo per l’ennesima volta: qui, per fortuna, non ci si prende mai davvero sul serio.
Così, in una baraonda visiva piacevole, piacevolmente capace di intrattenere e dalla regia sorprendentemente pulita ed equilibrata, l’unico vero limite è quello di una volontà di strafare da parte della sceneggiatura, specie nella lunga coda conclusiva, coi molteplici finali accumulati. Una successione che fa rimanere in sala fino alla fine dei titoli di coda, in attesa di una sequenza post-credits che qui, lo diciamo subito, non c’è. Pazienza, ci si diverte anche così: con un prodotto estivo tanto innocuo (nel senso buono del termine) quanto all’insegna di quella levità di tono che molti blockbuster sembrano oggi aver dimenticato.

Free Guy - Eroe per gioco poster locandina

Titolo originale: Free Guy
Regia: Shawn Levy
Paese/anno: Canada, Giappone, Stati Uniti / 2021
Durata: 115’
Genere: Avventura, Azione, Commedia
Cast: Aaron W Reed, Alex Trebek, Britne Oldford, Camille Kostek, Daniel Middleton, Janelle Feigley, Jodie Comer, Joe Keery, Kayla Caulfield, Lannan Eacott, Leah Procito, Lil Rel Howery, Lin Hultgren, Matty Cardarople, Owen Burke, Ryan Reynolds, Seán McLoughlin, Taika Waititi, Tyler Blevins, Utkarsh Ambudkar
Sceneggiatura: Matt Lieberman, Zak Penn
Fotografia: George Richmond
Montaggio: Dean Zimmerman
Musiche: Christophe Beck
Produttore: Adam Kolbrenner, Greg Berlanti, Rand Geiger, Ryan Reynolds, Sarah Schechter, Shawn Levy
Casa di Produzione: 20th Century Studios, 21 Laps Entertainment, Berlanti Productions, Lit Entertainment Group, Maximum Effort
Distribuzione: 20th Century Fox, Walt Disney Studios Motion Pictures Italia

Data di uscita: 11/08/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *