COME UN GATTO IN TANGENZIALE – RITORNO A COCCIA DI MORTO

COME UN GATTO IN TANGENZIALE – RITORNO A COCCIA DI MORTO
di Riccardo Milani


Dopo quattro anni, tornano i personaggi del borghese radical chic Giovanni, dell’irruenta e sboccata Monica, delle di lei sorelle e degli adolescenti Alessio e Agnese: Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto, diretto ancora da Riccardo Milani, approfondisce il rapporto tra i due adulti e lascia un po’ sullo sfondo (apparentemente) i ragazzi. Il ritmo comico tiene bene, i due interpreti funzionano, la descrizione dei rispettivi mondi, per schematica che sia, resta abbastanza efficace. Torna anche qualche stereotipo di troppo, ma nel complesso il film diverte, con gusto e buon ritmo.

Risate interclassiste

Quattro anni dopo il successo del primo Come un gatto in tangenziale, sono tornati i personaggi di Giovanni (Antonio Albanese) e Monica (Paola Cortellesi), nonché – in un ruolo più marginale – quelli dei rispettivi figli Agnese e Alessio. All’inizio di questo sequel, apprendiamo che il rapporto tra i due adulti è durato davvero – apparentemente – giusto il tempo di un felino su un’autostrada; lui è ora legato a Camilla (Sarah Felberbaum) e si sta occupando di un nuovo ambizioso progetto per il recupero di uno spazio di periferia; lei, per colpa delle simpatiche ma inguaribilmente cleptomani sorelle, è finita addirittura in carcere, accusata di aver nascosto merce rubata dentro la sua pizzeria. È giusto da una telefonata di Monica a Giovanni, inattesa quanto terremotante, che prende le mosse il plot di Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto; tutto (ri)parte da una richiesta di aiuto che l’uomo non potrà ignorare. Nel frattempo, Alessio e Agnese, di tanto mondo a disposizione, hanno scelto entrambi Londra per passare rispettivamente un periodo di lavoro all’estero e una vacanza studio; e il destino ha anche voluto che si trovassero nello stesso pub…

Riprendere il filo
Come un gatto in tangenziale - Ritorno a Coccia di Morto recensione

Il punto di forza del primo Come un gatto in tangenziale era certamente il ritmo comico e la compattezza del racconto, nonostante una rappresentazione un po’ stereotipata – ma a volte nondimeno funzionale – dei due contesti sociali che andavano a confrontarsi e scontrarsi. Pregi e limiti della commedia di Riccardo Milani tornano più o meno immutati in questo sequel, in cui lo stesso Milani tenta di approfondire un po’ la descrizione dell’ambiente radical chic in cui nuota (non senza disagio) il personaggio di Albanese, e di farlo dialogare più a fondo con quello della borgata e dei “coatti” in cui è nata e cresciuta la Monica della Cortellesi. Stavolta i due mondi, simbolicamente, sono lontani giusto qualche metro, il tempo di arrivare dagli asettici muri dell’installazione preparata da Giovanni – con colori che ogni volta, grottescamente, non soddisfano questo o quel responsabile – alla parrocchia in cui Monica sta scontando i servizi sociali sostitutivi del carcere; Agnese e Alessio, invece, sono lontani, nella terra d’Albione, e chissà cosa fanno. I due adolescenti sono fuori dai riflettori, ormai, e giusto qualche chiamata o videochiamata ci ricorda della loro esistenza. Certo, torneranno, e anche con un certo fragore. Personaggi così, si sa, tornano sempre.

Di piccolo borghesi, coatti e preti barricaderi
Come un gatto in tangenziale - Ritorno a Coccia di Morto recensione

Come il suo predecessore, Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto (il senso del titolo sarà chiaro giusto alla fine) ha ritmo e una buona tenuta narrativa, nonostante la presenza di un certo squilibrio tra le descrizioni dei mondi dei due protagonisti, con i rappresentanti del proletariato di borgata nuovamente a farla da padroni e mattatori. I coatti sono sempre più simpatici, e sullo schermo funzionano meglio, si sa, anche quando la loro rappresentazione si avvale di qualche cliché e si cerca di dare una sbiadita colorazione politica (il palazzone occupato) alle loro gesta. La messa in scena della Roma-bene in cui si muove Albanese, invece, è meno convincente, più incerta, anche un po’ ripetitiva in alcune dinamiche. C’è un personaggio – ovvero la nuova compagna di Giovanni, Camilla – di cui non si coglie bene l’utilità narrativa, e che infatti sparisce presto dai radar; dall’altra parte, d’altronde, il fascinoso prete barricadero interpretato (così così) da Luca Argentero, è una figura che abbiamo visto ormai tante volte sul grande e sul piccolo schermo. Che certi settori del mondo cattolico si muovano con più efficacia, e meglio, della sinistra radical chic nel portare aiuto alle periferie, è un concetto discutibile, e comunque anch’esso già abbondantemente espresso; forse, i pregi di questo sequel diretto da Milani vanno ricercati altrove.

Il ritmo e gli interpreti
Come un gatto in tangenziale - Ritorno a Coccia di Morto recensione

L’”altrove” a cui abbiamo appena accennato è, ancora una volta, una chimica perfetta tra i due interpreti principali, che stavolta hanno decisamente più tempo e spazio per approfondire il loro rapporto, per comprendersi a vicenda e (forse) ambire a durare davvero un po’ più del proverbiale, povero felino in tangenziale. Certo, qualche forzatura resta, qualche vieto concetto (“Con la cultura non si…”, inizia Monica, subito interrotta da Giovanni che le spiega con foga come la cultura dia in realtà da mangiare a tante persone) viene espresso con una certa faciloneria. Eppure, le gag vengono ancora una volta inanellate con continuità e gusto, la Monica di Paola Cortellesi resta una forza della natura a cui è difficile non affezionarsi almeno un po’, e il “contorno” delle due gemelle, per macchiettistico che sia, ha certamente la sua efficacia comica. Una certa efficacia ce l’ha anche la componente romantica, a cui viene dato spazio e peso nel tessuto della storia, e che viene ben integrata, senza gratuiti sconfinamenti, nella struttura da commedia di costume del film. Certo, la conclusione, con l’apparizione dei due adolescenti, è tutt’altro che imprevedibile; ma, a volte, l’efficacia di una commedia non sta solo nello stupire e nello spiazzare, ma anche nel soddisfare qualche comprensibile aspettativa. Se si guarda il panorama (piuttosto desolante) della commedia italiana recente, Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto, come il suo predecessore, resta una piacevole eccezione. Magari non perfetta, ma certamente con una sua ragion d’essere.

Come un gatto in tangenziale - Ritorno a Coccia di Morto poster locandina

Titolo originale: Come un gatto in Tangenziale - Ritorno a Coccia di Morto
Regia: Riccardo Milani
Paese/anno: Italia / 2021
Durata: 110’
Genere: Commedia
Cast: Alessandra Giudicessa, Alice Maselli, Angela Pagano, Antonio Albanese, Beatrice Schiros, Claudio Amendola, Franca Leosini, Luca Angeletti, Luca Argentero, Mariano Rigillo, Paola Cortellesi, Sarah Felberbaum, Simone De Bianchi, Sonia Bergamasco, Valentina Giudicessa
Sceneggiatura: Furio Andreotti, Giulia Calenda, Paola Cortellesi, Riccardo Milani
Fotografia: Saverio Guarna
Montaggio: Francesco Renda, Patrizia Ceresani
Musiche: Andrea Guerra
Produttore: Lorenzo Gangarossa, Mario Gianani
Casa di Produzione: Amazon Prime Video, Sky Italia, Vision Distribution, Wildside
Distribuzione: Vision Distribution

Data di uscita: 26/08/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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