SWEET GIRL

SWEET GIRL
di Brian Andrew Mendoza


Proposto da Netflix in piena estate, l’esordio dietro la macchina da presa di Brian Andrew Mendoza restituisce un Jason Momoa nei panni dello statuario eroe d’azione, stavolta affiancato da una co-protagonista adolescente col volto di Isabela Merced: ma Sweet Girl si rivela presto un revenge movie dalla grana grossa, appesantito anche dal maldestro tentativo, nell’ultima parte, di darsi una posticcia coloritura “intellettuale”.

Sweet Child O'Mine

In attesa di vedere la sua prova nel Dune di Denis Villeneuve, e di rivederlo nei “panni” (si fa per dire) di Aquaman, questo Sweet Girl – diffidare dal titolo – ci restituisce Jason Momoa nel ruolo di action hero tutto muscoli e (teoricamente) molto cuore. Sono un po’ curiose le recenti affermazioni dell’attore, che ha dichiarato che farebbe sicuramente vedere questo film ai suoi due ragazzi di 12 e 14 anni – così come i vari Aquaman, Justice League, ecc. – ma mai cose come Conan the Barbarian, Il Trono di Spade, e “quella serie il cui titolo inizia con la B” (intendendo Baywatch, di cui Momoa ha interpretato le ultime stagioni). Veniva da pensare che c’entrasse un po’ la durezza di alcune scene nei prodotti citati, un po’ il sesso esplicito pur presente nella nota serie HBO, un po’ anche la qualità artistica di alcuni dei prodotti (obiettivamente bassa nel caso di Baywatch, ma anche in quello del poco riuscito remake del film del 1982 di John Milius). C’è rimasto, obiettivamente, solo l’elemento del sesso, a giustificare l’atteggiamento “censorio” dell’attore americano verso i suoi lavori di cui sopra: elemento in parte presente anche in Conan the Barbarian, ma probabilmente non in Baywatch (il lettore perdonerà chi scrive se ammette di non averla mai seguita, né tantomeno di aver visto gli episodi in cui recitava Momoa). Perché la violenza e la fisicità non mancano – ed era d’altronde intuibile – neanche in Sweet Girl, film che è arrivato su Netflix con un bel VM14; ma, purtroppo, a latitare è proprio la qualità artistica, in questo action thriller (sulla carta) di routine, che segna l’esordio dietro la macchina da presa di Brian Andrew Mendoza.

Una promessa è una promessa
Sweet Girl recensione

Lo spunto iniziale poteva avere un qualche elemento di interesse, pur nel quadro di un canovaccio da revenge movie ampiamente collaudato: Momoa interpreta qui Ray Cooper, lottatore di arti marziali miste ma soprattutto marito e padre premuroso, molto legato a sua moglie Amanda e a sua figlia adolescente Rachel (Isabela Merced). Il destino vuole che Amanda si ammali di cancro e finisca in ospedale in fin di vita: l’unico modo per salvarla sarebbe la somministrazione di un farmaco il cui costo, purtroppo, è fuori portata per la famiglia. Un raggio di speranza illumina di nuovo i tre quando un farmaco generico equivalente, prodotto da un’azienda concorrente, sembra superare la fase di sperimentazione; tuttavia, proprio alla vigilia del trattamento della donna, il CEO della BioPrime Simon Keeley (Justin Bartha), produttore del farmaco originale, riesce a far ritirare dal mercato il prodotto dei concorrenti. Ray, infuriato e col cuore a pezzi, interloquisce in diretta televisiva con Keeley, giurandogli vendetta per la sorte della moglie. Qualche tempo dopo, un giornalista contatta Ray con la promessa di smascherare i crimini e la corruzione di Keeley, e chiede all’uomo di collaborare; ma l’incontro tra i due non va come sperato, e nel giro di poco Ray e sua figlia si ritrovano braccati dagli scagnozzi di Keeley. Ray, tuttavia, non ha dimenticato la promessa fatta a suo tempo all’imprenditore.

La vendetta è di famiglia
Sweet Girl recensione

Sweet Girl inizia con una sequenza d’azione in media res, seguita da un flashback, con la famiglia al completo, ambientato nei boschi, e un successivo, ulteriore spostamento della timeline in avanti, per mostrare la malattia di Amanda e il suo devastante impatto sulla famiglia. Il film sembra dapprima seguire il filone di Io vi troverò e relativi sequel, “arricchito” dai muscoli di Jason Momoa e da una co-protagonista adolescente tutt’altro che passiva (simbolicamente descritta dalla Sweet Child O’Mine dei Guns N’ Roses, canticchiata dai personaggi in due significative occasioni). Il film di Brian Andrew Mendoza si muove quindi sul terreno del revenge movie con sottotesto familiare, con la cieca voglia di vendetta del protagonista contenuta, e a tratti contrastata, dalla razionalità sempre più inascoltata della ragazza. Una variante del filone che quantomeno, per la presenza di due protagonisti e di un certo bilanciamento della narrazione nell’ottica dell’uno e dell’altra, presentava un potenziale superiore alla media dei prodotti analoghi: peccato che la grana, in Sweet Girl, sia piuttosto grossa, e di questo ci si accorge abbastanza presto. I dialoghi tra Momoa e Isabela Merced (interessante la sua prova sul piano “fisico”, da rivedere su quello interpretativo) sono a tratti loffi, a tratti ridondanti, a tratti semplicemente poco credibili. I loro scambi di battute, tra una scena d’azione e l’altra, appaiono nient’altro che dei riempitivi in cui la sceneggiatura non sembra mai credere fino in fondo; lo stesso atteggiamento della ragazza appare da subito illogico e contraddittorio; a fine visione, si potrebbe pensare che questo elemento sia in parte voluto, ma una finezza simile non emerge mai nel film.

Un twist disonesto
Sweet Girl recensione

Resta una discreta regia delle sequenze d’azione, in Sweet Girl, che tuttavia non salva il film da un ritmo altalenante, da svolte di trama rabberciate e confuse (la presenza più o meno intercambiabile di tre diversi villain, tutti parimenti poco carismatici), da una generale impressione di scarsa cura narrativa. Il film di Brian Andrew Mendoza, oltretutto, si dilunga ben più del necessario nella sua durata (110 minuti), in parte “giustificata” dal twist narrativo che, nell’ultima parte, vorrebbe forse dare al film uno spessore che non ha; uno spessore che, cercato con poca convinzione e mai trovato lungo tutto il film, non può certo essere generato in modo tanto posticcio. La sceneggiatura, con una simile scelta, sembra affondare sempre più nella parodia inconsapevole, nel maldestro tentativo di risollevarsi di tono: si resta piuttosto infastiditi da una soluzione che appare tesa a dare al film una coloritura “intellettuale” che, dato il contesto, non sembrava opportuno andare a ricercare. Così, invece che il semplice prodotto di routine che poteva apparire (mediocre, ma almeno a suo modo onesto, poco riuscito ma contrassegnato da intenti chiari e da uno svolgimento in fondo coerente), Sweet Girl diventa anche un film pretenzioso: sleale verso lo spettatore senza avere la “confezione” giusta per esserlo, tutto adagiato su un twist che non si riesce proprio, neanche per un attimo, a prendere sul serio. Il mezzo punto in meno è per questo, in un voto che comunque, a causa della grana grossa dell’operazione, sarebbe stato lontano dal raggiungere la sufficienza.

Sweet Girl poster locandina

Titolo originale: Sweet Girl
Regia: Brian Andrew Mendoza
Paese/anno: Stati Uniti / 2021
Durata: 110’
Genere: Azione, Thriller
Cast: Adria Arjona, Amy Brenneman, Brian Howe, David A MacDonald, Dominic Fumusa, Isabela Merced, Jake Allyn, Jason Momoa, Justin Bartha, Katy M. O'Brian, Lex Scott Davis, Manuel Garcia-Rulfo, Michael Raymond-James, Nelson Franklin, Raza Jaffrey, Reggie Lee
Sceneggiatura: Gregg Hurwitz, Philip Eisner, Will Staples
Fotografia: Barry Ackroyd
Montaggio: Brad Besser, Matt Chesse, Michael McCusker
Musiche: Steven Price
Produttore: Brad Peyton, Brian Andrew Mendoza, Bruce Dunn, Jason Momoa, Jeff Valeri, Jeffrey Fierson
Casa di Produzione: ASAP Entertainment, On The Roam, Pride of Gypsies
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 20/08/2021

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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