FALLING – STORIA DI UN PADRE

FALLING – STORIA DI UN PADRE
di Viggo Mortensen


Se è vero che Falling – Storia di un padre, esordio alla regia di Viggo Mortensen, soffre un po’ della vicinanza temporale col più celebrato The Father, è anche vero che il film cerca di sviscerare il tema della patologia, e di un rapporto irrisolto da recuperare, in modo sobrio e abbastanza personale, soffrendo solo a tratti di un’eccessiva sovrapposizione dei piani narrativi.

Memorie e conflitti

Datato 2020, presentato prima al Sundance Film Festival e poi a Toronto, rimasto in “naftalina” per oltre un anno, Falling – Storia di un padre arriva in Italia in sordina, quando si approssima ormai la fine della stagione estiva. Un destino curioso, per un film che rappresenta l’esordio dietro alla macchina da presa per un attore come Viggo Mortensen: un esordio che, a livello tematico e temporale, soffre forse un po’ la vicinanza col più celebrato The Father – Nulla è come sembra. Opere che hanno nella tematica centrale (la perdita di memoria conseguente alla patologia di un padre, il rapporto con uno dei figli) un forte punto in comune, ma che al contempo divergono nello sviluppo: a dispetto del suo (sotto)titolo italiano, infatti, il film di Mortensen esplora soprattutto il rapporto tra il protagonista interpretato da Lance Henriksen e il ripudiato figlio, col volto dello stesso regista. In più, laddove il film di Florian Zeller adottava integralmente il punto di vista, pesantemente condizionato dalla patologia, del personaggio interpretato da Anthony Hopkins, qui l’ottica dominante è quella del figlio John Peterson, che vede riemergere vecchi rancori – principalmente derivanti dalla sua mai accettata omosessualità – col vecchio genitore; rancori che tornano in superficie a dispetto della degenerazione cognitiva dell’uomo (risultandone anzi, probabilmente, accentuati).

Umanizzare, non assolvere
Falling - Storia di un padre recensione

Fa innanzitutto piacere vedere un interprete di gran valore come Lance Henriksen (negli anni ‘80 sfortunato poliziotto in Terminator, poi androide in Aliens – Scontro finale e vampiro ne Il buio si avvicina) di nuovo in un ruolo di un certo calibro; qui, l’attore americano è addirittura il problematico, poco simpatico protagonista, il cui inizio di Alzheimer – che lo porta a uno stato di confusione saltuario, alternato a momenti di lucida presenza – non lo rende certo più amabile. Un primo elemento interessante del film di Mortensen, se vogliamo, è proprio l’assenza di sguardo pietistico, con un’ottica che tratta la patologia come elemento umanizzante (ma non assolutorio) per un personaggio preda sei suoi demoni e della sua stessa, ottusa rigidità. Il Willis Peterson di Henriksen, di fatto, è il classico redneck repubblicano, maschilista, sessista e latentemente violento: il contrasto (inevitabilmente telefonato, ma drammaturgicamente efficace) col figlio gay interpretato da Mortensen, con il di lui marito col volto di Terry Chen, e con una realtà per lui sempre più aliena e incomprensibile, è tra gli elementi centrali del racconto. La mancata comprensione e leggibilità del mondo da parte di Willis – ormai prigioniero di un tempo e di una cultura che non gli appartengono – si sommano alle montanti difficoltà portate della malattia: anche il rifugio nel passato (comunque travagliato) diventa fonte di confusione e frustrazione, sentimenti esibiti in rapide incursioni nella mente sempre più alla deriva dell’uomo.

Famiglie diverse
Falling - Storia di un padre recensione

Lance Henriksen porta sullo schermo un personaggio non facile, teso a stimolare un misto di repulsione ed empatia, con ottime intensità e modulazione di registri: lo fa sia quando si tratta di rendere lo spaesamento della malattia, sia nei crudeli, irregolari momenti di lucidità, sia quando i due elementi si mescolano senza soluzione di continuità, mostrando un uomo tanto meschino e (auto)distruttivo quanto sofferente e solo. Lo affianca un Mortensen che agisce quasi del tutto in understatement, quasi trattenuto nell’espressione emotiva ma alla costante ricerca di quel canale di comunicazione un tempo stabilito (le battute di caccia dell’infanzia) e poi perduto; una placida inquietudine, la sua, che alla fine va in mille pezzi nel risolutivo dialogo – o sarebbe forse meglio chiamarlo showdown – posto nei minuti conclusivi del film. Se il consorte di John/Viggo, interpretato da Terry Chen, fa il suo senza grossi affanni, in un ruolo necessariamente da spettatore interessato, più spazio avrebbe forse potuto avere la figura dell’altra figlia, quella che nel presente ha il volto di Laura Linney; un rapporto solo abbozzato, quello tra lei e Willis, che meritava forse spazio e attenzione maggiori, specie laddove il personaggio, nella vicenda così come viene proposta, sembra avere un ruolo nient’affatto secondario.

Incertezze e solidità registica

Un altro limite che si può rintracciare in questo comunque interessante Falling – Storia di un padre sta in una certa confusione narrativa riguardo alle vicende del passato della famiglia, ricostruite a sprazzi e bocconi, parallelamente agli andirivieni della memoria fallace del vecchio Willis. Ai continui salti tra presente e passato – con quest’ultimo sviluppato in realtà in modo abbastanza lineare e coerente – si sommano cenni su personaggi esterni – provenienti dal passato remoto e meno remoto dell’uomo – che andavano probabilmente sviscerati meglio. Si finisce a volte per confondersi, seguendo la confusione dello stesso Willis, in una vicenda che però non viene mai presentata come un puzzle da ricostruire. In ogni caso, incertezze narrative a parte, la regia di Mortensen è sobria, capace di farsi da parte quando necessario, indugiando solo a tratti in qualche apertura onirica (si veda il finale, con una discutibile, superflua inquadratura conclusiva). Si resta comunque coinvolti dal tema, ormai tutt’altro che nuovo per il cinema, ma pur sempre da maneggiare con attenzione: qui Mortensen lo fa, mostrando i demoni e le contraddizioni di una vita avviata verso il suo termine, uniti al tentativo di risoluzione di un conflitto le cui schegge ancora feriscono.

Falling - Storia di un padre poster locandina

Titolo originale: Falling
Regia: Viggo Mortensen
Paese/anno: Canada, Regno Unito, Stati Uniti / 2020
Durata: 112’
Genere: Drammatico
Cast: Ava Kozelj, Bracken Burns, Carina Battrick, David Cronenberg, Ella Jonas Farlinger, Etienne Kellici, Gabby Velis, Grady McKenzie, Hannah Gross, Henry Mortensen, Lance Henriksen, Laura Linney, Liam Crescitelli, Luca Crescitelli, Noah Davis, Piers Bijvoet, Sverrir Gudnason, Terry Chen, Viggo Mortensen, William Healy
Sceneggiatura: Viggo Mortensen
Fotografia: Marcel Zyskind
Montaggio: Ronald Sanders
Musiche: Viggo Mortensen
Produttore: Anya Ryzhenkova, Chris Curling, Daniel Bekerman, Natalie Novak Remplakowski, Peder Pedersen, Viggo Mortensen
Casa di Produzione: Achille Productions, Ingenious Media, Perceval Pictures, Scythia Films, Zephyr Films
Distribuzione: BiM Distribuzione

Data di uscita: 26/08/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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