JOSEP

JOSEP
di Aurel


Datato 2020, arrivato in sala come film-evento per sole tre giornate (dal 30 agosto al 1 settembre) Josep è un potente, raffinato esordio nel cinema d’animazione per il vignettista francese Aurel: il racconto stringato, eppure incredibilmente ricco, di una porzione di vita di un artista poco conosciuto, il cui lavoro è oggi più che mai da valorizzare come testimonianza di un preciso sentire artistico e politico.

Memorie di sogni (non più) prigionieri

Dopo la mancata presentazione al Festival di Cannes 2020 (cancellato causa Covid) e i consensi successivamente riscossi agli European Film Awards, ai Cesar e ai Lumiere Awards, Josep, film d’animazione franco-belga-spagnolo dell’illustratore e vignettista Aurel (qui alla sua prima esperienza da regista) giunge anche in Italia. Ci arriva come film-evento per una permanenza in sala di soli tre giorni – dal 30 agosto al 1 settembre – seguendo un destino comune a molta dell’animazione europea (e non solo) di qualità. Ci si può e ci si deve accontentare, anche se probabilmente – diciamo pure sicuramente – la storia di un artista/militante come Josep Bartolì avrebbe meritato qualcosa di più. Questo principalmente perché l’avventurosa vita del personaggio, una frazione della quale il film di Aurel riassume nei suoi stringati ma densissimi 74 minuti, è sicuramente una parabola degna di nota; e anche perché si tratta di una figura poco conosciuta, eppure esemplificativa di un approccio all’arte che fonde sentire personale e militanza. Un po’ come lo stesso film di Aurel (pseudonimo di Aurélien Froment), già vignettista per Le Monde e autore di un’opera raffinata e dura, col cuore e il cervello dalla parte giusta della storia. E dello stesso presente.

Racconto di un’amicizia
Josep (2020) recensione

Josep racconta principalmente la prigionia del protagonista, ex combattente del POUM (il partito marxista spagnolo, costretto alla clandestinità durante la guerra civile) in fuga dal suo paese natale, con l’arrivo nella Francia occupata di Vichy e l’internamento in un campo di prigionia. Qui, tra deprivazioni, violenze e vere e proprie torture, l’artista riesce a fare amicizia con Serge, una mite guardia francese che non riesce ad accettare l’orrore del luogo. La guardia, di nascosto dai suoi commilitoni, regala a Josep una matita e un blocco su cui disegnare; qui, l’uomo testimonierà, a modo suo, gli orrori della prigionia, nella speranza di riuscire a liberarsi e a incontrare la sua compagna incinta, scappata su un treno per Parigi. La vicenda viene raccontata da un anziano Serge al suo giovane nipote, a sua volta aspirante disegnatore, curioso di conoscere l’origine di uno strano disegno appeso al muro della camera del nonno.

Percorsi paralleli
Josep (2020) recensione

Il punto di forza principale di Josep è il fatto che si tratti evidentemente di un tributo da parte di un artista contemporaneo (il neo-regista Aurel) a una sorta di padre spirituale, affine per modalità espressive e tematiche. Il film opera una frequente sovrapposizione delle illustrazioni del protagonista – tutte altamente stilizzate, con un tratto che ne esalta e al tempo stesso ne astrae la crudezza – con le sequenze interne alla storia, al punto che non esiste una reale distinzione tra la rappresentazione e il suo oggetto, il livello della vicenda dell’artista e quello del “racconto” al suo interno. C’è un analogo sentire che si coglie nella rappresentazione simbolica del passato, che si dipana attraverso i decenni evolvendo nella pienezza del tratto, nella complessità dell’animazione, nella vividezza dei colori; dal ricordo della prigionia, in cui il croma è sfumato, il tratto quasi timido e l’”animazione” poco più che una sequenza di quadri in movimento (solo le movenze corporee dei personaggi distinguono queste scene da una successione di disegni statici), alla compiutezza estroversa e “sfacciata” delle sequenze ambientate in Messico, con l’esplosione dei colori che accompagnano il (nuovo) incontro dell’artista con la musa/amante Frida Kahlo. Proprio quest’ultima, nei minuti conclusivi, riassume bene all’artista il senso e la progressiva “liberazione” del suo lavoro, in un percorso che è del tutto parallelo a quello compiuto dal film.

Un tributo che è anche progetto
Josep (2020) recensione

È molto densa, la narrazione di Josep, nonostante il minutaggio ridotto (anzi, forse proprio in virtù di quest’ultimo). Sono tanti, gli eventi narrati nella sceneggiatura di Jean-Louis Milesi – collaboratore frequente di Robert Guediguian – e a sua volta ognuno di essi tocca tante tematiche: l’amicizia, la lealtà, il legame inscindibile tra arte e amore, la sfida nel coniugare la spinta utopica dell’ideale (sovrapponibile alla creazione artistica, rappresentazione e insieme modo di trasformare la realtà) e la sua applicazione concreta, coi suoi riscontri nella carne e nel sangue degli individui. Una narrazione, quella del film di Aurel, che resta chiara anche nei suoi salti temporali e nei tanti personaggi che coinvolge, legando con un filo che si fa sempre più solido passato e presente, memoria e capacità di quest’ultima di farsi progetto (politico e artistico). Una progettualità che il personaggio del giovane nipote di Serge, affabulato e avvinto dal racconto dell’anziano ex soldato, fa sua nell’eloquente finale del film, quasi un passaggio di testimone in una figura solo apparentemente secondaria. Un’eredità spirituale e ideale che resta più che mai viva, nel racconto del film come al di fuori di esso.

Josep (2020) poster locandina

Titolo originale: Josep
Regia: Aurel
Paese/anno: Belgio, Francia, Spagna / 2020
Durata: 74’
Genere: Animazione, Biografico, Drammatico
Cast: Alain Cauchi, Alba Pujol, Bamar Kane, Bruno Solo, David Marsais, Emmanuel Vottero, François Morel, Gérard Hernandez, Sergi López, Sílvia Pérez Cruz, Sophia Aram, Thomas Vandenberghe, Valérie Lemercier, Xavier Serrano
Sceneggiatura: Jean-Louis Milesi
Montaggio: Thomas Belair
Musiche: Sílvia Pérez Cruz
Produttore: Annemie Degryse, Armel Fortun, Etienne Jaxel-Truer, Guilhem Pratz, Jordi B. Oliva, Juan Carlos Concha Rivero, Luciano Lepinay, Raoul Carbo Perea, Serge Lalou, Tom Martin
Casa di Produzione: France 3 Cinéma, Imagic Telecom, In Efecto, Les Fées Spéciales, Les Films d'ici, Les Films du Poisson Rouge, Lunanime, Promenons-Nous Dans Les Bois, Tchack, Upside Films
Distribuzione: Lumière & Co

Data di uscita: 30/08/2021

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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