SIBYL – LABIRINTI DI DONNA

SIBYL – LABIRINTI DI DONNA
di Justine Triet


Arrivato nei cinema italiani due anni dopo la sua presentazione a Cannes, Sibyl – Labirinti di donna non manca di suggestione nei temi che mette in campo, e anche nella sua messa in scena; il film di Justine Triet, tuttavia, risulta troppo frammentario, non dando modo allo spettatore di sviluppare una vera empatia coi personaggi.

Distanze violate

Arrivato nelle nostre sale in sordina, due anni dopo la presentazione in concorso al Festival di Cannes, Sibyl – Labirinti di donna è l’opera terza (nel lungometraggio di fiction) della regista francese Justine Triet. Un lavoro che, nella sua trama composita, ma tutta incentrata sul personaggio che dà il titolo al film (interpretato da Virginie Efira) vuole esplorare diversi temi, tra cui il concetto di creatività, il difficile lavoro della scrittura creativa, le sue analogie col mestiere altrettanto difficile dello psicoterapeuta, e il rischio insito nell’uno e nell’altro di mescolare la vita personale con quelle (reali o immaginarie) con cui si viene a contatto. Un rischio di cui la protagonista, in un equilibrio precario tra un’attività e l’altro, non appare ben consapevole, finendo per restare risucchiata da un vortice e per perdere se stessa e la sua stessa identità di donna. Uno smarrimento che la sceneggiatura esplora in un continuo andirivieni tra passato e presente, tra storie diverse che si intrecciano e mostrano punti di contatto e analogie.

Scrittura e terapia
Sibyl - Labirinti di donna recensione

Protagonista e centro della trama è proprio il personaggio di Sibyl, psicologa e aspirante scrittrice che, in un periodo di autoanalisi ed esplorazione di se stessa, decide di lasciare il suo lavoro per dedicarsi completamente alla stesura del suo primo romanzo. Proprio in questo delicato momento di passaggio, tuttavia, Sibyl viene contattata da Margot Vasilis (Adèle Exarchopoulos), una giovane attrice che è rimasta inaspettatamente incinta a causa di una relazione con un suo collega di set (Gaspard Ulliel), compagno della regista del film in cui sta recitando. Nonostante le iniziali resistenze, Sibyl si fa coinvolgere sempre più nelle vicende di Margot, accettando di aiutarla. Il rapporto tra le due donne sembra assumere sempre più i connotati di una manipolazione, mentre Sibyl inizia a trovare nella complicata storia di Margot del materiale per il suo libro. Quasi inconsapevolmente, la scrittrice/psicoterapeuta viene risucchiata dalla vita dell’attrice e dal triangolo di cui questa è parte, che fa emergere anche nodi irrisolti della vita e del passato della stessa Sibyl.

Manipolazione a doppio senso
Sibyl - Labirinti di donna recensione

È promettente, l’inizio di Sibyl – Labirinti di donna, con un dialogo tra la protagonista e il suo agente sulla complessità del lavoro del narratore, e il successivo, problematico allontanamento di Sibyl dai suoi pazienti e dalla sua stessa vita per come finora era stata concepita. Lo stesso, estemporaneo incontro con Margot, e il modo quasi inconsapevole in cui la stessa protagonista viene coinvolta nel turbine dei guai di quest’ultima, garantiscono al film di Justine Triet una presa immediata e sicura. La sceneggiatura inizia a esplorare e giustapporre la vita delle due donne, offrendo inoltre rapidi scorci del passato della protagonista, di cui non ci vengono subito rivelati i dettagli. La stessa Sibyl, da parte sua, alterna il ruolo di terapeuta e paziente, avendo modo di esplorare i meccanismi di mascheramento, manipolazione e difesa che entrambi i ruoli comportano. Il rapporto con Margot, e il carattere apparentemente manipolatorio (ai danni della protagonista) che questo assume, viene presto alla luce per la sua ambiguità: la terapeuta sembra far progressivamente cadere le difese e abbandonare ogni barriera con la sua paziente, ma poi “manipola” a sua volta quest’ultima, segretamente, per ottenere materiale narrativo per il suo libro. Un’ambiguità che col passare dei minuti diviene sempre più visibile.

Una promessa mancata
Sibyl - Labirinti di donna recensione

Mette quindi tanta carne al fuoco, Sibyl – Labirinti di donna, ma la stessa Justine Triet, col progredire della storia, non sembra in grado di gestire un materiale narrativo tanto complesso. Il film presenta un’alternanza forse troppo rapida, a tratti tale da sfiorare la confusione, tra storyline e piani temporali diversi, non dando il tempo allo spettatore di sviluppare una vera empatia coi personaggi, e di coglierne appieno tutte le motivazioni. Alcuni dei motivi presenti, tra cui il rapporto della protagonista col suo ex compagno, le analogie tra questo e la storia di Margot, e la stessa, appena accennata realtà familiare di Sibyl, non vengono adeguatamente approfonditi, disseminando nel film tante suggestioni prive di un vero sviluppo. La voluta complessità della trama sconfina a tratti nella frammentarietà, nell’accumulo di dettagli a cui si fa fatica a dare un senso e una collocazione compiuti. Singole, riuscite sequenze (tra queste, quelle che mostrano le riprese del film a cui Margot sta lavorando nell’isola di Stromboli, e il coinvolgimento sempre più grottesco di Sibyl) sembrano galleggiare nel racconto prive di un ancoraggio narrativo forte. Così il film della Triet, pur nella suggestione dei temi che mette in campo, e in un certo fascino insito nella messa in scena (aiutato dalle buone prove attoriali delle due protagoniste), finisce per lasciare in bocca un retrogusto amaro, assumendo al termine della sua durata i contorni di una promessa non mantenuta.

Sybil - Labirinti di donna poster locandina

Titolo originale: Sibyl
Regia: Justine Triet
Paese/anno: Belgio, Francia / 2019
Durata: 100’
Genere: Drammatico
Cast: Adèle Exarchopoulos, Adrien Bellemare, Arthur Harari, Aurélien Bellanger, Gaspard Ulliel, Henriette Desjonquères, Jeane Arra-Bellanger, Laure Calamy, Liv Harari, Lorenzo Lefèbvre, Niels Schneider, Paul Hamy, Philip Vormwald, Sandra Hüller, Virginie Efira
Sceneggiatura: Arthur Harari, David H. Pickering, Justine Triet
Fotografia: Simon Beaufils
Montaggio: Laurent Sénéchal
Produttore: David Thion, Genevieve Lemal, Philippe Martin, Serge Hayat
Casa di Produzione: Auvergne Rhône-Alpes Cinéma, France 2 Cinéma, Les Films de Pierre, Page 114, Scope Pictures
Distribuzione: Valmyn

Data di uscita: 02/09/2021

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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