URBAN LEGENDS

URBAN LEGENDS

Il 3 giugno 2018 è andato in scena, sul palco del Teatro Petrolini, il grottesco e divertente spettacolo firmato dalla compagnia Grand Guignol de Milan, guidata da uno scatenato Cerimoniere.

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Il Principe delle Tenebre, demoniaco cerimoniere con denti e corna, introduce gli spettatori a quattro storie basate su racconti orali e dicerie: leggende metropolitane, storie macabre di dubbia provenienza, o, per usare un termine moderno, bufale, fake news. Storie a volte gonfiate o stravolte, a volte inventate di sana pianta, tanto false quanto, spesso, in grado di produrre danni veri. Un turista italiano in un paese africano concupisce una donna locale, passando un brutto guaio per l’avventura di una notte. Un autostoppista su una strada deserta, durante una notte nebbiosa, incontra un militare che gli indica la strada… che forse non era esattamente quella da lui cercata. Un prigioniero sovietico accetta di sottoporsi alla sperimentazione di un farmaco che priva gli individui della necessità del sonno, ma gli effetti collaterali andranno oltre le più disastrose previsioni. Un serial killer decide di rendere una dettagliata intervista a un direttore di giornale, spiegando a tutti i lettori le sue “ragioni”. Grottesco e orrido si mescolano senza soluzione di continuità.

Il Grand Guignol de Milan, a cinque anni dai suoi esordi sui palchi milanesi, continua a proporre ai suoi spettatori orrori vecchi e nuovi, sbeffeggiando l’idea stessa di teatro borghese, ridendo della morte e delle più truci manifestazioni umane, abbracciando senza remore il materiale letterario, e giornalistico, più basso che oltre un secolo di storia ha prodotto. La tradizione teatrale del Grand Guignol, grido popolare contro l’ipocrisia benpensante di una concezione “alta” e ingessata del teatro, e insieme rituale collettivo di esorcizzazione della morte (e della sua strisciante paura nella società borghese) viene traslata nella contemporaneità, riadattata ai gusti del pubblico moderno, senza perdere la sua carica eversiva. Di storie macabre da raccontare, sembra dirci la compagnia milanese, ne esisteranno fin quando esisterà il mondo.

Questo Urban Legends, che esordisce in questi giorni a Roma sul palco del Teatro Petrolini, si concentra in particolare sul meccanismo della leggenda nata dalla diceria, dal bisbiglio, dal sussurro che diventa storia orale e si arricchisce di nuovi elementi a ogni nuova narrazione. Leggende metropolitane, appunto, che diventano per la loro stessa natura più vere delle leggende antiche. Il cerimoniere/demone, denti finti e una candela palesemente posticcia in mano, sorriso sardonico e interlocuzione sempre viva con la platea, ci introduce di volta in volta alle quattro storie che compongono lo spettacolo: mantenendo per sé, e per il suo maltrattato e vessato aiutante, uno spazio quasi altrettanto importante.

Quattro storie che il letteratura, il teatro e il cinema (e, prima di loro, la cronaca scandalistica) hanno già raccontato più volte nella loro storia, pur nelle loro infinite varianti: nel suo modo di smontare e demolire ironicamente la sua stessa creazione, rimarcandone il carattere “basso” e fittizio, il Principe delle Tenebre non manca qui di sottolineare più volte proprio la natura grossolana e scandalistica delle storie proposte, mantenendo viva un’interazione sanguigna con una platea quasi costretta a partecipare.

Irriverente, sanguigno, poco improntato al politically correct, lo spettacolo della compagnia milanese soddisferà gli spettatori già avvezzi alle burle virate al macabro, ai giochi popolari in salsa pulp, ai lazzi che si colorano di sangue, di un ensemble teatrale che vuole tener viva una tradizione che viene da lontano. Si ride e si sorride cogliendo un elemento di satira sociale che è dichiarato, ma mai urlato, mentre le quattro storie ribadiscono in fondo la natura gratuita, pretestuosa, che ogni leggenda metropolitana presenta. Nella sua consapevole assenza di sottigliezze, nei suoi effetti spettacolari quasi sbattuti in faccia allo spettatore, Urban Legends mostra comunque una certa cura nella realizzazione, a iniziare da una scelta musicale di ottimo livello (con una prevalenza di composizioni cupe ed elettroniche) e una gestione delle luci sempre funzionale ed efficace.

Ovviamente, nell’approcciarsi a uno spettacolo quale Urban Legends, bisogna essere consapevoli di ciò a cui si va incontro. Va da sé che l’umorismo sfrontato, anch’esso pulp in modo quasi esasperato, del protagonista, e la sua continua ricerca dell’interlocuzione con la platea, possono non essere graditi da tutti gli spettatori. Allo stesso modo, chi cercasse un teatro dai contorni più classici, legato strettamente ad un genere (sia pure esso l’horror) ma privo di quell’elemento di auto-irrisione qui presente, farebbe bene a rivolgersi altrove. Il macabro che emerge dalla piéce del Grand Guignol è esibito e quasi sfacciato, ma la sua carica parodistica è rivolta anche (oltre che verso chi è al di là del palco) verso sé stessa e i meccanismi che l’hanno resa possibile.

Scheda

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Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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