IL VIAGGIO DI FANNY

IL VIAGGIO DI FANNY
di Lola Doillon


Dramma storico ispirato a una vicenda reale, selezionato dalla Lucky Red per la ricorrenza della Giornata della Memoria, Il viaggio di Fanny mostra il tentativo (non del tutto riuscito) della regista Lola Doillon di dirigere un film “ad altezza di bambino” restando fedele alle sue istanze storiche.

La memoria in (un) viaggio

Francia, 1943. Mentre la nazione è sotto il giogo dell’occupazione tedesca, i genitori di Fanny, 13 anni, decidono di mandare lei e le sue due sorelle minori in un orfanotrofio sito nel nord Italia, ritenuto un luogo sicuro per i bambini ebrei. Presto, tuttavia, i tedeschi arrivano sul territorio italiano, e, venuti a sapere della struttura, vi fanno irruzione arrestando i responsabili. I piccoli ospiti, precedentemente (e precipitosamente) messi su un treno diretto in Svizzera, dovranno imparare a contare solo sulle proprie forze, in un viaggio che diverrà per loro lotta per la sopravvivenza. Proprio Fanny, suo malgrado, finirà per assumere il ruolo di leader del piccolo gruppo, infondendo coraggio e forza d’animo anche nei suoi compagni.

Come ogni anno, anche in questo 2017 la Lucky Red ha riservato un limitato spazio temporale (nella fattispecie, i soli giorni del 26 e 27 gennaio) alla distribuzione di un film dedicato alle tematiche della Shoah, in vista della ricorrenza della Giornata della Memoria. Ispirato alla vera storia di Fanny Ben-Ami, ebrea francese fuggita dal suo paese durante l’infanzia, Il viaggio di Fanny è un racconto di formazione, (forzata) crescita e presa di coscienza, raccontato (e messo in scena) direttamente attraverso l’ottica della giovane protagonista. Un’opera, letteralmente, a “misura di bambino”, che filtra gli eventi bellici attraverso lo sguardo (attonito ma ricco di impensate risorse) di un personaggio costretto a una forzata, ma significativa, maturazione personale.

Giunta al suo terzo lungometraggio, la francese Lola Doillon (figlia del regista Jacques) dirige il film pensando soprattutto al pubblico più giovane, sforzandosi di rendere le vicende dei giovani protagonisti il più possibile leggibili (ed empatizzabili) per il suo target di riferimento, in un’ottica dal chiaro taglio pedagogico. Così, in primo piano resta lo sguardo su un gruppo di ragazzini che, nella sua odissea, impara il valore della solidarietà, restando isolato da un mondo adulto che pare lasciare dietro di sé solo una lunga scia di rovine. All’insegna di un mood dal taglio positivo e ottimista, le cui istanze prevalgono su quelle della puntualità e dell’accuratezza nella ricostruzione storica, Il viaggio di Fanny vede al centro il personaggio interpretato dall’esordiente Léonie Souchaud, con la sua problematica “elezione” al ruolo di guida, pratica e morale, per il gruppo dei suoi coetanei.

Il filone che racconta le vicende dell’Olocausto dal punto di vista di protagonisti giovani o giovanissimi sembra ormai mostrare la corda, e questo Il viaggio di Fanny non fa eccezione. La linearità della trama sconfina a tratti nella piattezza e nel semplicismo, mentre il potenziale di alcuni personaggi secondari (la responsabile dell’orfanotrofio affiliata alla Resistenza, il giovane di cui la protagonista si invaghisce) resta palesemente sacrificato. Preoccupata della fruibilità del prodotto per il pubblico più giovane, la regista sorvola sulle necessarie sfumature dei personaggi, sacrificando le esigenze di equilibrio e credibilità sull’altare della ricercata (ma di fatto non raggiunta) facilità nell’adesione emotiva.

Abbondano, in questo Il viaggio di Fanny, forzature narrative e accomodamenti degli eventi in funzione della loro resa filmica, con sequenze in cui la sospensione dell’incredulità viene messa a dura prova da ciò che vediamo sullo schermo (la sequenza con i protagonisti nascosti nel bosco, quella della sottrazione della pistola a un ufficiale). A tratti soffocato da una colonna sonora inutilmente enfatica, il film si rivela anche piuttosto goffo nel gestire i momenti più emotivamente pregnanti, risolvendo puntualmente nel modo più semplicistico i climax di cui la vicenda è disseminata; non aiutato, in questo, da una giovane protagonista piuttosto monocorde e legnosa nell’espressività.

È comunque apprezzabile, ne Il viaggio di Fanny, la scelta della Doillon di sposare in toto l’ottica della giovane protagonista, in funzione di un’empatia coerentemente perseguita lungo tutta la durata del film. Il taglio ottimista, ma anche emotivamente esplicito e immediato, che la regista ha scelto di dare al film, può favorire l’identificazione e la fruibilità per il pubblico più giovane, ancorandosi all’indubbio potenziale divulgativo (a prescindere dalla correttezza della ricostruzione storica) dell’intera operazione.

Il viaggio di Fanny poster locandina

Titolo originale: Le voyage de Fanny
Regia: Lola Doillon
Paese/anno: Belgio, Francia / 2016
Durata: 94’
Genere: Drammatico
Cast: Alice D'Hauwe, Anaïs Meiringer, Anna Tenta, Cécile de France, Elea Körner, Fantine Harduin, Hervé Sogne, Igor van Dessel, Jérémie Petrus, Juliane Lepoureau, Julien Vargas, Léonie Souchaud, Lou Lambrecht, Lucien Khoury, Malonn Lévana, Pascaline Crêvecoeur, Pierre Wallon, Ryan Brodie, Stéphane De Groodt, Victor Meutelet
Sceneggiatura: Anne Peyrègne, Lola Doillon
Fotografia: Pierre Cottereau
Montaggio: Valérie Deseine
Musiche: David Gubitsch, Gisèle Gérard-Tolini, Sylvain Favre
Produttore: Genevieve Lemal, Marie de Lussigny, Saga Blanchard, Samuel Hadida
Casa di Produzione: A Plus Image 6, Bee Films, Ce Qui Me Meut Motion Pictures, Cofimage 27, Davis-Films, France 2 Cinéma, Origami Films, Rhône-Alpes Cinéma, Scope Pictures
Distribuzione: Lucky Red

Data di uscita: 26/01/2017

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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