È MORTO SEAN CONNERY, LO 007 PIÙ AMATO

È MORTO SEAN CONNERY, LO 007 PIÙ AMATO
Il leggendario attore scozzese, che interpretò per primo il personaggio di James Bond creato da Ian Fleming, si è spento all’età di 90 anni.

Addio a Sean Connery, il primo – e tuttora il più amato – 007 del grande schermo: l’attore scozzese si è spento oggi all’età di 90 anni. La sua fama resta indissolubilmente (ma non esclusivamente) legata al personaggio della spia britannica James Bond, creata da Ian Fleming e da lui interpretata per ben sei volte, dal film del 1962 Agente 007 – Licenza di uccidere fino ad Agente 007 – Una cascata di diamanti (1971), con una “pausa” nel precedente Agente 007 – Al servizio segreto di sua maestà (1969), che i produttori affidarono all’australiano George Lazemby. Il ruolo di Bond sarebbe stato ripreso da Connery nel 1983, per l’”apocrifo” Mai dire mai di Irvin Kershner, remake di Agente 007 – Thunderball (Operazione tuono).

Nato a Fountainbridge, sobborgo di Edimburgo, il 25 agosto del 1930, da genitori di umili condizioni, Connery lasciò la scuola a sedici anni per arruolarsi nella Royal Navy, che però dovette lasciare a causa di un’ulcera. Dopo vari lavori svolti successivamente, divenne modello nei primi anni ‘50, rappresentando la Scozia nel concorso di Mister Universo nel 1953. All’inizio del decennio iniziò a calcare le scene inglesi in piccoli ruoli teatrali, per poi passare in televisione e infine al cinema, dove interpretò pellicole di discreto successo che lo resero un volto abbastanza noto (tra queste, Il bandito dell’Epiro, del 1957, di Terence Young, e Estasi d’amore – Operazione Love del 1958, di Lewis Allen).

La svolta arriva nel 1962, quando i produttori Albert Broccoli e Harry Saltzman lo scelgono per interpretare il ruolo di James Bond in Agente 007 – Licenza di uccidere (1962): nonostante la precoce calvizie – elemento che in seguito contribuirà ad aumentare il suo fascino – e la necessità di indossare un toupet, l’attore si rivela fisicamente e caratterialmente perfetto per la parte, che contribuirà enormemente a fissare il suo statuto di sex symbol.

Connery evitò tuttavia di restare intrappolato nel personaggio che gli aveva dato il successo, interpretando nel frattempo pellicole come Marnie (1964) di Alfred Hitchcock. La collina del disonore (1965) di Sidney Lumet e Una splendida canaglia (1966) di Irvin Kershner. Con Sidney Lumet, Connery sarebbe tornato nel decennio a lavorare altre tre volte con Rapina record a New York (1971), Riflessi in uno specchio scuro (1972), e con l’adattamento del romanzo di Agatha Christie Assassinio sull’Orient Express (1974). Da segnalare, tra i suoi ruoli degli anni ‘70, anche il fantascientifico Zardoz (1974) di John Boorman, in seguito divenuto un classico del genere. Nel 1975 apparve a fianco di Michael Caine in L’uomo che volle farsi re di John Huston, mentre l’anno successivo è quello dell’avventuroso Robin e Marian diretto da Richard Lester.

Gli anni ‘80 segnano la definitiva consacrazione attoriale per Sean Connery, che vince un BAFTA nel 1986 per la sua interpretazione del monaco Guglielmo da Baskerville ne Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud, tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco. Tra le pellicole in cui appare nel decennio, anche altre due opere di fantascienza, entrambe datate 1981, come Atmosfera zero di Peter Hyams, e I banditi del tempo di Terry Gilliam; nel 1986 lo si ricorda anche a fianco di Christopher Lambert per il fantasy Highlander – L’ultimo immortale di Russell Mulcahy. Col successivo The Untouchables – Gli intoccabili (1987) di Brian De Palma, interpretato a fianco di uno stuolo di star come Kevin Costner, Robert De Niro e Andy Garcia, ottiene il premio Oscar e il Golden Globe nella categoria del miglior attore non protagonista. Il 1989 lo vede tornare a lavorare con Lumet in Sono affari di famiglia, in cui interpreta un affascinante ladro, e ne vede l’ingresso nella saga di Indiana Jones con Indiana Jones e l’ultima crociata di Steven Spielberg, in cui veste i panni del padre del protagonista.

Gli anni ‘90 iniziano con lo spionistico La casa Russia di Fred Schepisi e il thriller Caccia a Ottobre Rosso di John McTiernan, entrambi del 1990. Il 1991 lo vede nel ruolo di Riccardo Cuor di Leone in Robin Hood – Principe dei ladri di Kevin Reynolds, mentre il 1994 si trova a interpretare Re Artù ne Il primo cavaliere, a fianco di Richard Gere e Julia Ormond. Nel 1996 torna a vestire i panni di una spia, ingiustamente imprigionata negli Stati Uniti, nell’action movie The Rock di Michael Bay, mentre il 2000 lo vede nel ruolo di co-protagonista e co-produttore di Scoprendo Forrester di Gus Van Sant, in cui ricopre il ruolo di un vecchio scrittore. Viene nominato Sir nel 2002, e nel 2003 interpreta il film precedente al suo ritiro dalle scene, La leggenda degli uomini straordinari di Stephen Norrington. Lo scarso valore artistico di quest’ultima pellicola lo porta a riflettere sullo stato dell’industria cinematografica, e ne provoca infine il ritiro col commento di essere “stufo di avere a che fare con degli idioti”.

Successivamente, rifiuta il ruolo di Gandalf nella trilogia de Il signore degli anelli, affermando che non aveva “mai capito” il personaggio, e quello di Albus Silente nella saga di Harry Potter, in quanto non credeva nel progetto. Nel 2005 prestò di nuovo voce e fattezze al personaggio che gli aveva dato il successo nel videogioco Dalla Russia con amore, mentre nel 2012 doppiò il protagonista del film d’animazione Sir Billi, di cui fu anche produttore esecutivo.

Da sempre molto geloso della propria privacy, Connery si sposò due volte: la prima nel 1962 con l’attrice australiana Diane Cilento, da cui ha avuto un figlio, Jason, a sua volta attore, e la seconda nel 1975 con la pittrice Micheline Roquebrune. Negli ultimi anni, Connery si è dedicato anche alla causa ambientale, entrando nell’Advisory Board dell’organizzazione per la protezione della vita marina Sea Shepherd, e supportando finanziariamente il progetto per la protezione del clima di Al Gore. Non è mai venuta meno, nel corso degli anni, la sua adesione alla causa dell’indipendenza della Scozia, che lo portò ad aderire al Partito Nazionale Scozzese (SNP) e a sostenere vigorosamente la campagna del referendum per l’indipendenza nel 2014.

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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