NON MI UCCIDERE: ANDREA DE SICA E IL CAST PRESENTANO IL FILM

NON MI UCCIDERE: ANDREA DE SICA E IL CAST PRESENTANO IL FILM
Il regista e gli interpreti principali – guidati da Alice Pagani e Rocco Fasano – hanno presentato oggi in un incontro stampa virtuale il nuovo film, liberamente tratto da un romanzo di Chiara Palazzolo.

È stato presentato stamattina, in una conferenza stampa via Zoom che ha visto la presenza del regista, dello sceneggiatore Gianni Romoli e del cast principale (Alice Pagani, Rocco Fasano, Silvia Calderoni, Fabrizio Ferracane, Sergio Albelli, Giacomo Ferrara e Anita Caprioli), il nuovo film di Andrea De Sica Non mi uccidere; un teen horror romantico che è stato lanciato come la risposta italiana a Twilight.

Il film, liberamente ispirato al romanzo omonimo di Chiara Palazzolo, scrittrice italiana scomparsa nel 2012, uscirà il 21 aprile sulle principali piattaforme di streaming. L’incontro stampa odierno è stato l’occasione per il regista e gli interpreti per raccontare la genesi del film, i temi che questo mette sul tavolo (dall’amore adolescenziale alla paura) e il modo in cui lo hanno vissuto.

Questo è un film insolito e nuovo, sicuramente coraggioso per il panorama italiano. Si può definire un thriller romantico?
Andrea De Sica: È una storia d’amore in cui c’è un innamoramento dai contorni misteriosi, quelli del mondo della notte, qualcosa che ci fa trascendere le nostre sicurezze. La protagonista, nella storia, rimette in discussione la sua vita. Potremmo anche definirlo una favola nera.

Alice, nel tuo personaggio c’è un dualismo tra fragilità e forza.
Alice Pagani: Lei parte con caratteristiche di fragilità e dolcezza, è protetta dalla sfera familiare, mentre con Robin scopre l’amore, che la mette alla prova. C’è un abuso che la costringe a reagire. La sua esperienza mette alla prova soprattutto la sua purezza: la sua è una lotta per diventare adulta e sconfiggere i suoi mostri. Come tutti gli adolescenti non riesce a partecipare alla realtà, non si sente accettata.

Rocco, il tuo invece è un percorso diverso…
Rocco Fasano: Il percorso del mio personaggio parte da una profonda delusione nei confronti del mondo: ha perso cose importanti della sua vita. Così si butta in questo amore totalizzante, che brucia entrambi nell’anima e nel corpo.

Non mi uccidere recensione

Silvia, cosa sono nel film i “sopramorti”?
Silvia Calderoni: Sono quei ragazzi morti di morte violenta, che hanno lasciato in vita qualcosa di irrisolto, e per questo ritornano.

Come hai gestito la compresenza di parti più fisiche, d’azione, con altre più narrative?
Silvia Calderoni: In realtà le parti action si sono miscelate bene con le parti di narrazione: non c’era una divisione netta, nelle scene d’azione la narrazione va avanti.

Sergio e Anita, i vostri personaggi reagiscono in modo molto diverso a quello che accade alla loro figlia.
Anita Caprioli: Ci sono i due aspetti della genitorialità: la mia parte è quella della madre, ed è quella più istintiva. Lei sente la figlia e ne percepisce la presenza, ma nessuno le dà ascolto. Questo continuare a vederla e sentirla viene percepito dagli altri come una sorta di follia.
Sergio Albelli: Quella del mio personaggio invece è una reazione rabbiosa, di incomprensione per quello che è accaduto, e di incapacità di metabolizzare il lutto; lui è immerso nel suo tran tran di vita “normale” e gli accade questo disastro, che fa esplodere tutto. È impreparato. C’è dapprima una rabbia, e poi la scoperta di qualcosa che non potrà comprendere.

Chi è Ago?
Giacomo Ferrara:
È uno dei più cari amici di Robin, che teoricamente fa parte del gruppo che dev’essere evitato, ma in realtà ha l’anima molto fragile. Era un personaggio privo di sogni, senza speranza, ed è stato difficile interpretarlo per me che invece sono un grande sognatore. Però per lui ritrovare Mirta ha significato qualcosa.

Gianni, quanto è stato stimolante adattare un libro del genere? Che tipo di processo hai adottato?
Gianni Romoli: Nel 2005 avevo letto il romanzo, contattai Chiara Palazzolo e le chiesi i diritti per il film; da tempo non scrivevo una storia horror e volevo misurarmi col genere. Ci siamo messi a scambiare opinioni sul libro, e su come poteva essere portato al cinema; lei non volle partecipare alla scrittura ma capì che la riduzione significava cambiare modalità di linguaggio e interpretazione. Era consapevole che avremmo fatto un film meno filosofico del romanzo, ma per lei era fondamentale che restasse la metafora del passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Per un po’ non si riuscì a fare, perché il mercato non credeva nei film horror, e in generale in quelli di genere. Abbandonammo l’idea, che poi nel tempo è stata ripresa da Andrea De Sica: a lui piaceva la sceneggiatura, e dopo il successo di Lo chiamavano Jeeg Robot i produttori erano tornati a investire sul cinema di genere. Allora iniziammo a lavorarci in modo diverso; io avevo scritto e riscritto la storia in tanti modi diversi che avevo bisogno di un occhio nuovo, e Andrea e il Collettivo GRAMS me l’hanno fornito.

Andrea, tu sei anche autore della colonna sonora. Musica e regia vanno di pari passo?
Andrea De Sica: Per me la musica è fondamentale perché si può fare in solitudine, a differenza del cinema che è un lavoro collettivo. Io scrivo pensando un film già in termini musicali, mi piace la dimensione extraverbale delle immagini e dei suoni che vanno insieme. Il mio linguaggio parte da lì. Comporre le musiche prima di girare è stato molto utile perché abbiamo trovato da subito il tono di questa storia. Le musiche che ho composto con Andrea Farri ci hanno accompagnate fin dall’inizio. Io adoro girare con la musica: se potessi, in futuro, farei un film con solo musica e niente dialoghi.

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Come avete gestito i riferimenti a Twilight?
Andrea De Sica: In realtà non ci siamo mai dati Twilight come reference; già nel romanzo, che è precedente, c’era una storia d’amore che era centrale nella narrazione. Secondo me Twilight è un melò travestito da horror; siamo nel melò anche qui, ma il film affonda senza paura in una dimensione più drammatica e violenta.

Dal punto di vista della donna, nel film c’è il tema, molto attuale, dell’abbandono di una storia amore etero per approdare a una sorta di sorellanza.
Andrea De Sica: È un film con una protagonista femminile, e già questo è raro; troppe volte si vedono film col maschio al primo posto, mentre qui il mondo femminile è ben separato da quello maschile. Alice si è presa la responsabilità, il carico emotivo del ruolo; per lei è stata un’enorme prova di sopravvivenza. I temi della sorellanza sono temi collegati al legame tra le donne.

Al tuo terzo lavoro, si conferma una certa fascinazione per il mondo giovanile.
Andrea De Sica: Io lo vedo un po’ come il terzo capitolo di una saga; c’è un filo conduttore tra i miei lavori. Qui, rispetto ai film precedenti, c’è più fisicità. Io ho lo studio proprio dentro a un liceo, ho un affetto particolare nei confronti del mondo adolescente, io stesso per certi versi mi sento un adolescente.

Tu hai iniziato il tuo percorso come autore. Nel cimentarsi col genere si rischia di perdere qualcosa?
Andrea De Sica: Io mi sento sempre autore quando faccio un lavoro, cerco il più possibile di restare legato a qualcosa di personale. All’estero vedo molto cinema d’autore che dialoga coi generi. Questa distinzione in realtà c’è soprattutto in Italia. Noi siamo abituati all’autorialità in termini di realismo, dramma, ecc. Io cerco di superare questa divisione. Sono rimasto lo stesso regista di cinque anni fa.

Come hai lavorato sul tema della paura?
Andrea De Sica: Quello è il filo conduttore di tutti i miei lavori. Mi piace la fascinazione del male. C’è un’ambiguità, che spero venga fuori dal mix di immagini e suoni e non dalle parole. Sono affascinato dagli aspetti notturni della nostra mente; spero che il film inquieti e crei insieme fascinazione.

Alice e Rocco, come vi siete trovati a interagire con l’attenzione di Andrea verso la musica?
Alice Pagani: Lui spesso mi prende in giro perché dice che quando c’è una scena senza parole, allora entro in modalità film muto e faccio di tutto per entrare nel personaggio. Il mio punto debole, ma anche forte, è essere perfezionista. La musica per me è un punto fondamentale per la preparazione di un personaggio. Abbiamo lavorato più attraverso la musica che con le parole.
Rocco Fasano: Per me la musica è stata un aiuto, ascoltare i pezzi ci ha aiutato a calarci nell’atmosfera e nel tono del film. Sono contento di questo approccio.

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Andrea, presentando I figli della notte avevi parlato di “stimolare e colpire forte come un pugno nello stomaco”. Anche questo film può essere un pugno contro il disincanto che anima i giovani?
Andrea De Sica: C’è una drammaticità forte e tanta amarezza nel film, ma anche un grande attaccamento alla vita. La protagonista vive in modo molto verginale i sentimenti che la sconvolgono. È questa scoperta il centro del film, questo coming of age che lei fa, che spero di aver raccontato bene.

Quanto ha contato l’aspetto “adolescenziale”? Quanto servono questi film a chi il comimg of age lo sta facendo adesso?
Rocco Fasano:
Io ho un fratello che ha 18 anni, quindi ho un feedback diretto. Quello che si racconta nel film, la rabbia adolescenziale, l’incomprensione che loro provano nei confronti del genitori, credo sia un tema molto attuale. Credo che sia importante parlarne per far sentire i ragazzi meno soli.
Alice Pagani: Noi giovani cerchiamo innanzitutto la verità, vogliamo credere che non siamo da soli a provare delle cose che non ci piacciono. Essere giovani è cambiare, conoscersi e scoprirsi. Ognuno ha messo i suoi valori nel personaggio, per noi è stato dire ciò che pensiamo.

Nel film c’è anche la questione di genere che è molto attuale. Che immagine di donna ne viene fuori?
Alice Pagani: La donna che emerge in questo film è una donna che non ha vergogna di provare paura, né di diventare carnefice per difendersi. Parte da vittima, ma alla fine non lo è più. Emerge una donna che sa difendersi, accetta le sue fragilità e le difende.

È cambiato il tuo rapporto col mangiare carne, dopo aver recitato in questo film?
Alice Pagani: Sì, sono diventata vegetariana. Prima non lo ero ma cercavo di mangiare carne in modo più etico possibile. Col film mi sono messa nella parte di quella che mangiava gli esseri umani, e allora mi sono resa conto che anche quando mangiavo animali, mangiavo qualcosa che era stato vivo.

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Cosa avete scoperto di voi stessi lavorando su questi personaggi?
Silvia Calderoni: Sicuramente ho scoperto una grande “sorellanza” con tutte e tutti dentro al set. Una cosa che ho imparato è che il bianco e il nero sono sempre mischiati: qui erano spesso presenti all’interno dello stesso personaggio.
Alice Pagani: Io mi porto la consapevolezza che non si finisce mai di scoprire ciò che è la recitazione: qui sono riuscita a mettere insieme voce e corpo, ma anche amicizia e lavoro. Questo set ha avuto tanti momenti di difficoltà, ma ci siamo aiutati tantissimo.
Rocco Fasano: Concordo. Ciò che è rimasto è innanzitutto un bel rapporto umano e professionale. Questo è un film che ho affrontato per la prima volta molto “di pancia”: questo sia perché in certe situazioni non c’era molta scelta, e poi anche perché sapevo che era l’approccio giusto.

Come avete lavorato sulle location?
Andrea De Sica: Il territorio è molto presente, perché il film è stato scritto pensando al rapporto tra passato e presente; questo laddove il passato è un luogo idilliaco e naturale, che abbiamo ricostruito soprattutto nei dintorni di Bolzano. Le scene sulla spensierata fanciullezza e le scene familiari erano raccontate in termini romantici e naturalistici. La storia di Mirta da morta, invece, ha come teatro un paesaggio più duro e urbano: ma l’abbiamo girata nella stessa parte di Alto Adige, rappresentato però in modo diverso. Non è però l’Alto Adige da Hansel e Gretel che siamo abituati a immaginarci, ma una sua visione più moderna.

Cosa ti rende più orgoglioso?
Andrea De Sica:
Sono soddisfatto perché credo che questo film esprima qualcosa di nuovo; spero di averlo fatto coi toni dolci e terribili degli anni straordinari della nostra adolescenza.

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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