RIDE OR DIE

RIDE OR DIE
di Ryuichi Hiroki


Rei ama Nanae, sposata a un marito violento. Per salvarla e dimostrarle il suo amore supera il limite più grande. Thriller, on the road, romanticismo e tensione sessuale neanche troppo latente. Ride or Die, ora su Netflix per la regia di Ryuichi Hiroki, mescola i generi e i registri narrativi. Il risultato è un film “minestrone”. Caotico, ma nella sua confusione modellato coerentemente ai toni e al ritmo della fuga impossibile delle sue protagoniste. E il risultato, anche se imperfetto, è interessante.

Il debito

Adattamento del manga Gunjo di Ching Nakamura, Ride or Die, ora su Netflix, si muove sul filo del rasoio concedendosi il lusso di giocare pericolosamente con i suoi limiti; in virtù di un paradosso neanche troppo sottile, riesce comunque a cavarsela. Poco equilibrato, coltiva i suoi difetti con sfacciata arroganza, il film che è tanti film insieme e non si sforza troppo a conciliarli. È una questione di consapevolezza. La confusione della forma è un modo onesto di gestire il caos esistenziale, sentimentale, pratico della due protagoniste. La forza paradossale di questa scelta regala al film una coerenza interna che fa a cazzotti con il marasma esteriore e da questo conflitto viene fuori una scintilla, e dalla scintilla un’emozione. La lucida follia del suo regista, Ryuichi Hiroki, trova nell’imperfezione la chiave di volta della storia.

Rei, Nanae
Ride or Die (2021) recensione

La cosa migliore che si può dire sul rapporto tra Rei (Kiko Mizuhara) e Nanae (Honami Sato), è che è quasi impossibile definire il rapporto tra Rei e Nanae. È più di un’amicizia, meno di un amore, o forse il contrario. Le cose migliori sono quelle che non si possono scrivere, vanno solo sperimentate. C’è complicità nel loro modo di stare insieme, tensione, una notevole carica sessuale inespressa. Rei, soprattutto.

Si consuma d’amore per Nanae da almeno dieci anni silenziosi. L’amica riappare all’improvviso. Prigioniera di un matrimonio da incubo, il corpo “modellato” dalla crudeltà di un marito violento. L’empatia di Rei è furia omicida, uccide il marito di Nanae e con lei fugge. Dove, come, perché, non è dato saperlo. La fuga è squilibrata, un caleidoscopio senza capo né coda di umorismo, lacrime, violenza e silenzi. È il tentativo delle due donne di andare al fondo dei propri sentimenti, definirsi e definire il mondo che le circonda. Ride or Die le circonda e le abbraccia, adattando il suo passo incerto all’incedere, incoerente ma pieno di vitalità, delle due protagoniste.

Un film dall’animo multiforme
Ride or Die (2021) recensione

Comincia come un thriller psicologico, risolve il suo preambolo in un’esplosione di cupa violenza, gioca con i flashback in maniera non troppo convincente. Poi Ride or Die cambia passo, e tono. Road movie, romanticismo, al contempo fuga disperata dalla legge e da una resa dei conti che non può non arrivare (?), ma finché è possibile si può ritardare. L’amore tortuoso e incoerente di Rei e Nanae si specchia nell’architettura fluttuante del racconto che le ospita. E se le cesure tra i generi e gli episodi non sono sempre calibratissime, l’emozione è sostenuta dalla complicità e dalla dedizione delle due protagoniste, soprattutto in prossimità del (parecchio intenso) finale.

La morale della favola

In un mondo in cui ogni rapporto e sentimento è vincolato a un calcolo utilitaristico, in cui niente è per niente, l’amore di Rei e Nanae è un debito da saldare in condizione di perfetta reciprocità. La regia di Hiroki non si chiede il come e il perché di una cultura e una società che sottomette la donna con la teoria (la forza stringente di un punto di vista) e la pratica (uso sistematico della violenza). Va più in profondità, Ride or Die, nel racconto dell’omosessualità e di come è gestita a livello intimo e famigliare. Ma non è questo il punto.

Rei e Nanae accettano l’ingiustizia del mondo e rispondono. Con l’amore, la violenza anche, e allontanandosi da tutto. La traiettoria è solo apparentemente semplice. Dal racconto dei corpi, l’esplorazione dell’anima. La somma fa un totale agognato e da mettere sempre in discussione: una traiettoria esistenziale finalmente completa.

Ride or Die (2021) poster locandina

Titolo originale: Ride or Die
Regia: Ryuichi Hiroki
Paese/anno: Giappone / 2021
Durata: 142’
Genere: Drammatico, Erotico, Sentimentale, Thriller
Cast: Honami Satô, Kiko Mizuhara
Sceneggiatura: Nami Sakkawa
Musiche: Haruomi Hosono
Casa di Produzione: Kôdansha, Shogakukan
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 15/04/2021

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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