NON MI UCCIDERE

NON MI UCCIDERE

Accompagnato da un battage pubblicitario fuorviante, Non mi uccidere è in realtà un ottimo esempio di horror d’autore, che pur non rispettando al 100% il romanzo da cui è tratto, ne coglie appieno lo spirito. Nel contesto del cinema italiano, Andrea De Sica si conferma cineasta originale e talentuoso, senz’altro da tenere d’occhio. Sulle principali piattaforme di streaming.

Dellamorte e di altri orrori

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Mirta, bella e solare studentessa diciannovenne, perde la testa per Roberto detto Robin, il classico ragazzo maledetto, e muore con lui di overdose in una cava abbandonata. “Ho chiuso gli occhi e lui ha detto: ritorneremo” perché “la volontà è più forte della morte. L’amore è volontà”. Così scrive Chiara Palazzolo in Non mi uccidere, e a questo libro il regista Andrea De Sica si ispira nel girare l’omonimo film, la storia di Mirta che, dopo una sconsiderata promessa d’amore, esce dalla tomba trasformata in Luna, e vaga alla ricerca del suo ragazzo in un mondo che non le appartiene più. Il romanzo, uscito nel 2005, sette mesi prima dei successi della Meyer, non ha nulla da spartire con Twilight, anzi, è un horror/gotico in piena regola, in cui eros e thanatos vengono declinati in modo spietato e brutale. La fiaba romantica di Mirta/Luna rediviva infatti si incrina fin dall’inizio quando lei si rende conto di essersi trasformata in bestia, e che la prima pulsione che prova per ogni altro essere vivente è la Fame.

Una fiaba sulfurea

Da lettrice appassionata della Palazzolo, ammetto di essermi avvicinata al lungometraggio con una certa diffidenza, anche per via di un certo battage pubblicitario che presentava ancora una volta la storia di Mirta con un’aura da paranormal romance fuori tempo massimo. Poi ho visto il film, e posso dire che Non mi uccidere ha felicemente tradito le mie aspettative.
Andrea De Sica, regista de I figli della notte (Nastro d’argento come miglior regista esordiente) e della serie Netflix Baby, gira un film teso e oscuro, che coinvolge lo spettatore fin dalla prima, adrenalinica sequenza in cui lo spavaldo Robin guida a occhi chiusi per una stretta stradina tra i monti con Mirta eccitata al suo fianco e Blinding Lights dei The Weekend a tutto volume nello stereo. La scena in bilico tra Shining e 007 ci scaraventa con violenza in una storia cupa, narrata a tratti con la fotografia acida e il ritmo serrato di un videoclip, ma nello stesso tempo buia e sanguigna come una fiaba crudele, fino all’inaspettato colpo di scena finale.

Una scrittura di sostanza

Non mi uccidere recensione

De Sica sottolinea l’aspetto di coming of age della vicenda, e pone l’accento sul tema della solitudine tra gli adolescenti e sui legami tossici che si possono generare tra di loro e/o nei confronti della sostanza, insieme alla denuncia di una società in cui il vuoto comunicativo fa da padrone, e gli effetti di una pasticca e le luci di un locale notturno rendono labili i confini tra chi vive, chi muore e chi è già morto da un po’. L’horror immaginario come metafora di quello reale.
La sceneggiatura è di Gianni Romoli, autore, tra l’altro, dell’azzeccata trasposizione di un altro romanzo gotico italiano di culto, Dellamorte Dellamore di Tiziano Sclavi; i dialoghi sono asciutti ed efficaci e la narrazione, nonostante alcuni momenti di discontinuità nella seconda parte, funziona.
Alice Pagani, che nella serie Baby era una giovane squillo, si lascia sedurre dalle ombre e ci restituisce una Mirta/Luna buia e luminosa insieme, forse meno cinica e feroce del suo alter ego romanzesco, ma in ogni caso convincente, tanto che, nonostante le sue nefandezze, è impossibile non solidarizzare con lei. Rocco Fasano, reduce dalla web-serie Skam Italia, interpreta invece un Robin spaccone e maledetto: l’unico neo della sua valida performance sta, a mio parere, nell’aver accentuato, anche tramite il make-up, la somiglianza con il Pattinson twilightiano, ingenerando fraintendimenti sul personaggio e sulla vicenda. Adatta alla parte anche Silvia Calderoni, nei panni di una spietata Sopramorta, dal look underground e lo sguardo tagliente.

La soundtrack e gli omaggi

Degna di nota la colonna sonora che alterna il “Lascia ch’io pianga” di Handel con pezzi techno, rock e hip hop, tra cui la title track originale composta dalla trapper Chadia Rodriguez e cantata insieme ad Alice Pagani. Ottima la scelta di The Nightingale composta da Angelo Badalamenti per Twin Peaks e interpretata da Julee Cruise, che nel film fa da sfondo a una scena decisamente inquietante.
Nella pellicola si notano diversi omaggi, tra cui il Darren Aronofsky di Requiem for a Dream e il Park Chan-wook di Old Boy, senza contare un’apparizione di Mirta risorta che ricorda la Ronette Pulaski di Twin Peaks; segno che il regista non guarda alla piattezza televisiva tipica di alcuni prodotti nostrani, ma al Cinema con la C maiuscola. Non mi uccidere, se pure imperfetto e non fedele al romanzo, ne coglie appieno lo spirito, e Andrea De Sica si dimostra un autore originale e talentuoso, una ventata di novità nel panorama del cinema italiano.

Non mi uccidere poster locandina
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Scheda

Titolo originale: Non mi uccidere
Regia: Andrea De Sica
Paese/anno: Italia / 2021
Durata: 89’
Genere: Horror, Fantastico
Cast: Alice Pagani, Anita Caprioli, Esther Elisha, Fabrizio Ferracane, Giacomo Ferrara, Kateryna Aresi, Marco Pancrazi, Rocco Fasano, Sergio Albelli, Silvia Calderoni
Sceneggiatura: Andrea De Sica, Gianni Romoli, Collettivo Grams
Fotografia: Francesco Di Giacomo
Montaggio: Pietro Morana
Musiche: Andrea De Sica, Andrea Farri
Produttore: Marta Donzelli, Gregorio Paonessa
Casa di Produzione: Warner Bros. Italia, Vivo Film
Distribuzione: Warner Bros. Italia

Data di uscita: 21/04/2021

Trailer

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Cristiana Astori
Scrittrice, cinefila, bibliofila. Sono laureata in psicologia delle comunicazioni di massa e autrice della Trilogia dei Colori (Tutto quel nero, Tutto quel rosso, Tutto quel blu, 2011-2014) edita dal Giallo Mondadori, a cui è seguito Tutto quel buio (Elliot, 2018); nei quattro romanzi della serie la giovane cinefila Susanna Marino va alla ricerca di misteriosi film realmente scomparsi. Ho inoltre tradotto diversi autori noir tra cui Jeffery Deaver e la saga di Dexter, da cui è stata tratta la serie tv omonima, e nel 1999 ho ricevuto il premio "Adelio Ferrero" per la Critica Cinematografica. Colleziono compulsivamente dvd, libri introvabili e locandine di cinema.

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