L’ARMINUTA

L’ARMINUTA
di Giuseppe Bonito


La trasposizione de L’Arminuta di Giuseppe Bonito sembra giocare con i canoni del realismo per ricomporli in una nuova prospettiva nella quale ombra e luce convivono e le superfici appaiono sempre differenti dall’impressione iniziale suscitata nello spettatore; fedele al romanzo di Donatella Di Pietrantonio, il film ha il pregio di far parlare i silenzi di ogni singolo personaggio coinvolto nella narrazione. Alla Festa del Cinema di Roma 2021.

La potenza del silenzio

Una pellicola originale, quella di Giuseppe Bonito, al suo terzo film dopo Figli (2020) e il primo Pulce non c’è (2012), entrambi destinati a raccontare storie di straordinaria quotidianità; così pure L’Arminuta, che deve l’ispirazione all’omonimo romanzo di Donatella Di Pietrantonio (anche sceneggiatrice del film), vincitore del Premio Campiello nel 2017. Una straordinaria quotidianità, appunto, raccontata spesso attraverso silenzi e gesti, più che attraverso le parole: un affresco dell’Abruzzo tra gli anni ’70 e ’80, nel quale una realtà di stampo borghese–benestante incrocia la realtà estremamente povera della cultura contadina dell’epoca.

Epifanie e conflitti sociali
L'Arminuta recensione

Intreccio sociale e affettivo che vede convivere più di un conflitto all’interno di una “famiglia allargata” sui generis, ne L’Arminuta una bambina di 13 anni molto arguta (interpretata da Sofia Fiore) si trova al centro del racconto, nel punto di passaggio dalla famiglia benestante che l’ha cresciuta alla famiglia d’origine contadina, per lei totalmente sconosciuta fino a quell’istante: proprio come un’”epifania” si apre la vicenda della giovane protagonista nel suo “arrivare” (ritornare) alla casa dei propri veri genitori, ignara della propria storia come di quella degli adulti che se la sono “scambiata” senza interpellarla né informarla. Il motore della narrazione – vista sempre con gli occhi della piccola protagonista – trova il suo perno nell’”essere all’oscuro” dei motivi per i quali è stata letteralmente sradicata dalla propria casa e da tutti i propri affetti, così come da quelli che spinsero i suoi genitori naturali a “cederla” a dei parenti lontani, notevolmente più benestanti di loro.

Generazioni a confronto
L'Arminuta recensione

In questo scenario enigmatico, carico di tensioni e non detti, lo spettatore sarà portato a interrogarsi costantemente insieme a L’Arminuta su cosa abbia spinto una generazione di adulti così diversi tra loro per estrazione sociale e cultura a una scelta per lei traumatica e devastante, dando voce a un conflitto generazionale, oltre che sociale. Nel caos di questi sconvolgimenti, non a caso, la sorella più piccola Adriana (interpretata dalla bravissima Carlotta De Leonardis), sarà complice e amica, marcando ancora di più il confine tra generazioni – quello dei genitori e dei figli. In primo piano troviamo le madri: quella vera – interpretata magistralmente da Vanessa Scalera – così come quella che ha allevato l’Arminuta fino ai suoi 13 anni; entrambe incastrate in difficili situazioni familiari, nelle quali a fatica riescono a trovare una direzione per sé e i propri figli, nel tentativo di non scompigliare troppo assetti sociali precostituiti e decisi spesso a tavolino dai padri/mariti; in antitesi rispetto a queste due donne e madri che – a modo loro – amano immensamente i propri figli, troviamo la piccola Adriana e l’Arminuta: l’una in posizione di rottura rispetto al passato familiare per una spontanea ingenuità oltre che per il grande coraggio e la generosità, l’altra, incredibilmente intelligente, alla ricerca di una verità difficile da decifrare e comprendere.

L’arte dei dettagli
L'Arminuta recensione

La terza pellicola di Giuseppe Bonito non consegna allo spettatore semplicemente un’ottima sceneggiatura, ma anche una fotografia e una regia che si soffermano ripetutamente su dettagli, scenografie e personaggi, rendendoli convincenti negli innumerevoli momenti di tensione e durante silenzi interminabili; l’incredibile espressività dei silenzi e della mimica dei personaggi resta forse la maggiore cifra artistica de L’Arminuta, resa da un cast di attori perfettamente all’altezza del compito, tra i quali risaltano per bravura ed espressività la madre dell’Arminuta (Vanessa Scalera) e la piccola sorella Adriana (Carlotta De Leonardis).

L’Arminuta colpisce per la profondità dello sguardo del regista e per la bravura dei suoi interpreti, presentandoci un’interpretazione interessante del tradizionale cinema italiano; Bonito si colloca un passo al di là del canone realista così come del classico “dramma familiare”, sorprendendo quanto basta e consegnandoci una promessa per il futuro che non prescinde da un’amara consapevolezza sulla cruda realtà della vita.

L'Arminuta poster locandina

Titolo originale: L'Arminuta
Regia: Giuseppe Bonito
Paese/anno: Italia, Svizzera / 2021
Durata: 110’
Genere: Drammatico
Cast: Andrea Fuorto, Aurora Barulli, Carlotta De Leonardis, Elena Lietti, Fabrizio Ferracane, Sofia Fiore, Vanessa Scalera
Sceneggiatura: Donatella Di Pietrantonio, Monica Zapelli
Fotografia: Alfredo Betrò
Montaggio: Roberto Missiroli
Musiche: Carmelo Travia, Giuliano Taviani
Produttore: Manuel Tedesco, Maurizio Tedesco, Roberto Sbarigia
Casa di Produzione: Baires Film, Kafilm, Maro Film
Distribuzione: Lucky Red

Data di uscita: 21/10/2021

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Sara Gallaccio

Appassionata di filosofia con un’attenzione particolare rivolta alla storia delle religioni, all’antropologia e alla diverse forme d’arte, si è specializzata in pratiche filosofiche nel 2018, presso la SUCF di Roma. Come giornalista si occupa di cultura, cinema, politica e attualità.

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