ONE SECOND

ONE SECOND
di Zhang Yimou


Escluso dal cartellone della Berlinale 2019, rimaneggiato e poi proiettato al Toronto International Film Festival, e ora alla Festa del Cinema di Roma, One Second rappresenta dopo anni il primo tentativo del cinema di Zhang Yimou di farsi di nuovo “politico”: nel grottesco, rocambolesco viaggio dei due protagonisti c’è una rappresentazione abbastanza convincente (seppur implicita) del dramma della Rivoluzione Culturale, così come delle sue ricadute sul privato di chi l’ha vissuta.

Due fotogrammi per un mondo

La carriera di Zhang Yimou, negli ultimi anni, si è caratterizzata per una serie di alti e bassi, che hanno visto il regista di Lanterne rosse, un tempo tra le principali voci critiche del regime cinese, diventare una perfetta macchina da film d’esportazione e un veicolo importante per la magniloquenza del “nuovo” cinema del paese del dragone. Un ruolo che Zhang aveva iniziato ad assumere con un film problematico quanto importante come il wuxia Hero, e aveva poi consolidato con i titoli successivi, passando per la direzione della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi del 2008, per opere di preteso neorealismo dal tratto decisamente più accomodante verso le politiche di regime (Under the Hawthorn Tree, Lettere di uno sconosciuto) fino ad arrivare al flop internazionale della co-produzione hollywoodiana The Great Wall, pasticcio in salsa wuxia-fantasy con Matt Damon protagonista. Ora, dopo l’apprezzato ritorno al cinema epico di Shadow (2018), Zhang sembra voler recuperare una dimensione più intima del suo cinema, e al tempo stesso più genuinamente realista, con questo One Second: un film già programmato (ma poi misteriosamente ritirato, si pensa per ragioni politiche) per la Berlinale 2019, in seguito rimontato e passato a Toronto, e ora nella selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma.

Una pellicola per due
One Second (2020) recensione

Il plot di One Second riporta il cinema di Zhang Yimou nelle familiari ambientazioni della Cina rurale durante la Rivoluzione Culturale: qui si muove il prigioniero Zhang Jiusheng, appena evaso da un campo di lavoro e alla disperata ricerca di una pellicola cinematografica di imminente proiezione, che contiene al suo interno una brevissima sequenza con la defunta figlia dell’uomo; la pellicola però diviene oggetto del desiderio anche di una giovanissima orfana, Liu Guinu, che più volte ne viene in possesso e più volte si scontra con Zhang, deciso a tenere per sé l’unico ricordo della figlia. Il rapporto tra i due, inizialmente conflittuale, finisce per rivelare gradualmente una malcelata simpatia, che si trasformerà col tempo in qualcosa di simile all’affetto. Nel frattempo, tuttavia, le autorità si mettono sulle tracce del prigioniero evaso, mentre i due finiranno per trovarsi rocambolescamente nel piccolo villaggio in cui la pellicola dovrebbe essere proiettata.

Alla ricerca dell’autorialità perduta
One Second (2020) recensione

Se gli ultimi film di Zhang Yimou erano, pur con sfumature diverse, all’insegna del gigantismo produttivo e di una ricercata esportabilità del prodotto in occidente, One Second sembra muoversi in una direzione più personale e originale. Il mood del film, inizialmente improntato alla commedia grottesca e in seguito sempre più digradante verso il dramma, ricorda un po’ il quasi dimenticato Sangue facile, vecchio esperimento di Zhang che rifaceva a modo suo il cult dei fratelli Coen Blood Simple: qui, tuttavia, lo sfarzo del colori del suddetto titolo, retaggio dei precedenti wuxia diretti dal regista, cede il passo a una fotografia naturalistica, che riprende in modo fedele i brulli paesaggi della provincia cinese nordoccidentale, offrendo ampie carrellate su un deserto inospitale e non ancora interessato dal grande balzo in avanti maoista. In questo scenario, i due protagonisti (il già stagionato Zhang Yi e la sorprendente esordiente Liu Haocun) danno vita a un grottesco quanto ficcante gioco di gatto e topo, col “tesoro” della pellicola conteso e costantemente passato da una mano all’altra, e con la progressiva rivelazione di situazioni familiari speculari che li porteranno fatalmente ad avvicinarsi.

Una nuova fase?
One Second (2020) recensione

Il tono inizialmente sopra le righe di One Second non è certamente estraneo a una certa dose di calcolo da parte del regista cinese, sicuramente preoccupato di intercettare i gusti di una platea internazionale ormai assuefatta a certi toni (sempre improntati al grottesco) del cinema asiatico da festival. Tuttavia, pur senza essere direttamente ed esplicitamente politico, il film di Zhang Yimou riesce bene (meglio degli ultimi del regista) a mediare tra la dimensione più intima e quella più collettiva della sua narrazione, facendo risaltare abbastanza bene le ricadute della Rivoluzione Culturale sugli affetti, così come la vacuità di rituali di regime ben espressi dalla pellicola contesa e infine proiettata. In questo, si può rinvenire anche una riflessione sul cinema quale veicolo di ricercata propaganda (tema forse volutamente adocchiato da un regista – chissà? – pronto a lasciarsi alle spalle una certa fase della sua carriera) e la sua potenza di mezzo rivelatore del vero, a prescindere dalle intenzioni di chi lo produce. Non è un caso che, alla fine, l’oggetto del desiderio del protagonista si rivelino essere giusto un paio di fotogrammi, espungibili dal girato senza che quest’ultimo perda il suo carattere di celebrazione collettiva. Un secondo, come recita il titolo, ma con un mondo (di memoria e affetti) dentro. Proprio il suo ritrovamento potrà forse essere propedeutico a una nuova fase, tanto per il protagonista quanto (si spera) per il cinema dello stesso regista.

One Second (2020) poster locandina

Titolo originale: Yi Miao Zong
Regia: Zhang Yimou
Paese/anno: Cina, Hong Kong / 2020
Durata: 104’
Genere: Drammatico, Storico
Cast: Li Xiaochuan, Li Yan, Liu Haocun, Liu Yunlong, Tang Ziyue, Wei Fan, Yu Ailei, Yu Yang, Zhang Shaobo, Zhang Yi
Sceneggiatura: Zhang Yimou, Zou Jingzhi
Fotografia: Zhao Xiaoding
Montaggio: Du Yuan
Musiche: Loudboy
Produttore: Dong Ping, Pang Liwei, William Kong, Xiang Shaokun
Casa di Produzione: Edko Films, Huanxi Media Group
Distribuzione: Fenix Entertainment

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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